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DAL MONDO
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MAROCCO
Il partito islamico moderato vince le elezioni. Il 55% dei marocchini non ha votato
Il partito Giustizia e sviluppo (gli islamici moderati) ha vinto le elezioni e ipoteca il governo. “Preservare la monarchia, le riforme e l'economia” questa la piattaforma con cui il Pjd si è presentato agli elettori. Sui temi più caldi in discussione queste le posizioni degli islamici: intendono porre una tassa del 30% sugli alcolici, permettere l'omosessualità, ma solo in privato, sono contrari alla laicità dello stato e si dichiarano per il velo libero. Quanto alla pena di morte sono contrari ad abolirla per legge, ma propensi a non utilizzarla. Atteggiamento simile per la richiesta revisione delle norme ereditarie che garantiscono una parte maggiore dell'eredità ai figli maschi: niente modifiche per legge, ma dichiarata disponibilità ad appoggiare un referendum in merito. Cocente delusione per il re che si aspettava da una grossa affluenza al voto una conferma della riforma costituzionale approvata a luglio. La maggioranza di marocchini (il 55%) aventi diritto al voto non sono andati a votare, per non dire dei 10 milioni che non sono nemmeno iscritti nelle liste elettorali. Non è chiaro quanto in un astensionismo così forte abbia pesato la sfiducia nella politica assai radicata nella popolazione e quanto l'invito al boicottaggio delle elezioni da parte delle forze liberali e di sinistra. 28 novembre 2011
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Si VOTA
Il 25 novembre 13,6 milioni di elettori marocchini votano per eleggere la nuova Camera bassa o Camera dei Rappresentanti
Il 25 novembre 13,6 milioni di elettori marocchini sono chiamati alle urne per eleggere la nuova Camera bassa o Camera dei Rappresentanti, che resta in carica per cinque anni. La Camera dei Consiglieri e' invece eletta dai consigli locali, dagli ordini professionali e dai sindacati per un termine di nove anni. Dei 395 seggi in palio, 305 sono assegnati nelle circoscrizioni locali con il meccanismo delle 'liste chiuse'. Gli elettori votano quindi per la lista, ma non possono esprimere la loro preferenza per un candidato in particolare. Gli altri 90 parlamentari sono scelti in una lista nazionale destinata a garantire una rappresentanza femminile (60 seggi) e di giovani con meno di 40 anni (30 seggi). Riportiamo di seguito parte di un articolo tratto da Lettera43.it Dopo anni di astensionismo, al referendum del primo luglio i marocchini hanno risposto con un plebiscito di massa, approvando le riforme costituzionali volute dal re Mohammed VI. Su 13,5 milioni di elettori, l’affluenza è stata del 74,5%: un balzo in avanti del 37% rispetto alle legislative del 2007, con il quale il popolo disse sì al sovrano con un inequivocabile 98,5%. IL BANCO DI PROVA. Le legislative del 25 novembre prossimo, per le quali sono stati mobilitati 4 mila osservatori locali e internazionali, saranno il banco di prova per capire se, in Marocco, la via per la democrazia sarà guidata da un monarca bene intenzionato, anziché essere segnata da scontri di piazza, brutali repressioni e dal linciaggio dei tiranni. Tutti gli occhi del mondo sono puntati su Rabat, grazie ai controllori di Ong e associazioni coordinati dal Consiglio nazionale per i diritti umani. Osservati speciali saranno non tanto Mohammed VI, volato in ritiro in Francia due settimane prima del voto, quanto i partiti delle liste, accusati di malgoverno e corruzione, e i marocchini stessi. ISLAMICI MODERATI FAVORITI. Grandi favoriti, sulla scia di quanto accaduto in Tunisia, i moderati islamici del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, dati in vantaggio sull'attuale coalizione di centrosinistra al governo. Ma l'attenzione sarà rivolta soprattutto al dato dell'affluenza. Se, come per il referendum, la popolazione tornerà in massa alle urne dopo decenni di disaffezione dalla politica, la rivoluzione civile potrà dirsi innescata. Un processo lento, hanno spiegato gli esperti a Lettera43.it, che tuttavia potrebbe confermare come le monarchie abbiano retto più saldamente delle dittature repubblicane, all’onda d’urto della Primavera araba. 24 novembre 2011
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SINAI DEL NORD: LIBERATI 611 ERITREI
Decisiva l'azione di "Everyone e di altre ong
“E’ di questa mattina (14 novembre ndr) la conferma, che ci giunge direttamente da Arish (Governatorato del Sinai del Nord, Egitto), che ben 611 profughi prigionieri dei trafficanti nel Sinai del Nord sono stati liberati lo scorso 9 novembre e sono ora in salvo in territorio israeliano”. Lo annunciano i co-presidenti del Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i diritti umani, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Li hanno liberati al confine con Israele. Provenivano da Arish, Gorah, Rafah e altre città del Sinai, dov’erano detenuti in frutteti o in container interrati” puntualizzano. Dopo che la vicenda dei prigionieri del Sinai è stata diffusa dalla CNN, in un documentario che il network ha realizzato in collaborazione con EveryOne e la New Generation Foundation for Human Rights di Arish, e dopo la diffusione della realtà del traffico di esseri umani e organi, degli omicidi e degli stupri, dei crimini commessi dalle guardie di frontiera egiziane sui più importanti quotidiani del mondo e, finalmente, anche attraverso i media egiziani (dal Daily News Egypt alla TV di stato), si è concentrata una tale attenzione sul governatorato del Nord del Sinai da rendere davvero duro il lavoro dei trafficanti. “Sono tutti lì, i media del mondo, ad Arish, Gorah, Rafah” spiegano gli attivisti di EveryOne. “Indagano, fanno domande, perlustrano le città, alla ricerca dei container sotterranei e dei gruppi di subsahariani nelle mani degli smuggler. I nomi dei criminali sono su mille labbra: Abu Kahled, Abu Ahmed, Abu Abdellah, la famiglia Sawarka. Grazie alla continua presenza mediatica, alle risposte talora efficaci delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea, al lavoro che EveryOne compie da alcuni anni, collaborando con organizzazioni preparate e coraggiose come la New Generation Foudation for Human Rights, ICER, Ong Gandhi, Agenzia Habeshia e altre, tanti esseri umani destinati al mercato nero degli organi, alle atrocità nei covi dei trafficanti, alla disumana condizione di detenzione nelle carceri egiziane, a una deportazione senza speranza sono stati salvati” continuano Malini, Pegoraro e Picciau. “Questa realtà, tuttavia, non attenua il dolore per le tante vittime né per il calvario passato da tanti giovani rifugiati. Siamo comunque convinti che ogni vita salvata sia un grande miracolo, un passo importante verso una società umana senza più violenze, prevaricazioni, discriminazioni e ingiustizie”. Ora il Gruppo EveryOne ha chiesto all'Alto Commissario per i Rifugiati di vigilare affinché questi profughi siano tutelati e venga concesso loro asilo politico in Israele oppure, in alternativa, siano reinsediati nell'Unione europea, senza che possano correre il pericolo di una deportazione. Non vi sarà sicurezza per loro, finché tale eventualità non sarà scongiurata. “Anche se non dobbiamo allentare la guardia,” concludono i rappresentanti di EveryOne, “possiamo essere soddisfatti per i risultati che il nuovo attivismo - quello che usa internet, ma si espone anche in prima persona, correndo gravi rischi per salvare vite umane - ottenga oggi in un mondo tormentato e ancora lontano da un ideale di pace e giustizia sociale”. Dopo aver appreso la notizia dall'UNHCR, la Commissione Internazionale sui Rifugiati Eritrei (ICER) ha inviato un messaggio di felicitazioni al Gruppo EveryOne, definendo la liberazione dei profughi come "una meravigliosa notizia, risultato dello sforzo incessante di EveryOne e delle altre ONG impegnate a tutela dei profughi sub-sahariani nel nord del Sinai". Per ulteriori informazioni: Gruppo EveryOne +39 393 4010237 :: + 39 331 3585406 info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com 16 novembre 2011
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CINESE
Ed Lee, nuovo primo cittadino di San Francisco, è il primo asiatico a guidare una metropoli negli States
Ed Lee, 58 anni, è il nuovo sindaco di San Francisco, negli Stati Uniti. Lee sarà il primo sindaco di origini asiatiche per una grande metropoli statunitense. Figlio d'immigrati che sbarcarono sulla West Coast per sfuggire alla fame, dove i primi cinesi arrivarono con la febbre dell'oro del 1848. Erano la manovalanza per costruire la grande ferrovia intercontinentale: furono loro, "fisicamente", a fare gli Stati Uniti unendo le due coste con il nuovo mezzo di trasporto. Morirono a migliaia in quell'opera titanica, il cimitero sulla spiaggia Baker Beach di fronte al Pacifico ricorda l'ecatombe. Vivevano a Chinatown come in un ghetto, un cordone sanitario circondava il quartiere per impedire il contagio di epidemie (l'ultima peste bubbonica arrivò da Hong Kong nel 1900). Furono il bersaglio della più feroce legge xenofoba, il Chinese Exclusion Act del 1882, in piena psicosi da "pericolo giallo". A San Francisco i cinesi sono 170mila, il 20 percento della popolazione. Un terzo delle imprese hi-tech create nella Silicon Valley appartengono a fondatori asiatici. È anche grazie a loro che questa città ha livelli d'istruzione, di occupazione e di reddito nettamente superiori alla media americana: oltre il 44 per cento della popolazione adulta ha una laurea, e San Francisco con soli 850mila abitanti è l'ottava città del mondo per numero di miliardari. Cinque giorni prima di San Francisco, sull'altra sponda della Baia la "gemella povera" Oakland ha aperto la strada. Lunedì ha prestato giuramento il nuovo sindaco, la cinese Jean Quan. La Quan ha una storia simile a quella di Lee: a 61 anni, discende da una famiglia immigrata 104 anni fa. Orfana di padre dall'età di cinque anni, con la madre che non ha mai imparato una parola di inglese, la Quan ha sgobbato nei turni di notte delle lavanderie cinesi per conquistarsi una borsa di studio all'università di Berkeley. Fonte:peacereporter 10 novembre 2011
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I GIRONI
Sorteggiate le squadre che comporranno i gironi della Coppa d’Africa 2012 di calcio, che si giocherà dal 21 gennaio al 12 febbraio in Gabon e Guinea Equatoriale. Novità nella Coppa del 2013
Sono state sorteggiate le squadre che comporranno i gironi della Coppa d’Africa 2012 di calcio, che si giocherà dal 21 gennaio al 12 febbraio in Gabon e Guinea Equatoriale. Il sorteggio della 28° edizione della Coppa d'Africa si è svolto a Malabo, la capitale Guinea Equatoriale, proprio la città in cui si giocherà la gara di apertura (il 21 gennaio 2012), nella quale i padroni di casa affronteranno la Libia. Mentre la finale si disputerà a Libreville, capitale del Gabon, il 12 febbraio. Questa edizione della Coppa d'Africa sarà sicuramente la più aperta della storia, considerate la composizione dei vari gironi e l'assenza dei cosiddetti "gruppi della morte", cioè dei gironi nei quali, visto il divario tecnico tra le squadre, è facile prevedere chi si qualifica. Anche se i favoriti sono Costa d'Avorio e Ghana, non è da sottovalutare il Senegal che ha eliminato il Camerun ed eredita un girone facile (sulla carta). Meritano qualche chance anche i paesi organizzatori, che potranno contare sul fattore campo e dunque sul sostegno del pubblico di casa. Questa la composizione dei quattro gironi: Gruppo A: Guinea Equatoriale, Libia, Senegal, Zambia Gruppo B: Costa d'Avorio, Burkina Faso, Sudan, Angola Gruppo C: Gabon, Marocco, Tunisia, Niger Gruppo D: Ghana, Botswana, Mali, Guinea Le prime due squadre di ogni girone saranno qualificate per i quarti di finali della competizione.
Ma già incombe la Coppa d'Africa numero 29. Infatti, siccome nel 2013 si giocherà una nuova edizione della Coppa, per accelerare le fase di qualificazioni la Confederazione africana di calcio ha modificato le modalità della fase di qualificazione. Non ci saranno più i gironi ma bensì dei confronti ad eliminazione diretta con gare di andata e ritorno. Inoltre, tutte le squadre che giocano l'edizione del 2012 sono qualificate al secondo turno della Coppa 2013. Questo l'elenco degli accoppiamenti. Turno preliminare: Seicelle - Swaziland; São Tomé e Principe - Lesotho. Primo turno: Etiopia - Benin Rwanda - Nigeria Congo - Uganda Burundi - Zimbabwe Algeria - Gambia Kenya - Togo São Tomé Principe o Lesotho - Sierra Leone Guinea Bissau - Camerun Ciad - Malawi Seicelle o Swaziland - Rd Congo Tanzania - Mozambico Repubblica Centrafricana - Egitto Madagascar - Capo Verde Liberia – Namibia Fonte: articolo di Alix Ndembi su Nigrizia del 2 novembre 2011 6 novembre 2011
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GREEEN CARD
Visti per gli Usa: il 5 novembre scade il bando per la lotteria "Green Card"
L'ambasciata americana a Roma mette in guardia su truffe ben congenate da parte di chi, simulando una pagina Internet apparentemente simile a quelle del governo Usa, cerca di farsi inviare soldi da chi ha fatto domanda per partecipare alla lotteria Roma, 31 ottobre 2011 - Famosa da tempo come la "lotteria della greencard", ora si chiama, in modo piu' politicamente corretto, Diversity Immigrant Visa Program e si affida ad un computer per l'estrazione che ogni anno apre le porte del sogno americano a 50mila immigrati da tutto il mondo. Ma da quando la lottery e' sbarcata su Internet, bisogna stare attenti alle truffe ben congeniate da parte di chi, simulando una pagina Internet apparentemente simile a quelle del governo Usa, cerca di farsi inviare soldi da chi ha fatto domanda per partecipare alla lotteria. E' la stessa pagina Internet dell'ambasciata americana a Roma che avvisa - nella sezione in cui spiega modi e tempi per presentare la domanda per la prossima lottera, il cui bando scade il prossimo 5 novembre - del rischio di "scam", cioe' di "truffe da parte di siti che fingono di essere siti governativi". "Alcuni di questi siti richiedono l'invio di soldi per poter completare la domanda", si legge ancora sul sito dell'ambasciata che sottolinea che in realtà non e' necessario pagare nulla per potere scaricare e compilare il formulario elettronico. "Se ricevete un mail in cui si notifica che la vostra richiesta e' stata accettata e dovete inviare del denaro ad una data persone per poterla fare andare avanti, siete vittima di una truffa", si legge a chiare lettere sul sito dell'ambasciata. Da uno di questi siti partono, per esempio, delle mail in cui si comunica che il ricevente e' stato estratto per la green card e deve inviare 879 dollari, attraverso sistemi di trasferimenti di denaro, ad un "agente dell'ambasciata americana" a Londra - di cui si fornisce nome e indirizzo - per "le spese di segreteria che il dipartimento di Stato dovrà sostenere". A prima vista l'email sembra essere partita veramente dal dipartimento di stato, ma ad un lettore attento la frode appare evidente dall'indirizzo che non termina con lo state.gov. del Dipartimento di Stato. In realtà i fortunati - tra le decine di migliaia che presenteranno la domanda che richiede che si abbia come minimo un diploma di scuola superiore o due anni di esperienza di lavoro qualificato - che vederanno scegliere la propria domanda dal computer nell'estrazione verranno avvisati non tramite un'email ma attraverso la vecchia - e in questo caso più sicuro - posta tramite una lettera del dipartimento di Stato. Fonte: www.stranieriinitalia.it 2 novembre 2011
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FRONTALIERI
La Svizzera prepara il referendum contro gli immigrati
In Svizzera si prepara un nuovo referendum. Quello contro l'immigrazione di massa, che riguarda anche i Paesi dell'Unione europea, inclusi i tanti frontalieri che si spostano dall'Italia alla Confederazione per lavorare. Avrebbe intenzione di promuoverlo l'Udc, Unione democratica di centro, primo partito politico svizzero, noto per le sue posizioni conservatrici, che ha già dimostrato di avere la capacità di raccogliere le firme richieste per l'indizione del referendum. L'iniziativa dell'Udc vorrebbe limitare gli ingressi, "mediante tetti massimi e contingenti per tutte le autorizzazioni contemplate nella legge sugli stranieri". Saranno inclusi i frontalieri, come pure i rifugiati, e verrà privilegiata la manodopera locale. 27 ottobre 2011
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FRONTALIERI
La Svizzera prepara il referendum contro gli immigrati
In Svizzera si prepara un nuovo referendum. Quello contro l'immigrazione di massa, che riguarda anche i Paesi dell'Unione europea, inclusi i tanti frontalieri che si spostano dall'Italia alla Confederazione per lavorare. Avrebbe intenzione di promuoverlo l'Udc, Unione democratica di centro, primo partito politico svizzero, noto per le sue posizioni conservatrici, che ha già dimostrato di avere la capacità di raccogliere le firme richieste per l'indizione del referendum. L'iniziativa dell'Udc vorrebbe limitare gli ingressi, "mediante tetti massimi e contingenti per tutte le autorizzazioni contemplate nella legge sugli stranieri". Saranno inclusi i frontalieri, come pure i rifugiati, e verrà privilegiata la manodopera locale. 27 ottobre 2011
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GLI AFFAMATI
I dati dell'indice globale della fame 2011
Presentata l'11 ottobre l’annuale classifica della fame nel mondo. 122 i paesi analizzati: di questi 26 hanno ancora livelli di fame allarmante o estremamente allarmante e 19 sono africani. La prestazione peggiore è dell’Rd Congo, che dal 1990 a oggi ha peggiorato il suo punteggio del 63%. La performance migliore, invece, è del Ghana che ha abbassato l’indice del 59%. C'è ancora una classifica internazionale dove l'Africa sub sahariana svetta a braccetto con alcuni paesi dell'Asia meridionale: l'indice globale della fame 2011 (Global hunger index, Ghi 2011, nell'acronimo inglese). La "classifica della fame" - i cui risultati sono stati presentati stamani, 11 ottobre, a Milano presso la sede dell'Ispi - fotografa la situazione di 122 paesi che non galleggiano in una situazione economica dorata. Di questi 122 paesi, 26 hanno ancora livelli di fame allarmante o estremamente allarmante: 19 sono africani. Con Burundi e Rd Congo che presentano la situazione peggiore e che condividono con Ciad ed Eritrea il primato di situazione estremamente allarmante. A scrivere il rapporto sono stati 3 organismi internazionali: l'americano International food policy research institute, la tedesca Welthungerhilfe, e l'ong anglo-irlandese Concern. L'edizione italiana è stata curata da Link 2007 in collaborazione con Cesvi e Cosv. Il Ghi (l'indice globale della fame), che integra l'annuale rapporto sulla fame della Fao, prende in considerazione 3 parametri: la percentuale di persone denutrite, la percentuale di bimbi sottopeso in età compresa tra 0 e 5 anni e il tasso di mortalità infantile. Il rapporto di quest'anno offre un quadro del recente passato. Non del presente, perché non ci sono dati definitivi e ufficiali né sulla crisi del Corno d'Africa né sugli effetti della crisi alimentare che ha colpito il pianeta quest'anno. Si basa, comunque, sui dati più aggiornati a disposizione. Nessuna informazione dalla Somalia. La particolarità dell'edizione di quest'anno è che si possono confrontare i dati 2011 con quelli pubblicati nel 1990, nel 1996 e nel 2001. In base a questa serie storica, emerge che a livello globale il Ghi è sceso dai 19.7 del 1990 agli attuali 14.6. In Africa si è passati dal 25.1 al 20.5. Una discesa pari al 18%. Inferiore rispetto ad altre parti del globo (25% In Asia meridionale; 39% nel Vicino Oriente e Africa del Nord, 44% in America Latina e Caribi). L'unico paese africano che risulta tra i 10 che sono stati in grado di ridurre il proprio punteggio di Ghi del 50%, o più, è stato il Ghana (da 21.0 a 8.7, pari al 59%). Angola, Etiopia, Mozambico e Niger sono le altre nazioni che hanno mostrato i progressi più evidenti in termini assoluti. L'Rd Congo, invece, vanta il triste primato di essere stato l'unico paese al mondo a passare da allarmante a estremamente allarmante, con il Ghi che è aumentato del 63% (da 24.0 a 39.0). Tra i paesi che hanno offerto le prestazioni peggiori anche il Burundi (più 21% da 31.4 a 37.9), le Comore (più 17%, da 22.3 a 26.2), lo Swaziland (più 15%, da 9.1 a 10.5) e la Costa d'Avorio (più 8%, da 16.6 a 18.0). Burundi e Ciad sono anche le uniche due nazioni a non essere uscite dalla categoria "estremamente allarmante". La pubblicazione dell'indice globale della fame è, abitualmente, anche l'occasione per approfondire un argomento legato all'insicurezza alimentare. Nel 2011 è stato sviscerato il tema, attualissimo, della volatilità dei prezzi alimentari, che ha una ricaduta immediata nel bilancio delle famiglie più povere del pianeta. Dal 2007 i prezzi sul mercato mondiale di riso, mais, frumento e degli altri prodotti alimentari di prima necessità sono andati crescendo, per poi subire una brusca frenata nel 2009 e ritornare a salire nel 2010-2011, stabilizzandosi solo nella seconda metà di quest'anno, in base agli ultimi dati forniti dalla Fao. Dietro questa dinamica, secondo il rapporto reso noto oggi, si celano processi e cause diversi: dalla speculazione e corsa all'accaparramento delle terre, alla crescita di nuovi mercati; dai cambiamenti climatici, alle culture dedicate alla produzione di biocarburanti fino ad arrivare alle inadatte politiche agricole e commerciali. Tra i grafici proposti, uno merita particolare attenzione: evidenzia come sia il fattore cambiamento climatico, ancor più dell'effetto della crescita economica, a determinare nei prossimi anni il rialzo dei prezzi alimentari mondiali. 19 ottobre 2011
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PACE ALL'AFRICANA
Il premio Nobel per la pace alla presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf, alla connazionale Leymanh Gbowee e all'attivista yemenita Tawakkul Karman
Il premio Nobel per la pace di quest'anno è stato assegnato alla presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf, alla connazionale Leymanh Gbowee e all'attivista yemenita Tawakkul Karman. Il premio rappresenta, secondo le intenzioni del comitato per il Nobel, un riconoscimento del rafforzamento del ruolo delle donne, in particolare nei paesi in via di sviluppo. La Sirleaf è la prima presidente donna di uno stato africano, la Gbowee è un’attivista pacifista, la Karman si occupa di diritti delle donne e democrazia nello Yemen, paese negli ultimi mesi in preda a gravi conflitti sociali e politici. Le tre donne sono state premiate dalla Commissione norvegese per "la loro battaglia non violenta per la sicurezza delle donne e per i diritti delle donne alla piena partecipazione all’impegno per la costruzione della pace". 8 ottobre 2011
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