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STORIE SENZA CONFINI
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ADOZIONE INTERNAZIONALE
Torino, 11 settembre. Convegno sulle adozioni internazionali con presentazione di un’indagine del 2008 e 2009 su 800 percorsi adottivi
Percorsi e processi di integrazione in Italia e in Piemonte. Convegno sulle adozioni internazionali promosso a Torino da Cifa Onlus e Nova Onlus. Il convegno si terrà sabato 11 Settembre 2010 con inizio alle ore 9 presso il Centro Incontri Regione Piemonte corso Stati Uniti 23, 10128 Torino(è richiesta conferma di partecipazione entro il 06/09/10 a convegnoadozioni2010@email.it). Nel corso del convegno saranno riportati i risultati di un’indagine del 2008 e 2009 su 800 percorsi adottivi. Riprendiamo dal comunicato degli organizzatori: Nel nostro Paese l’incremento quantitativo degli ingressi di minori stranieri giunti per adozione internazionale avvenuto negli ultimi anni non è stato affiancato da molte riflessioni e ricerche sull’inserimento e sull’integrazione dei bambini adottati, soprattutto sono mancate indagini sul post adozione e sulle problematiche del divenire adulti. In questo contesto risulta importante approfondire i problemi di integrazione familiare e sociale di minori stranieri adottati. Nello specifico può risultare utile, ai fini di definire policies nell’ambito dei processi di coesione sociale, esplorare i processi di integrazione e inserimento per comprenderne nodi problematici e possibili strategie di gestione di tale incongruenza di status da parte dei ragazzi stessi, delle famiglie e di altre agenzie significative quali i servizi sociali e la scuola. Il progetto di Cifa e Nova “Adozione internazionale. Percorsi e processi di integrazione in Italia e in Piemonte”, tramite un’indagine avvenuta tra il 2008 ed il 2009 su circa 800 percorsi adottivi, a cui hanno partecipato genitori adottivi e ragazzi adottati divenuti maggiorenni o già in età adulta, ha cercato di colmare tale lacuna. I risultati emersi disegnano uno scenario complesso, che richiede una riflessione fra operatori pubblici e del privato sociale che sappiano intrecciare i temi specifici dell’adozione con quelli delle dinamiche identitarie e di inserimento sociale, che caratterizzano la relazione fra la società italiana e i figli dell’adozione internazionale. PROGRAMMA Ore 9.00 - Accoglienza e iscrizione dei partecipanti al convegno* Ore 9.20 - Apertura dei lavori e presentazione degli ospiti: Adriana Bevione - Associazione Nova Ore 9.30 - Saluto delle autorità: Fondazione C.R.T, Regione Piemonte, Città di Torino Ore 10.00 - 11.15 - Presentazione della ricerca “Adozione internazionale. Percorsi e processi di integrazione in Italia e in Piemonte”: Piergiorgio Corbetta - Università di Bologna; Maria Teresa Tagliaventi - Università di Bologna; Roberta Ricucci - Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione Ore 11.15 - 11.45 - Coffee Break Ore 11.45 - 13.15 - Tavola rotonda con la presenza di: Augusto Palmonari - Università di Bologna; Valentina Porcellana - Università di Torino; Piercarlo Pazè - Già Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Torino; Fiammetta Magugliani - Presidente Associazione Nova; Gianfranco Arnoletti - Presidente Associazione Cifa. È stato invitato un rappresentante della Commissione Adozioni Internazionali. Modera: Maria Teresa Martinengo - La Stampa Ore 13.15 - 14.00 - Dibattito e conclusioni: Fiammetta Magugliani - Presidente Associazione Nova, Gianfranco Arnoletti - Presidente Associazione Cifa 6 settembre 2010
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IL COUS COUS VIETATO
Due operai algerini arrestati per avere mangiato un po' di cous cous durante il Ramadan
Riprendiamo dal sito di Karim METREF www.karimmetref.info la vicenda dei due operai algerini arrestati e ora in attesa di processo per avere mangiato un po' di cous cous durante il Ramadan: Due operai edili, in un rovente giorno di agosto, sul cantiere durante le ore più calde del pomeriggio, si fermano per riposarsi e rifocillarsi. Bevono un po' d'acqua fresca e aprono le loro bisacce per tirare fuori il magro pranzo. Cosa ci sarebbe di immorale in tutto questo? Niente. Ma così non l'hanno pensata, due poliziotti sfaccendati e intolleranti che sono entrati senza avvertire sul cantiere privato e gli hanno presi “sul fatto” e arrestati. I due malcapitati sono in attesa di un processo per offesa alla religione islamica. I due operai si chiamano Hocine Hocini et Sallem Fellak. La località dove si svolge questa vicenda si chiama Ain El Hammam, una località dell'Alta Cabilia (nord dell'Algeria) sita a qualche 1200 metri sopra il livello del mare. E i fatti sono successi il 13 agosto scorso. Da due o tre anni, le forze dell'ordine algerine e marocchine arrestano regolarmente persone che non osservano il digiuno del Ramadhan. Non solo le forze dell'ordine le arrestano, ma i giudici trovano anche modo di condannarli. Invano le associazioni di difesa dei diritti mani, particolarmente il MALI(Mouvement Alternatif pour les Libertés Individuelles) in Marocco e SOS-Libertés in Algeria hanno cercato con le loro magre forze di chiamare al rispetto di tutti i credi e i pensieri e di non imporre delle norme religiose con la forza. Addirittura un anno fa il MALI a El Mohammadia in Marocco aveva tentato anche una rottura del digiuno collettiva in pubblico. Ma gli attivisti furono arrestati e alcuni condannati. Quest'anno si rifugiano su Internet e moltiplicano gli appelli e le campagne per il respetto di tutti in Nordafrica. Ma i risultati ottenuti, sono ben magri per ora. 31 agosto 2010
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LE NUOVE SCHIAVITU'
Il dossier di Save The Children sulle vittime di tratta
“Le nuove schiavitù” – Il dossier di Save The Children sulle vittime di tratta. Riprendiamo su spunto di MigrantiTorino l'articolo di fonte www.meltingpot.org su tratta e sfruttamento in Italia tra il 2.000 e il 2008: Tratta e sfruttamento di minori: per lo più nigeriane e ragazze dell’Est nella tratta a scopo di sfruttamento sessuale, mentre afgani, egiziani e bengalesi sono i più a rischio di sfruttamento. In aumento il traffico di minori egiziani. Almeno 50.000 in Italia le vittime di tratta e sfruttamento fra il 2000 e il 2008, di cui 986 minorenni. “Se vogliamo aiutare veramente le vittime di tratta e sfruttamento – minori o adulti – bisogna garantire un’adeguata presenza di unità di strada che le aggancino e che, guadagnando la loro fiducia, possano offrire una prima assistenza e orientamento. Inoltre bisogna mettere una maggiore attenzione anche nelle azioni di pubblica sicurezza per non vittimizzare ulteriormente minori e adulti già vittime di tratta e sfruttamento. Spesso, infatti, i minori presi in operazioni di polizia, si sentono criminalizzati e anche per questo scappano dalle strutture protette in cui vengono inseriti”. Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children per l’Italia, guarda all’attualità per introdurre il dossier “Le nuove schiavitù”, diffuso dall’organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per i diritti dei bambini, alla vigilia della Giornata Onu in Ricordo della Schiavitù e della sua Abolizione (il 23 agosto). “Il dato che emerge dal nostro dossier è l’allargamento del bacino di minori sfruttati o potenziali vittime di sfruttamento, mentre la tratta sembra sempre più circoscritta al gruppo delle ragazze nigeriane e dell’est Europa”, prosegue il Direttore Generale di Save the Children per l’Italia. “Nel caso di minori sfruttati o a rischio, parliamo di ragazzi fra i 12 e i 17 anni, soprattutto afgani, egiziani e bengalesi ma anche rumeni. Sono minori stranieri non accompagnati che si lasciano alle spalle situazioni così difficili da essere disposti a tutto pur di non tornare indietro e pur di pagare i trafficanti che li hanno portati qui. Sono ragazzi messi talmente alle strette dalle loro condizioni da accettare di prostituirsi, di lavorare in nero nel settore orto-frutticolo e della ristorazione, di spacciare, chiedere l’elemosina, compiere attività illegali”. E tenendo conto che, secondo i dati del Comitato Minori Stranieri, i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia sono 4.466 “il bacino di minori potenziali vittime è ampio”, spiega ancora Valerio Neri. “Molti di questi ragazzi e ragazze spesso scappano dalle comunità e tornano a vivere su strada in una condizione di semiclandestinità. Inoltre un significativo numero di quelli che arrivano da soli in Italia, non entrano in contatto con le comunità d’accoglienza e i servizi sociali, quindi non vengono registrati dal Comitato Minori Stranieri, e rimangono esposti a molti rischi. Save the Children fino ad ora ne ha intercettati e seguiti circa 2.500 con le sue attività su strada, di mediazione e informazione nei porti e nelle comunità per minori, in Sicilia, Puglia, nelle Marche e a Roma. E di recente abbiamo avviato delle attività rivolte a minori stranieri non accompagnati prevalentemente esterni al circuito dell’accoglienza e protezione anche in Lombardia e a Torino ”. I numeri Si stimano in almeno 50.000 le vittime di tratta e sfruttamento in Italia che hanno ricevuto protezione, assistenza e aiuto fra il 2000 e il 2008. Nello stesso intervallo di tempo risultano 986 i minori di 18 anni vittime di tratta e grave sfruttamento inseriti in programmi di protezione . Nigeria, Romania, Moldavia, Albania, Ucraina le nazionalità prevalenti delle vittime di tratta, a scopo di sfruttamento sessuale. Anche se non mancano vittime di sfruttamento lavorativo (163 fra il 2007 e il 2008) . 5.075 fra il 2004 e il 2009 gli indagati per riduzione o mantenimento in schiavitù e per reato di tratta di persone. La tratta e lo sfruttamento sessuale Sono per lo più ragazze, in gran parte di nazionalità nigeriana e rumena e di età compresa tra i 15 e i 18 anni, le vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale in Italia. In ripresa sono gli arrivi in aereo, il che comporta un debito più elevato da ripagare, mentre su strada si continuano a intercettare le ragazze giunte in Italia via mare, in Sicilia e poi spostatesi sull’intero territorio nazionale, ad esempio a Torino, Milano, Napoli o sulla costa adriatica. Una forte presenza di ragazze nigeriane si registra nell’area di Castelvolturno, dove la loro situazione rimane critica. Le giovani rumene o di altri paesi dell’Est Europa, sono una presenza costante su strada. Molti operatori rilevano ancora la prostituzione indoor, cioè al chiuso, ma più come un’alternativa per evitare che le ragazze siano fermate e multate dalle forze dell’ordine mentre si prostituiscono per strada. Minori coinvolti in attività illegali e accattonaggio Il coinvolgimento in attività illegali riguarda prevalentemente bambini e adolescenti di ambo i sessi per lo più rumeni ma anche di origine nord-africana, alcuni con non più di 14 anni e quindi non perseguibili penalmente. Reclutati nei paesi di origine o in Italia, vengono costretti a compiere furti e scippi. Nel nord Italia si sta radicando il fenomeno dello sfruttamento di minori senegalesi nello spaccio di stupefacenti. In particolare nella zona torinese è in aumento il numero di ragazzi, dai 14 ai 18 anni, provenienti principalmente dell’area di Louga in Senegal, coinvolti nello spaccio. Gli egiziani: qualsiasi lavoro per ripagare gli smugglers Lavoro sottopagato, in nero, nei mercati, nei ristoranti. Vita su strada, perfino prostituzione. I minori egiziani sono un gruppo particolarmente a rischio di sfruttamento perché la necessità di ripagare il debito per il viaggio in Italia li spinge a lavorare a qualsiasi condizione. Per mandarli nel nostro paese le loro famiglie contrattano e pagano mediamente agli smugglers (trafficanti, secondo i minori, appartenenti alla mafia egiziana e italiana) una cifra che va dai 4.700 ai 5.500 €. Recenti casi seguiti da Save the Children in Sicilia sembrano indicare un incremento della cifra fino a 8.000 €. Tale cifra garantisce l’arrivo nel nostro paese attraverso la Sicilia, mentre per ulteriori spostamenti interni, fino al luogo finale di destinazione, pare che i minori debbano pagare una cifra aggiuntiva di circa 200 €. Pur trattandosi di un contratto fittizio, la famiglia del minore si trova costretta a pagare, spesso attraverso delle cambiali, entro i termini stabiliti. Il mancato rispetto dei “termini di pagamento” può comportare un’azione penale e nei casi più gravi, la detenzione dei genitori debitori. Il minore in Italia, schiacciato dal senso di responsabilità verso i genitori, è indotto a cercare qualsiasi opportunità di guadagno e di lavoro. Minori bengalesi: rischio di sfruttamento per sopravvivere Vengono ospitati in abitazioni di connazionali, pagando 250€ al mese per il posto letto. È possibile che i minori coprano il costo dell’ospitalità lavorando come venditori ambulanti di collanine, giocattoli, ombrelli ecc., per conto di chi ha in affitto la casa. Si teme, inoltre, che i minori bengalesi paghino la consulenza sulle procedure da seguire per ottenere il permesso di soggiorno in Italia nonché per ottenere documenti che attestino la loro identità. Dall’Afghanistan, via per sempre E’ nel loro lunghissimo e pericolosissimo viaggio che si annidano esperienze e rischi di sfruttamento: vita su strada, lavori pericolosi, affidamento alla rete di trafficanti. L’Italia costituisce, nel progetto migratorio dei ragazzi afgani, più un paese di transito verso il Nord Europa che di destinazione: si stima che per arrivare illegalmente in Norvegia dall’Italia il costo sia di 2.500 €. Il pagamento avviene ad ogni tratta – paese o frontiera che si attraversa – del lungo viaggio che conduce questi ragazzi via dall’Afghanistan. Per procurarsi i soldi necessari i minori afgani solitamente si affidano ai genitori o a parenti che pagano i trafficanti con il sistema della hawala (il trasferimento del denaro avviene al di fuori del sistema bancario, sulla base di una rete di dealer e sulla fiducia). I problemi cominciano quando le famiglie non hanno più i soldi e il ragazzo è a metà del viaggio. Si ritrova così alla mercé del trafficante che oltre ad avere il controllo sui suoi movimenti, può costringerlo a lavorare per saldare il debito contratto e non saldato dai genitori. Le raccomandazioni di Save the Children “Per aiutare e proteggere chi è vittima di tratta bisogna identificarlo tempestivamente”, spiega Valerio Neri. “E’ fondamentale che gli operatori, le forze dell’ordine, i magistrati e tutti coloro che a vario titolo e in vari momenti – in frontiera, nei porti, sulle strade delle nostre città, nei mercati, nelle campagne – entrano in contatto con le potenziali vittime, abbiano le competenze e un’adeguata formazione per identificarle e conseguentemente inserirle in progetti di protezione”. Save the Children, insieme ai partners del progetto AGIRE, quali il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, ha redatto un manuale per l’identificazione delle vittime di tratta e sfruttamento, utilizzato in seminari formativi in varie città italiane: il prossimo seminario è in programma in autunno a Roma, per la Polizia di Stato. “E’ poi necessario potenziare il sistema nazionale antitratta e sfruttamento, dotandolo di adeguati finanziamenti. I tagli che alcune amministrazioni locali stanno operando su servizi quali le unità di strada, non vanno purtroppo in questa direzione”, conclude Valerio Neri. 26 agosto
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BASILICATA
In Basilicata le condizioni per una nuova Rosarno
Emergenza umanitaria per un migliaio di africani che tra agosto e settembre raccolgono i pomodori e si rifugiano in un’ex fabbrica abbandonata simile alla famigerata “Cartiera” della Piana di Gioia Tauro. Riportiamo l'articolo in proposito di fonte www.redattoresociale.it ROMA – Un’emergenza umanitaria come quella di Rosarno. E’ nel cuore della Basilicata, a Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, che da oltre dieci anni, un ex capannone industriale è diventato il rifugio di oltre mille braccianti agricoli africani. A lanciare l’allarme sono stati alcuni giornali e attivisti locali. Palazzo San Gervasio è la tappa intermedia tra le raccolte stagionali del foggiano e quella delle arance a ottobre nella Piana di Gioia Tauro. Tra agosto e settembre la produzione di pomodori e ortaggi richiede braccia da impiegare nei campi lucani. Arrivano così lavoratori magrebini e dell’Africa subsahariana, ma anche braccianti europei, romeni e bulgari. Questi ultimi riescono a prendere case in affitto, seppur in condizioni di sovraffollamento, e a percepire una paga che si aggira sui 35 euro a giornata. Per gli africani il guadagno è più misero, intorno ai 20 euro al giorno e le condizioni abitative molto precarie. Nell’ex fabbrica in disuso c’è carenza di servizi igienici e di condizioni sanitarie adeguate per accogliere un numero così vasto di braccianti. Il fenomeno è monitorato da volontari di associazioni locali. Anche a Palazzo San Gervasio come a Rosarno, si ripetono i meccanismi dello sfruttamento di manodopera immigrata. I piccoli proprietari terrieri non contattano direttamente i lavoratori, si rivolgono a dei ‘mediatori’ che forniscono la squadra di lavoro. Una situazione che dà origine al caporalato. In questo caso i caporali sono spesso stranieri e intascano circa 10 euro della paga giornaliera del bracciante. 31 luglio 2010
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L'AFFITTO
Non è reato affittare ad affitto giusto a clandestini
La Corte di Cassazione ha ribaltato la sentenza del Tribunale di Napoli che aveva condannato un italiano per aver affittato dei locali a degli immigrati irregolari. L’articolo 12 comma 5-bis del Testo Unico dell’Immigrazione recita che “chiunque a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio ovvero cede, anche in locazione, un immobile ad uno straniero che sia privo di titolo di soggiorno al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”. Tutto è iniziato quando un cittadino italiano ha subaffittato alcune camere ad immigrati non in regola con il permesso di soggiorno al prezzo di 50 euro al mese. L’immobile era destinato a call center, e il locatario era consapevole dello stato di irregolarità degli immigrati, anche se il prezzo era davvero esiguo. Per questo la Corte d’appello di Napoli lo ha condannato alla reclusione per aver favorito la permanenza in Italia di 16 immigrati clandestini, ma dopo aver fatto ricorso, la Cassazione con la sentenza n. 27543 del 15 luglio ha accolto l’impugnazione della difesa e ha ricordato che perché possa essere contestato il reato di favoreggiamento, non basta che l’imputato abbia favorito la permanenza nel territorio dello Stato di immigrati clandestini mettendo a loro disposizione alloggi in affitto, ma serve anche il dolo specifico, che in questo caso non esiste perché non c’è l’obiettivo specifico di trarre un ingiusto profitto dallo stato di illegalità dei cittadini stranieri che si realizza quando vengono imposte ai clandestini condizioni particolarmente onerose. In questo caso la Cassazione ha fatto rilevare che la quietanza mensile relativa all’affitto, era talmente bassa che non si configura alcun profitto e quindi, considerata anche la collocazione dell’edificio ha ribaltato la sentenza del Tribunale di Napoli Fonte: www.immigrazione.biz 21 luglio 2010
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CONVENZIONE LAVORATORI MIGRANTI
Campagna lanciata dal Centro di ricerca internazionale December 18 e dalla European Platform for Migrant Workers Rights per la ratifica della Convenzione sui lavoratori migranti
“È ora per l’UE di ratificare la Convenzione sui lavoratori migranti”, questo il titolo della campagna lanciata dal Centro di ricerca internazionale December 18 e dalla European Platform for Migrant Workers Rights. In vista del 20° anniversario ufficiale della Convenzione ONU sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, il prossimo 18 dicembre che è anche la Giornata internazionale dei migranti, la campagna lanciata dalle due ONG che sta ottenendo adesioni da tutta Europa intende far pressione affinché tutti i 27 Stati membri dell’UE ratifichino questo strumento internazionale per la tutela dei diritti umani. I promotori dell’iniziativa insieme a 42 personalità della società civile, tra le quali i segretari generali della Confederazione Europea dei Sindacati (CES), John Monks, e della Confederazione Sindacale Internazionale (CSI), Guy Ryder, si sono rivolte alla neo presidenza di turno belga dell’UE affinché si impegni per la ratifica europea della Convenzione. Tra le principali ONG che supportano l’iniziativa anche Amnesty International e la Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH). «È preoccupante che Paesi democratici basati sul ruolo della legge, con numeri significativi di migranti che vivono nelle loro società, siano esitanti a diventare parte di questo importante Trattato dell’ONU sui diritti umani che garantisce i lavoratori migranti» ha dichiarato Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa. 11 luglio 2010
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MALDIVE
Mohamed Nasheed, il presidente delle Maldive lancia un nuovo allarme sulla questione ambientale
Il presidente delle Maldive: "Ormai siamo a un metro dal mare". "Le nostre isole sono diventate un campanello d’allarme. Bisogna far pagare le emissioni dannose". "Vado a piedi al lavoro e lascio a casa la limousine. Pratico lo snorkeling e le immersioni. E cerco di entrare in contatto con la vita marina". Lo dice Mohamed Nasheed, presidente delle 1.192 isole paradiso dei turisti (ma a rischio scomparsa), “Eroe dell’ambiente 2009” per Time Magazine, “Campione della Terra Onu 2010”, Mohamed Nasheed è diventato uno dei leader mondiali nella lotta al riscaldamento globale". Mohamed Nasheed aveva guidato alle Maldive il primo consiglio dei ministri sott’acqua della storia. A otto mesi dal vertice subacqueo per denunciare l’innalzamento dei mari quali i risultati ottenuti? Le nostre isole sono diventate un campanello d’allarme: il canarino nella miniera di carbone. Dico sempre ai leader stranieri: “Ciò che accade a noi oggi, può succedere a voi domani”. 29 giugno 2010
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AMAZZONIA
Rinviato processo a padre Mario Bartolini, missionario italiano accusato di vari reati per la sua attività a favore degli indios dell’Amazzonia peruviana
Perù: È stata rinviata al mese prossimo l’udienza per la sentenza nei confronti di padre Mario Bartolini, missionario passionista italiano, 70 anni di cui 31 passati in Perù, accusato di fronte alla magistratura di diversi reati (alterazione dell’ordine pubblico, reati contro il sistema dei trasporti e servizi pubblici) ricollegabili alla sua attività a favore della causa degli indios dell’Amazzonia peruviana, la cui sopravvivenza è minacciata dagli accordi tra il governo e la grande industria agricola. A riferire del rinvio dell’udienza è stato lo stesso padre Bartolini all’agenzia di stampa italiana Ansa, precisando che la data del procedimento è stata spostata “a causa dell’eccessivo carico di lavoro” del presidente del Tribunale di Yurimaguas (circa 800 km da Lima). La pubblica accusa chiede 11 anni di carcere contro il missionario, che si è più volte detto innocente: “Ho fatto solo quel che dovevo fare, e cioè difendere la nostra gente, soprattutto quella più umile. Tocca a noi dare la faccia a nome della gente, soprattutto quando non vengono riconosciuti i diritti essenziali” ha precisato nelle ultime ore, annunciando che nel caso di una sentenza di condanna da parte del tribunale di Yurimaguas è pronto ad andare in appello. “Io – aveva detto recentemente in un’intervista alla MISNA padre Bartolini, già minacciato di morte per aver denunciato l’accaparramento delle terre dei ‘campesinos’ da parte delle aziende dedite allo sfruttamento delle risorse amazzoniche - come diversi dirigenti comunitari, ho già alle spalle due processi, uno vinto che ora è in appello e non so come finirà, un secondo poi sospeso e ora che torno pubblicamente a schierarmi al fianco degli indigeni subisco nuove accuse”. Fonte: www.misna.org 18 giugno 2010
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CARTONERO
Torino, 16 giugno. Al parco Michelotti incontro con Marcelo Loto "cartonero" di Buenos Aires
Parco Michelotti (ex zoo di Torino) Corso Casale 13 il 16 giugno alle ore 21.30 incontro con Marcelo Loto "cartonero" di Buenos Aires. Verrà portata la testimonianza della straordinaria esperienza di un gruppo di lavoratori argentini, espulsi dal lavoro durante la crisi economica dell’inizio degli Anni 2000, che si sono reinventati un lavoro, un ruolo sociale, una vita comunitaria, una coesione sociale partendo dalla disperata condizione di dover frugare tra i rifiuti urbani per recuperare i pochi materiali riutilizzabili e rivenderli per qualche centesimo. Accompagnamento musicale a cura di Sonia Belforte, cantante e attrice argentina. Info: info@mandangio.org 16 giugno 2010
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LAICITA'
Torino, 16 giugno. Alla Sala dell’Antico Macello di Po alle 21 dibattito su "Laicità, Multiculturalismo, Comunitarismo e Democrazia"
Mercoledì 16 giugno 2010 ore 21 alla Sala dell’Antico Macello di Po in Via Matteo Pescatore 7, Torino pubblico dibattito su "Laicità, Multiculturalismo, Comunitarismo e Democrazia". RELATORI: TULLIO MONTI, Coordinatore della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni INDRIT ALIU, Collettivo immigrati auto-organizzati di Torino FERRUCCIO PASTORE, direttore FIERI - Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione L’incontro è organizzato dalla Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni in collaborazione con il “collettivo immigrati auto-organizzati di Torino”. 5 giugno 2010
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