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DALL'ITALIA
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NEANCHE 25 CASE ?
Maroni nega ai rom del Triboniano le 25 case promesse dal comune e rilancia l'"idea" dell'espulsione anche di cittadini comunitari. Poi, forse, ci ripensa
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha tuonato lunedì 27 settembre a Milano che nessuna delle famiglie allontanate dagli accampamenti rom sarà ospitata in alloggi del Comune. Già che c'era ha rilanciato la sua "proposta" di estendere la possibilità dell'espulsione anche ai cittadini comunitari. Queste le sue parole: "Sono necessari strumenti per espellere i cittadini comunitari se non hanno i requisiti. Soprattutto in vista dell'imminente allargamento dell'area Schengen". Una settimana dopo, essendosi reso conto di aver affondato l'accordo in proposito tra sindaco e Prefetto, è parzialmente tornato indietro con la diplomatica dichiarazione" Le famiglie sgomberate dal Triboniano meritano un alloggio degno, senza però che questo venga percepito dai milanesi come una ingiustizia o una discriminazione nei confronti dei cittadini milanesi poveri". Il campo comunale rom del Triboniano verrà smantellato entro fine ottobre per fare spazio a una strada per l’Expo 2015. Ai rom del Triboniano sono state promesse 25 case popolari (si badi bene per 700 persone). La sparata sulle espulsioni anche di cittadini comunitari dei comunitari mette il dito sulla piaga: si smantellano i campi; non si vuol far niente per risolvere, o almeno lenire, i drammatici problemi dei rom; non li si può espellere perché sono italiani o più spesso comunitari, qualche volta senza documenti; riparte così la giostra di nuovi campi. Il campo di via Triboniano, l’insediamento rom più grande di Milano, che verrà smantellato è costato al Comune di Milano due milioni di euro, . 4 ottobre 2010
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XX RAPPORTO
Roma, 26 ottobre. Presentazione Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes 2010 – XX Rapporto
Gli appuntamenti istituzionali del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes nell’anno del XX anniversario sono i seguenti: - 26 ottobre – Presentazione Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes 2010 – XX Rapporto a Roma e in altre città italiane - 25 novembre – Roma, Presentazione Osservatorio Romano sulle Migrazioni – VII Rapporto - 2 dicembre – Roma, Presentazione Rapporto Italiani nel Mondo 2010 – V Rapporto Da ricordare: 22 ottobre –Roma, Salone dell’Editoria Sociale, l. go Ascianghi, 5 (ex- Gil) 23 settembre 2010
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4 NUOVI CIE ?
A che punto è la costruzione dei nuovi CIE annunciata da Maroni? L'articolo di Carta del 10 settembre
Quattro nuovi CIE entro la fine del 2010. Riportiamo su indicazione di MigrantiTorino l'articolo di di Sarah Di Nella pubblicato dal settimanale Carta del 10 settembre 2010, n. 29: Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni ha spesso ripetuto che entro la fine del 2010 quattro nuovi Cie sarebbero stati aperti in Veneto, Toscana, Campania e nelle Marche. A fine luglio però il sottosegretario agli interni Alfredo Mantovano parlava di un nuovo Cie in quattro regioni, ma le Marche erano state sostituite dal Piemonte. «L’obiettivo – diceva Mantovano – è di aprire in qualche mese centri anche in regioni densamente popolate come la Campania, il Veneto, la Toscana e il Piemonte dove fino a questo momento non è stato possibile». A soli quattro mesi della fine dell’anno, l’apertura di questi Cie sembra molto improbabile. L’ipotesi Marche sembra sfumata, forse perché il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, ha scritto una lettera al ministro nella quale annuncia «l’indisponibilità del governo regionale a condividere la scelta di realizzare un Cie nel territorio marchigiano». Già nel 2009, ricorda Spacca, il consiglio regionale delle Marche sottolineava come «il trattenimento dei cittadini immigrati in attesa di identificazione si è rivelato essere un trattamento ai limiti della legalità, causa di dispersioni di famiglie e fenomeni di autolesionismo e suicidio, e che va comunque considerato lesivo dei diritti umani e fuorviante negli scopi che persegue». Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi non si è mai opposto all’apertura di un campo di detenzione per migranti, neanche dopo la bocciatura dei mini Cie «più umani» proposto dall’esponente del Pd. «Non siamo a favore della Bossi-Fini – ha detto Rossi – Al ministro Maroni ribadisco quello che ho sempre detto e cioè le nostre precise condizioni sul Cie, in particolare il rispetto dei diritti umani». Il Cie dovrebbe sorgere vicino all’aeroporto di Firenze, nel comune di Campi Bisenzio, anche se non si conosce ancora con certezza la collocazione. Sel frattempo si mobilita la rete NoCie toscana. In Campania, l’aerea individuata per il nuovo centro è vicina all’aeroporto militare di Grazzanise, in provincia di Caserta. Gli attivisti del centro sociale ex Canapificio sono impegnati nella raccolta delle informazioni. Spiega Mimma del Canapificio: «Non ci sembra che si stia concretizzando nulla, ma restiamo mobilitati contro l’apertura di un Cie a Caserta e contro l’esistenza di queste strutture. Durante i cortei dell’8 e del 9 ottobre prossimi chiederemo alle istituzioni e in particolare al presidente della provincia di Caserta, Domenico Zinzi, di pronunciarsi contro l’apertura del Cie». Mantovano non perde occasione per ribadire l’importanza dei Cie per le politiche migratorie del governo Berlusconi e la presunta efficacia del sistema italiano. «Dal primo gennaio di quest’anno – spiega il sottosegretario - sono circa 9.300 i clandestini che passando attraverso i Cie sono stati riaccompagnati nei paesi di origine. Il che dimostra l’efficacia del meccanismo dell’espulsione. I Cie italiani hanno standard di qualità di vivibilità certamente migliori in Europa. Basta pensare a quello che è accaduto in Francia a Calais o nelle enclave spagnole di Ceuta e Melilla per capirlo». E le evasioni che hanno animato l’estate dei Cie italiani? Il sottosegretario le liquida così: «Il periodo estivo ogni anno è quello in cui si registrano i maggiori tentativi di fuga o di fuga realizzata. Tensioni frutto delle caratteristiche della struttura». 17 settembre 2010
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MOTOVEDETTA LIBICA
Una motovedetta libica con a bordo anche militari italiani ha sparato contro un peschereccio di Mazara del Vallo. E' una delle 6 consegnate a Gheddafi per contrastare l’immigrazione clandestina
Una motovedetta libica con a bordo anche militari italiani ha sparato nella notte del 12 settembre contro un peschereccio di Mazara del Vallo. L’imbarcazione che ieri sera ha aperto il fuoco è una delle sei, appartenenti alla Guardia di finanza, che il governo italiano ha consegnato alla Libia nell’ambito dell’accordo per contrastare l’immigrazione clandestina. A essere presa di mira a pochi giorni dalla discussa visita di Muhammar Gheddafi nel nostro Paese è stato il peschereccio Ariete, che non si è fermato all’alt intimato dalla motovedetta libica, su cui i nostri militari svolgevano la funzione di osservatori e consulenti tecnici prevista dall’accordo. Il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha disposto un’inchiesta per accertare quanto accaduto. Secondo quanto ha riferito il comandante del peschereccio Gaspare Marrone, l’assalto è avvenuto a circa 30 miglia dalle coste libiche, al confine con la Tunisia, all’interno del Golfo della Sirte. Una zona che le autorità di Tripoli, nonostante le norme del diritto marittimo internazionale, continuano a considerare di propria esclusiva competenza. ”Siamo vivi per miracolo, hanno sparato all’impazzata sfiorandoci – ha raccontato Alessandro Novara, un membro dell’equipaggio –. Solo per un caso non hanno provocato l’esplosione di alcune bombole di gas”. La sparatoria al largo delle coste della Libia non ha avuto conseguenze sull’equipaggio, che è riuscito a evitare l’abbordaggio e ha proseguito la navigazione verso il porto di Lampedusa, dove è giunto questa mattina. La procura di Agrigento ha aperto un fascicolo conoscitivo sulla vicenda. Secondo una prima ricostruzione, I fari della motovedetta battente bandiera libica, illuminano all’improvviso il motopesca “Ariete”. Si sente un avvertimento a consegnarsi, ma l’equipaggio del peschereccio di Mazara del Vallo dà forza ai motori. Teme un sequestro, come avvenuto in passato per altre imbarcazioni siciliane. I libici allora vanno all’inseguimento e sparano: uno, due, tre raffiche di mitraglia. I magistrati agrigentini sentiranno al più presto l’equipaggio dell’“Ariete” per chiarire alcuni passaggi. L’Ariete è un peschereccio d’altura di 32 metri con dieci uomini d’equipaggio, che in passato è stato protagonista di numerosi interventi di soccorso a barconi di migranti in difficoltà. Per lo spirito di abnegazione dimostrato in queste occasioni, nel giugno del 2008 il capitano Marrone e il suo equipaggio hanno ottenuto il premio “Per mare”, istituito dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati. 14 settembre 2010
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COLF
Metà delle colf della sanatoria del settembre 2009 sono ancora senza permesso di soggiorno. Lo rileva l’associazione Contribuenti.it
Riportiamo su indicazione di Migranti Torino l'articolo di fonte www.stranieriinitalia.it sullo stato della regolarizzazione delle colf della sanatoria 2009.
Roma, 6 settembre 2010 – Circa la metà delle colf immigrate in Italia non ha ancora il permesso di soggiorno nonostante abbia presentato la documentazione necessaria. Lo rileva Contribuenti.it. Ad un anno esatto di distanza, secondo dati dell’associazione, oltre 300mila lavoratori domestici immigrati sono ancora in attesa di essere convocati dalle questure per firmare il contratto di lavoro necessario per ottenere il permesso. La questura di Latina ha il record assoluto negativo con solo il 22,71% delle colf richiedenti che ha potuto sottoscrivere un contratto. Seguono Napoli con il 23,76% e Torino con il 27,83% delle pratiche lavorate. I contratti sottoscritti, a livello nazionale, sono stati circa 174 mila su quasi 300mila domande presentate. Vale a dire che circa il 41% delle famiglie non ha potuto sottoscrivere il contratto con la propria colf. 9 settembre 2010
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A ROMA CON I ROM
Roma, 4 settembre. Sit in a Campo de' Fiori a sostegno dei rom in concomitanza con la riuscitissima manifestazione francese di Parigi
Si è tenuta a Roma il 4 settembre la manifestazione in solidarietà con il popolo rom in contemporanea con quelle di altre città europee (a Parigi hanno sfilato in 50.000). Il sit in di Roma, cui hanno partecipato centinaia di persone, rom e non solo, si è tenuto a Campo de' Fiori, a due passi da piazza Farnese dove ha sede l'ambasciata francese. La manifestazione è stata indetta dal Coordinamento nazionale antidiscriminazione per protestare contro la politica di Sarkozy dei rimpatri dei rom e contro le dichiarazioni di Maroni ("Saremo più duri di Sarkozy") a favore dei rimpatri assistiti e volontari dei rom. Obiettivo della manifestazione anche la protesta contro il Piano rom di Alemanno dove secondo gli organizzatori "L'attuale amministrazione comunale ha peggiorato le condizioni di vita dei rom". 5 settembre 2010
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MARONI COME SARKOZY
Offensiva della Lega contro i rom. Adesso per Maroni è arrivato il momento di "espellere anche i cittadini comunitari"
Con un'intervista al Corriere della sera del 21 agosto scende in campo contro i rom il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Sulla scia delle misure di rimpatrio forzato prese dal presidente francese Sarkozy Maroni afferma che è arrivato il momento di fare un passo in più nelle politiche finora attuate contro i rom e che si può arrivare "alla possibilità di espellere anche i cittadini comunitari". "Espulsioni come per i clandestini, non rimpatri assistiti e volontari. Naturalmente -precisa Maroni- solo per chi viola la direttiva che fissa i requisiti per chi vive in un altro Stato membro: reddito minimo, dimora adeguata e non essere a carico del sistema sociale del Paese che lo ospita. Molti rom sono comunitari ma non rispettano nessuno di questi requisiti". Sul tema dei rom, popolazione transnazionale per antonomasia e fortemente radicata in molti paesi europei, la palla va naturalmente alla Comunità europea, titolare delle decisioni attinenti la mobilità all'interno degli stati membri. Nello specifico la normativa dell'Unione Europea vieta l'espulsione dei cittadini comunitari. "Durante la discussione per il pacchetto sicurezza fu proprio l'Italia a chiedere a Bruxelles la possibilità di attivare questa procedura -ricorda Maroni- ma il commissario Jacques Barrot, francese, rispose di no: in base al principio di proporzionalità, disse, l'unica sanzione possibile per un comunitario è l'invito ad andarsene, che serve a ben poco. Ma adesso torneremo alla carica. Il 6 settembre ne discuteremo a Parigi in un incontro con i ministri dell'Interno di diversi Paesi europei". foto di Francesco Paraggio su Flickr.com Per aiutare i nostri lettori a districarsi su un tema così complesso pubblichiamo in allegato l'articolo di Enrico Panero pubblicato su www.apiceuropa.com 24 agosto 2010
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allegati all'articolo:
rom.pdf
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I DETENUTI IN ITALIA
Al 31 luglio 2010 i detenuti nelle carceri italiane sono 68.121, di questi 24.675 sono stranieri
Presentiamo nel Pdf allegato i dati fornitici da Ristretti Orizzonti relativi ai detenuti nelle carceri italiane al 31/7/2010 di fonte: Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato statistica ed automazione di supporto dipartimentale - Sezione Statistica. 10 agosto 2010
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allegati all'articolo:
detenuti_31_luglio_2010.pdf
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CLANDESTINO DAY
24 settembre 2010. Di nuovo il "Clandestino day" proposto da Carta. Questa volta l'attenzione è alla formazione e alla scuola
Riportiamo l'appello di carta per il Clandestino Day del 24 settembre 2010
FACCIAMO L’APPELLO Nel settembre 2009 in 60 città 500 organizzazioni diedero vita al Clandestino Day proposto da Carta. I motivi e le modalità che spinsero alla riuscita di quella giornata sono ogni giorno più validi e ci spingono a proporre il Clandestino Day anche per il 2010. Le leggi razziste del governo hanno prodotto un imbarbarimento delle relazioni sociali e delle condizioni di vita dei migranti che vivono in Italia o che provano ad arrivarci. Reato di clandestinità, prolungamento della detenzione nei Cie, respingimenti in mare, violazione del diritto d’asilo, sanatoria- truffa, permesso di soggiorno a punti, tetto scolastico, sono tutti tasselli di questo nuovo razzismo, istituzionale e popolare, a cui vogliamo opporci. Come risposta a questo clima insopportabile cresce, spesso invisibile agli occhi dell’informazione ufficiale, una società aperta, accogliente, solidale e sempre più meticcia, fatta di scuole di italiano, sostegno legale, occupazioni di case, assistenza sanitaria, scambio culturale. La rivolta di Rosarno e le ribellioni sempre più frequenti nei Centri di detenzione per migranti ci parlano di un’emergenza sempre più pressante per cambiare le leggi italiane. I movimenti italiani contro il razzismo sono in profonda trasformazione, hanno saputo parlarsi e trovare momenti comuni molto importanti, come la grande manifestazione del 17 ottobre 2009 e come la giornata del primo marzo 2010. Nella differenza queste due giornate ci segnalano un nuovo protagonismo dei migranti e la capacità di reinventare il lessico dell’antirazzismo. Il Clandestino Day vuole essere una giornata a disposizione di tutti, per intrecciare e allargare reti, per dare visibilità a tutti e a ognuno con le proprie forme e i propri linguaggi. Quest’anno abbiamo pensato di suggerire un tema e un luogo sui quali concentrare l’immaginazione del Clandestino Day: la formazione e la scuola. Migliaia di insegnanti, dalle materne alle superiori, fanno ogni giorno un lavoro prezioso per far crescere e vivere insieme la prima generazione italiana compiutamente meticcia. Questo lavoro è sempre più minacciato dalle campagne mediatiche e dalle riforme che propone il ministro Mariastella Gelmini, dai tagli alla scuola di ogni ordine e grado all’istituzione del tetto per i figli dell’immigrazione. Per questo pensiamo che oggi sia fondamentale difendere la scuola come luogo decisivo, dove costruire un altro modo di vivere insieme. Per il 24 settembre 2010 proponiamo quindi di organizzare una giornata nazionale in cui promuovere le più diverse e creative forme di protesta e di stare insieme. Un giorno nel quale ognuno di noi si dichiara clandestino. Cene, proiezioni, concerti, partite di pallone, lezioni all’aperto, manifestazioni, presidi, presentazioni di libri, azioni, mostre fotografiche, assemblee, feste, spettacoli teatrali… Il tema è libero, chi vuole porterà il Clandestino Day a scuola. Ognuno è clandestino, nessuno è clandestino. http://clandestino.carta.org/tag/clandestino-day/ Le adesioni e le informazioni su tutti gli appuntamenti promossi vanno inviati a carta@carta.org. 31 luglio 2010
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L'ESAME
Il contenuto del Decreto interministeriale che stabilisce le modalità per sostenere l’esame di lingua italiana per richiedere la carta di soggiorno
Vista la più che giustificata attesa, quando non preoccupazione, relativa all'esame di italiano per ottenere il permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno) riproponiamo i contenuti del Decreto interministeriale del giugno 2009 che regola la materia ribadendo che per quanto a nostra conoscenza non si hanno ancora notizie delle scelte tecniche delle Prefetture che dovranno tradurre in pratica il provvedimento.
Come stabilito dalla legge n. 94 del 2009 (c.d. pacchetto sicurezza), i cittadini stranieri che richiedono il permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo devono superare un esame di lingua italiana. Il decreto interministeriale del 4 giugno 2010 (Ministero dell’Interno e dell’Istruzione dell’Università e la Ricerca) ha recentemente disciplinato le modalità di svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana per i cittadini stranieri che intendono richiedere il permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo (c.d. ex carta di soggiorno). I richiedenti dovranno dimostrare di conoscere la lingua italiana almeno a livello A2. La richiesta di partecipazione al test deve essere inoltrata via informatica alla Prefettura territorialmente competente in base al domicilio del richiedente. Entro 60 giorni la Prefettura provvede alla convocazione per lo svolgimento del test che verrà organizzato con la collaborazione di un ente di certificazione ( Università di Roma Tre, Università per stranieri di Perugia, Università per stranieri di Siena, Società Dante Alighieri). Il test è in generale svolto con modalità informatiche ma a richiesta dell’interessato può avvenire in altre modalità. Il risultato verrà inserito in un apposito sistema del Dipartimento libertà civili e immigrazione e in caso di esito negativo lo straniero può ripetere la prova. I minori di 14 anni e le persone affette da gravi limitazioni di capacità di apprendimento linguistico potranno non sostenere l’esame producendo opportuna certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica. Inoltre, non deve sostenere l’esame chi: - è già in possesso di un attestato di lingua. In tal caso è sufficiente dimostrare di aver frequentato un corso di lingua italiana organizzato dai centri provinciali per l’istruzione degli adulti; - chi ha conseguito il diploma di scuola secondaria di primo o secondo grado presso un istituto scolastico; - chi ha ottenuto nell’ambito dell’accordo di integrazione il riconoscimento di un livello di conoscenza di lingua italiana non inferiore al livello A2; - chi è entrato in Italia ai sensi dell’art. 27 del Testo Unico Immigrazione come dirigente, professore universitario, interprete e giornalista. Soggetto competente ad esaminare la domanda di rilascio del permesso CE è la Questura che verifica la sussistenza della conoscenza della lingua italiana attraverso il sistema informatico del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione o tramite la documentazione allegata alla domanda negli altri casi. Ai Prefetti sarà affidato il compito di individuare le sedi per lo svolgimento del test anche attraverso accordi con gli enti locali. Ai Consigli territoriali per l’immigrazione sarà delegata la promozione di progetti di informazione per illustrare le modalità di attestazione della lingua. Le nuove disposizioni saranno in vigore da dicembre 2010. foto dall'album di cinocino su flickr.com 21 luglio 2010
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