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EDITORIALE IN ARABO

20 GIUGNO
GIORNATA DEL RIFUGIATO

DIGNITA'
POMIGLIANO

RAZZISMO
AIGUES MORTES

BANCHE ARMATE
LA CLASSIFICA

RASSEGNA TEATRALE
CANTOREGI 2010

NOBEL 2011
LA PROPOSTA

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IL PUNTO

SAKINEH MOHAMMADI ASHTIANI
Appello del figlio per salvare la madre che rischia di essere lapidata oggi per adulterio

Sajjad Ghaderzadeh figlio di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana di 43 anni condannata alla lapidazione per adulterio nel 2006, avendo ragione di temere che la condanna a morte della madre potrebbe essere eseguita entro pochissimo tempo ha fatto un appello al Papa e al governo italiano perché intervengano per fermare l'esecuzione.
Per Sajjad, l'unica speranza di fermare il boia è la mobilitazione internazionale, che per la verità si sta sviluppando da tempo. Grande eco ha destato la posizione di Carla Bruni e quella di Francesco Totti, che ha aderito alla campagna "Fiori e non pietre" contro la lapidazione di Sakineh, producendo una grande eco in Iran.
Immediata la risposta del governo italiano che per voce del ministro degli Esteri Franco Frattini ha chiesto "un gesto di clemenza» da parte di Teheran".
Pronta anche la risposta del Vaticano che con Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa, ha spiegato che la Chiesa è contraria alla pena di morte e la lapidazione è una sua forma particolarmente brutale.
Alla mobilitazione internazionale per Sakineh ha aderito anche Abdel Hamid Shaari, presidente dell'Istituto islamico milanese di viale Jenner. "Il Corano che è la parola di Dio non parla di lapidazione. E il caso di Sakineh è solo un modo in cui uno Stato mostra i suoi muscoli, facendo pagare a una povera donna l'adulterio, che riguarda la sfera privata di un essere umano e non quella pubblica. Una sfera dunque in cui lo Stato non dovrebbe entrare. Anche se la Sunna parla di lapidazione, nel Corano non ce n'è traccia, ma la Sunna riguarda atti e detti del profeta Maometto trasmessi attraverso parola degli uomini, laddove il Corano è parola di Dio. Dunque per un peccato come quello dell'adulterio dovrebbero esserci altre punizioni, come la detenzione, ma giammai una condanna a morte per lapidazione. Per questo, a partire dalla mia visione laica, ovvero di uno Stato in cui possano convivere diverse religioni senza che una abbia il sopravvento sulle altre, aderisco volentieri all'appello per salvare una vita umana".
Sollevata dall'avvocato della povera donna la protesta contro il fatto che "non gli è permesso di incontrare la sua assistita da più di due settimane". Da quando è stata costretta a rilasciare un'intervista in tv in cui ammetteva i reati che le vengono attribuiti. Fin da subito il legale e la famiglia di Sakineh avevano denunciato che l'intervista le era stata estorta con le minacce e le torture.
5 settembre


MATRIMONI MISTI
Triplicati in 15 anni i matrimoni "misti". Nel 2009 sono stati il 14% del totale delle unioni

A testimonianza di quanto sia complessa ed ad un tempo inevitabile una società multiculturale in Italia riportiamo l'articolo di fonte: immigrazione.aduc.it sui matrimoni misti in Italia.
I matrimoni misti, cioè tra cittadini italiani e stranieri, sono triplicati negli ultimi 15 anni, crescendo al ritmo del 9,5% all’anno, e l’Emilia-Romagna e’ la regione dove questo fenomeno si è maggiormente sviluppato. Lo rileva l’Osservatorio sui matrimoni misti in Italia elaborato dalla società MoneyGram su dati del Dossier statistico 2009 di Caritas Migrantes.
Nel 2009, dunque, i matrimoni misti sono stati circa 35 mila, il 14% del totale delle unioni; un numero triplicato rispetto al 1995, quando si attestavano a 12 mila. Secondo l’analisi di MoneyGram, le regioni in cui il fenomeno è piùimportante sono l’Emilia Romagna, per cui l’incidenza è superiore al dato medio nazionale e raggiunge quasi il 15% sul totale dei matrimoni celebrati nella regione, seguita dalla Lombardia (13,5%), dalla Liguria (13,1%) e dalla Valle d’Aosta (13,1%). La Lombardia è la regione in cui in numero assoluto (oltre 35 mila) le unioni miste sono state le piùnumerose. Il Lazio invece è al dodicesimo posto della classifica, con un’incidenza del 10,8% sul totale dei matrimoni celebrati.
I matrimoni misti più frequenti sono quelli in cui lo sposo è italiano e la sposa straniera (17 mila l’anno), mentre quelli in cui la sposa è italiana sono solo 6 mila. Cresce di importanza anche il fenomeno dei matrimoni misti in cui entrambi i coniugi sono di nazionalità non italiana e diversa tra di loro, che ammontano a circa 11 mila.
Gli uomini italiani sposano per lo più donne provenienti dai Paesi dell’Ue (59%) o provenienti dal continente americano, con una preferenza per le donne latinoamericane che rappresentano circa un quarto dei matrimoni misti. Le unioni con donne provenienti dall’Africa Settentrionale rappresentano invece l’8% dei casi. Le donne asiatiche sono invece protagoniste solo del 6% delle cerimonie. Le donne italiane sposano per lo più africani (40,7%) oppure sudamericani (17,4%).
Nei matrimoni misti è più frequente il divorzio: la durata media di questi matrimoni è di solo 9 anni, a fronte dei 14 anni per i matrimoni in cui entrambi i coniugi sono italiani. Sul totale dei divorziati nell’anno in esame, il 72,5% è rappresentato da coppie in cui il marito è italiano e la sposa straniera.
25 agosto 2010


COLF E BADANTI
Sanità, per colf e badanti arriva la cassa integrativa

Dal primo luglio è attiva Cas.sa.colf. E' nata dall’accordo tra Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs Uil in rappresentanza dei lavoratori e Fidaldo, Domina e Federcolf per i datori di lavoro.
E' una cassa di assistenza per la gestione dei trattamenti sanitari integrativi e riguarda colf e badanti che pagano regolarmente i contributi e costituisce nei fatti un incentivo alla regolarizzazione delle lavoratrici straniere.
Secondo il contratto nazionale stipulato nel 2007 l’iscrizione alla Cas.sa.colf è obbligatoria per tutti i lavoratori del comparto che siano in regola (dunque l'urgenza del completamento della regolarizzazione del 2009).
I contenuti:
- per i datori di lavoro è garantita un’assicurazione che copre infortuni e sinistri dei dipendenti, nonché il rischio durante il tragitto casa-lavoro.
- un’indennità di 20 euro, per non più di 20 giorni, che copre le giornate perse dai dipendenti nel caso di ricovero in ospedale, di parto e di convalescenza per malattia.
- il rimborso integrale dei ticket sanitari per le prestazioni ad alta specializzazione effettuate presso le strutture del servizio sanitario nazionale.
Le spese:
- i contributi versati all’ora ammontano a 0,03 euro, suddivisi in 0,02 a carico del datore di lavoro e 0,01 a carico del dipendente.
Per info: http://www.cassacolf.it/
31 luglio 2010


E' POSSIBILE
Referendum acqua. Consegnate in Cassazione un milione e 400mila firme. E' record. Dopo Pomigliano un'altra prova che "Un altro mondo è possibile"

Lunedì 19 luglio, il Comitato Promotore dei Referendum per l'acqua pubblica ha consegnato oltre un milione e quattrocentomila firme presso la Corte di Cassazione.
Un risultato importante nella storia della democrazia e della partecipazione in Italia, tanto più in un momento storico in cui sembra ci sia spazio solo per l'egoismo privato e di clan.
Nessun referendum nella storia repubblicana, neppure quello sul divorzio, ha raccolto tante firme.
Adesso l'obiettivo del comitato promotore è quello di vincerlo il referendum. Non tanto contro gli avversari dichiarati quanto contro il temutissimo effetto astensione.
Di riuscire cioè a portare almeno 25 milioni di italiani a votare tre “sì” la prossima primavera, quando si terrà il referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici.
Un risultato che oggi, alla luce del “risveglio democratico” a cui si è assistito nei mesi della raccolta firme, sembra raggiungibile.
Il prossimo appuntamento del popolo dell'acqua è il prossimo 18 e 19 di settembre, quando, probabilmente a Firenze, si terrà l'assemblea dei movimenti per l'acqua.
21 luglio 2010
 


LIBERTA' RELIGIOSA
Le sconce proteste della Lega e del Pdl di Fossano contro l'inumazione del piccolo Soufian ripropongono il tema della libertà di culto in Italia

Non è la prima volta. C'era già stata in aprile la contestazione leghista del funerale islamico di una neonata avvenuto a Udine. Adesso a Fossano, assopita solo dall'afa estiva, monta la polemica di Lega e Pdl, che vogliono imbastirci su un referendum, contro una modifica del regolamento comunale che, sulla scia della recente morte di Soufian prevede la creazione di un’area riservata e il rinnovo dell’inumazione anche dopo i 99 anni per i fedeli musulmani.
Il sindaco Francesco Balocco ha spiegato (riprendiamo da TargatoCN) che “il cimitero non è un luogo sacro, è un luogo laico, dove ogni persona deve essere accolta, non è né cattolico né musulmano. Le persone di fede islamica pagano l’inumazione per 99 anni. Abbiamo previsto un rinnovo dopo i 99 anni perché il loro credo non prevede l’esumazione. I bambini sotto i 10 anni non pagano”.
La questione in tutta evidenza va ben al di là della cialtronaggine di chi evoca paure di invasione o si appiglia a cavilli procedurali per quattro voti.
E' tutta la questione della libertà di culto che non va da quando c'è l'immigrazione in Italia: le moschee che non si possono fare, i cimiteri, il clima culturale.
Ci auguriamo naturalmente che il referendum a Fossano non si faccia e che i proponenti rinsaviscano, in ogni caso fa ben sperare il chiaro pronunciamento della Chiesa e il grande moto di solidarietà di tutti a seguito dell'incidente che costò la vita al giovanissimo Soufian.
11 luglio 2010


TEST D'ITALIANO
La lingua non può fare la differenza – Il test di italiano per la carta di soggiorno

Riprendiamo da www.meltingpot.org le considerazioni di Nicola Grigion contro la recente norma che prevede a partire dal 9 dicembre 2010 la conoscenza della lingua italiana a livello A2 per ottenere la Carta di soggiorno, o meglio il “permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo”.

Prima l’Accordo di Integrazione, poi il test di lingua italiana, ed in futuro (ma certo non vogliamo accorciare i tempi) il contributo tra gli 80 ed i 200 euro per ogni richiesta del permesso di soggiorno.
Sono i regolamenti attuativi che vanno a completare il quadro normativo disegnato dal pacchetto sicurezza dallo scorso 8 agosto 2009, rimasti finora in sospeso, ma in procinto di diventare operativi.
L’accordo di integrazione, la previsione del cosiddetto permesso di soggiorno a punti, si commenta da solo.
Si tratta di un meccanismo vorticoso di creditizzazione non solo dei requisiti di reddito, alloggio, fedina penale illibata, ma anche e soprattutto di stili di vita, capacità di apprendimento, condizioni culturali e soggettive che si intrecciano alla materialità delle difficoltà di inserimento economico e sociale.
Insomma, non ci bastano più casa e lavoro per garantire la presenza regolare di uno straniero (requisiti in questi anni sbandierati in ogni momento salvo poi accorgersi che chi una casa ed un lavoro li ha, non può comunque ottenere un permesso di soggiorno se entrato irregolarmente). Sempre di più invece sono altre le questioni che prendono piede come condizioni essenziali per mantenere il diritto di restare, sottoposto continuamente al vaglio, alla scansione, da parte di una non ben definita autorità che agisce secondo criteri ad oggi ancora oscuri.
Il permesso a punti non verrà richiesto ai titolari di protezione internazionale come neppure ai titolari di pds per motivi familiari, ma dall’altra parte metterà continuamente in scacco i titolari di pds per lavoro subordinato, spesso il titolo su cui regge il diritto di soggiorno di tutta la famiglia.
Verranno richiesti la conoscenza della lingua come pure la conoscenza dei è principi della Costituzione e della legge italiana, per formulare un sistema di pubnti che dovranno essere prima attribuiti dalla Prefettura e poi vagliati, al momento della richiesta del rinnovo del permesso, da parte della Questura. Tra sanatoria, ricongiungimento, flussi 2008 ancora inchiodati al rilascio di una manciata di nulla osta, rinnovi, conversioni e quant’altro, immaginiamo che il lavoro degli uffici preposti avesse proprio bisogno di questo ulteriore carico buono nuovamente a giustificare nuovi ritardi e nuove inadempienze dell’amministrazione che ancora, ostacola in ogni modo il rilascio di titoli di lungo perido provocando così “a se stessa” un carico di lavoro doppio.
Ed è proprio a proposito dei permessi di lungo perido che è intervenuto l’ultimo provvedimento diffuso dal Ministero, quello previsto dal comma 2 bis dell’articolo 9 del Testo Unico, che ha istituito, quale requisito per l’ottenimento dell’ex carta di soggiorno il test di conoscenza della lingua italiana.
Ancora non sono stati risolti i molti problemi denunciati in questi anni anche dalle inchieste di Melting Pot Europa sul tema, come la richiesta del requisito dei 5 anni anche per l’estensione ai familiari (sulla quale il Ministero si è riservato incomprensibilmente di rispondere a se stesso), la richiesta dell’idoneità alloggiativa per la richiesta di un singolo, la considerazione dei minori di anni 14 nel computo dei residenti ai fini della valutazione dell’idoneità abitativa, per non parlare delle prassi riguardanti il rifiuto di contratti di lavoro a tempo determinato (ancora presenti in alcune questure) o del rifiuto della cassa integrazione come fonte di risorse economiche sufficienti, oppure la richiesta della documentazione relativa al reddito anche al momento dell’aggiornamento o, pratica questa ben più diffusa, il rilascio di permessi di soggiorno per lavoro subordinato dalla validità di due anni, in risposta ad una richiesta del titolo di lungo periodo senza emessione di un provvedimento di diniego esplicito e motivato.
Il Viminale ha pensato bene di aggiungerne un ulteriore con l’introduzione del test di lingua. Cosa c’entri con la sicurezza questo…..
Il test di lingua (insieme all’accordo di integrazione) segnano quindi il passaggio degli stili e modi di vita, abitudini e consuetudini, non più come spazio adiacente alle condizioni materiali di vita (casa e reddito) dei migranti, ma come parte integrante a pieno titolo “codificata” nella valutazione dei parametri per concedere o togliere il diritto di soggiorno sia esso precario o permanente.
E non sarà un semplice affiancamento, ma un intreccio vorticoso di possibilità e difficoltà.
Chi è costretto a mantenere qualsiasi tipologia di lavoro per rinnovare il permesso (pensiamo alle centinaia di migliaia di migranti che lavorano nelle cooperative, che riempiono i turni di notte di magazzini e fabbriche, che sudano nei campi della raccolta o che faticano nei cantieri dell’edilizia) non troverà certo con facilità il tempo e la disponibilità per partecipare ai corsi, per utilizzare ed approfondire l’uso della lingua, per rispondere quindi alla condizione introdotta con il decreto del Ministero.
Ma lingua non può fare la differenza, anzi, se da un lato il requisito ci sembra ingiusto e forzato, dall’altro sappiamo come oggi la conoscenza del linguaggio, dei condici di comunicazione, siano fondamentali per costruire anche il lessico della lotta per i diritti di cittadinanza in comune. Non per i nuovi cittadini ma per un nuovo paese fatto insieme. Lo hanno dimostrato le centinaia di migliaia di esperienze formative di corsi, lezioni, scuole, messe in campo autonomamente dai movimenti, dai collettivi, dalle associazioni che si sono battute per i diritti dei migranti e più in generale per una società nuova, giusta.
Esperienze che a questo punto diventeranno centrali nella conquista e rivendicazione del diritto di restare.
Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Euroopa
29 giugno 2010


20 GIUGNO
In occasione della Giornata mondiale del rifugiato il monito del Cir (Consiglio per i rifugiati)

Il 20 giugno è la Giornata mondiale del rifugiato riconosciuta a livello universale dal 2001 per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle sofferenze degli esuli e sostenere gli sforzi delle organizzazioni impegnate nel settore. Quest'anno in occasione della ricorrenza 20 giugno 2010 si è levato alto il monito del consiglio per i rifugiati su respingimenti ed abbandono. Tra i comportamenti incriminati l'accordo sui respingimenti del nostro governo con le autorità libiche., Riportiamo in proposito l'articolo di fonte www.misna.org

“Diversamente dall’immigrazione, il diritto di asilo non può sottostare ad alcuna programmazione né a limitazioni quantitative. (…).Oggi, più che mai, appare irrinunciabile sottolineare tale diversità tra le materie e contrastare qualunque tentativo di trattare i rifugiati semplicemente come una sub-categoria della popolazione immigrata”. Lo afferma il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) nel “Documento strategico” adottato ieri a Roma in assemblea straordinaria. “Politiche e norme messe in atto dagli Stati al fine di restringere o perfino abolire il diritto di accesso e il godimento del diritto di asilo si traducono in un sottrarsi alle proprie responsabilità nei confronti di altri Stati e della comunità internazionale” insiste il Cir. Critico nei confronti delle politiche comunitarie adottate negli ultimi anni in materia d’immigrazione, il Cir si dice “convinto che non solo non ci sia contrapposizione tra “sicurezza” e diritto d’asilo, ma che – anzi – si possa ottenere sicurezza per tutti i cittadini solo attraverso lo scrupoloso rispetto dei diritti di tutti”. Dalla politica dei visti al rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne, dalle sanzioni contro i vettori ai controlli anticipati a cura delle forze di sicurezza degli Stati membri dell’Unione Europea, l’insieme delle misure intraprese “ha fatto si che la stragrande maggioranza dei rifugiati si trovi nell’impossibilità di accedere regolarmente al territorio dello Stato di auspicato asilo” sostiene l’ente italiano, patrocinato dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Acnur/Unhcr). “Al contrario, - si legge ancora nel documento - i respingimenti effettuati dall’Italia a partire da maggio 2009, la collaborazione con le forze libiche e il ritorno forzato di rifugiati e migranti in un paese che non offre alcuna garanzia di tutela hanno evidenziato una politica di chiusura delle frontiere che risulta in una drammatica diminuzione del numero di richiedenti asilo che riescono ad arrivare nel nostro paese”. Più che l’accoglienza dei richiedenti asilo durante il periodo della procedura, per il Cir il vero problema che si presenta oggi è la mancanza di programmi e misure che favoriscano l’integrazione delle persone alle quali è stata riconosciuta la protezione. “Il concetto ‘l’accoglienza verso l’integrazione’ non trova riscontro nella prassi” afferma ancora il Consiglio. “La conseguenza – si legge ancora - è l’abbandono di molte migliaia di persone che, per mancanza di alternative, tendono ad aggregarsi in strutture di fortuna prive di servizi elementari a rischio di ghettizzazione e di esclusione sociale. La conseguenza è anche il lavoro nero, soprattutto in agricoltura ed edilizia, fino allo sfruttamento estremo e allo schiavismo, come testimoniano i fatti di Rosarno del gennaio 2010”. Ai media si rivolge l’ultima parte del documento del Cir: “L’informazione da parte dei mass-media, con forti tendenze scandalistiche, nonché la confusione tra clandestinità e presenza di richiedenti asilo, danneggiano la sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Attualmente l’evolversi di atteggiamenti razzisti, xenofobi ed islamofobi colpiscono indiscriminatamente rifugiati e migranti e favoriscono ulteriormente la loro esclusione sociale”.
17 giugno 2010


IL LIBRO DEI SOGNI
Approvate il 10 giugno dal consiglio dei ministri le linee guida di “Identità e incontro” il progetto del governo per l'integrazione

Il Consiglio dei Ministri ha approvato la mattina di giovedì 10 giugno il “Piano nazionale Identità e incontro per l’integrazione nella sicurezza”, che dovrebbe dettare le linee guide per le politiche dell’immigrazione in Italia. Al Piano hanno lavorato i ministri del lavoro, dell’Interno e dell’Istruzione, per “fare una scelta molto precisa sul modello di integrazione che vuole l’Italia” ha spiegato Sacconi, che rifiuta l’”assimilazionismo arrogante” francese e il “multiculturalismo indifferente” inglese.
Il Piano prevedrebbe invece una “scelta di identità aperta, la sottolineatura dell’identità nazionale come premessa necessaria per un fertile incontro” ha premesso il ministro del Lavoro.
Cinque le direttrici di intervento previste dal Piano elencati da Sacconi: scuola, lavoro, casa, accesso ai servizi e minori.
“Ci sono l‘educazione e l’apprendimento, dalla lingua ai valori, poi il lavoro, cercando di investire sulle competenze a partire dai paesi di origine, poi un all’alloggio adeguato secondo i nostri standard e il rifiuto dei quartieri ghetto” ha detto il ministro. Il Piano parla anche “della necessità di accompagnare gli immigrati nell’acceso ai servizi essenziali, come quelli sociosanitari e assistenziali”, e c’è infine il “grande tema dei minori”, quelli non accompagnati, per i quali verrà “privilegiato l’affido come forma di integrazione”, e le “seconde generazioni, alle quali viene prestata una particolarissima attenzione”.
Il Piano fornisce comunque delle indicazioni di massima, senza tra l’altro prevedere con quali fondi queste andrebbero concretizzate. Una critica che Sacconi respinge, sottolineando la valenza politica del Piano approvato oggi all’unanimità dal governo.
Non va anche dimenticato che il piano (del tutto ipotetico del Governo) è il contrappeso dei provvedimenti (del tutto certi) come il reato di immigrazione clandestina, i respingimenti in mare, la mancata sanatoria, il permesso a punti che caratterizzano la politica reale anti immigrati di questo governo.
12 giugno 2010


VISTI LAVORO AUTONOMO
Chiarite dal Ministero degli Esteri le modalità per il rilascio dei visti di lavoro autonomo previsti dal Decreto Flussi 2010

Il Ministero degli Affari Esteri chiarisce le modalità di rilascio per i visti di lavoro autonomo previsti dal Decreto Flussi 2010.
Il nuovo Decreto autorizza l’ingresso di 4.000 lavoratori extracomunitari per motivi di lavoro autonomo, così ripartiti: 1.500 unità destinate alle conversioni di permessi di soggiorno già rilasciati (e dunque non di interesse per gli Uffici Visti all’estero) e 2.500 unità destinate al rilascio di nuovi visti d’ingresso.
Nell’ambito della seconda quota di ingressi, sono i Consolati ad esprimere la valutazione dell’interesse per l’economia italiana dell’attività che il cittadino straniero intenderà intraprendere sul Territorio Nazionale. Inoltre il Ministero degli Esteri ricorda che :
continua a restare escluso il rilascio del visto per lavoro autonomo ai titolari di contratti di collaborazione (coordinata e continuativa, CO.CO.CO., ovvero a progetto, Co.Co.PRO.);
 il rilascio del visto d’ingresso per lavoro autonomo in favore di soci e amministratori di società o di titolari di contratto per prestazioni di lavoro autonomo (art. 222 del c.c.) può avvenire solo qualora la società di destinazione del lavoratore in Italia risulti - dall’esame del certificato di visura camerale – attiva nel nostro paese da almeno 3 anni (art.39 del DPR 394/99 come modificato dall’art.39, c.4 del DPR 334/04);
la disponibilità del reddito annuo richiesto per l’ottenimento del visto per lavoro autonomo (non inferiore a euro 8.500) non può essere dimostrata mediante il ricorso a fideiussione bancaria o polizza fideiussoria;
l’attestazione relativa all’astratta individuazione delle risorse (di cui il richiedente straniero dovrà dimostrare di disporre in Italia) necessarie all’attività imprenditoriale, commerciale o artigianale da intraprendere, rilasciata dalla competente Camera di commercio, non potrà risultare inferiore a €4.962,36, equivalenti alla capitalizzazione su base annua di un importo mensile pari all’assegno sociale (art.39 c.3 DPR 334/04).
Fonte: www.asgi.it
11 giugno 2010


SCUOLA
I figli degli immigrati hanno una percentuale di ritardo scolastico maggiore (il 40% ha perso almeno un anno, contro il 6% degli italiani)

Gli studenti stranieri, a parità di condizioni con i propri coetanei italiani, sono spesso portati a rivedere al ribasso i propri percorsi formativi al termine della scuola media per il semplice fatto di essere stranieri. Hanno infatti maggiori probabilità di interrompere il percorso scolastico dopo la scuola media (oppure di iscriversi ad un istituto professionale) e hanno una percentuale di ritardo scolastico maggiore (il 40% degli stranieri ha perso almeno un anno, contro il 6% degli italiani).
Inoltre, accumulare una o più bocciature aumenta le probabilità di abbandonare la scuola. È quanto si legge nello studio Differenziali nelle scelte scolastiche tra giovani italiani e stranieri che la Fondazione Cariplo presenterà il prossimo 9 giugno.
La ricerca considera sia lo status socio-economico dei genitori (titolo di studio e tipo di occupazione svolta) che percorso scolastico dei figli. A parità di status culturale ed economico, gli stranieri hanno una maggiore possibilità di interrompere il percorso scolastico dopo la scuola media (circa l’8%) e di iscriversi ad un istituto professionale (1-3%). Anche gli anni di scuola persi incidono pesantemente e aumentano la possibilità che il ragazzo straniero interrompa il proprio percorso scolastico: una probabilità che aumenta del 13% per chi è in ritardo di un anno e del 40% per chi è in ritardo di due o più anni. “La condizione di straniero – si legge – a parità di status culturale ed economico e di ritardo scolastico, è associata ad un aumento della probabilità di abbandonare il percorso scolastico di circa 5 punti percentuali”.
8 giugno 2010

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