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STORIE SENZA CONFINI
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A MILANO
I vigili contro un camper di rifugiati a Baggio
Riportiamo il comunicato dell'Associazione antirazzista e interetnica “3 febbraio” di Milano sull'azione dei vigili di Milano contro un camper che ospita alcuni rifugiati di piazza Oberdan:
È accaduto ieri notte 21 gennaio alle ore 23.30 circa, 4 pattuglie della polizia municipale sono arrivate in zona Baggio dove staziona il camper messo a disposizione dalla nostra associazione, che ospita alcuni rifugiati di piazza Oberdan da mesi. Non si è trattato di un normale controllo, ma, nei toni e nelle forme, di una vera e propria repressione attuata dopo che i rifugiati, lo stesso giorno, avevano organizzato un volantinaggio in zona Porta Venezia. Hanno svegliato i rifugiati che dormivano spalancando la porta, con atteggiamenti intimidatori, dicendo che dovevano andare nei dormitori. Inoltre hanno tentato di sequestrare il libretto di circolazione del camper, ma non ci sono riusciti perché i fratelli, mettendosi intorno all’auto della pattuglia, hanno fatto si che non potesse ripartire subito. All’arrivo di Lorena dell’a3f e dei compagni di Socialismo rivoluzionario chiamati,i toni da parte degli agenti sono cambiati ed il libretto è stato riconsegnato. Mentre il comune di Milano continua a negare qualsiasi accoglienza ai rifugiati, arriva a mandare la polizia locale a fare una multa di 38 euro per sosta in modo diverso dalla segnaletica prevista, l’unico camper multato in tutta la zona di Baggio per questo motivo. Non solo il Comune di Milano non è in grado di dare una degna accoglienza ai rifugiati, ma punisce chi, solidarizzando, permette loro di avere un riparo notturno in questo rigido inverno milanese. La nostra solidarietà con i rifugiati in lotta per i loro diritti umani non è venuta meno in tutti questi mesi. Facciamo appello a tutti i comitati antirazzisti, le associazioni e le persone che, con noi, hanno sostenuto materialmente e psicologicamente i rifugiati di piazza Oberdan sin dall’ aprile dello scorso anno, a rinnovare la loro solidarietà perché la lotta non è finita e nei prossimi giorni daremo notizie delle varie iniziative che si stanno pensando. Associazione antirazzista e interetnica “3 febbraio” sede di Milano Via Boiardo,12 milano.a3f@libero.it Tel 348 7329075 26 gennaio 2010
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IL CANTANTE DEL LAGER
In libreria a gennaio la testimonianza del deportato triestino Eno Mucchiutti raccolta da Marco Coslovich
La società editrice Nuovadimensione pubblicherà per la Giornata della Memoria 2010 la testimonianza del deportato triestino Eno Mucchiutti, raccolta da Marco Coslovich nel libro "Il cantante del lager". Il libro che uscirà in libreria prevista per metà gennaio riporta la vicenda di Eno Mucchiutti, deportato in quattro campi di sterminio nazisti da cui si salva grazie alla sua voce di potente baritono. Una testimonianza autentica ed emozionante che racconta il dolore, il coraggio, la volontà e la speranza di un uomo. Il volume (ISBN 978-88-89100-63-9 pagine 144 prezzo 14 euro) è a cura di Marco Coslovich, insegnante, studioso e ricercatore di storia contemporanea. L'autore e il curatore sono disponibili a partecipare a incontri e convegni in occasione della Giornata della Memoria. Copie staffetta del libro sono disponibili solo per giornalisti interessati. 17 gennaio 2010
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UN BARBONE
Napoli. Clochard morto probabilmente di freddo dopo essere stato gettato in una fontana
Riportiamo da leggonline la vicenda di un clochard morto di freddo dopo essere stato gettato in una fontana a Napoli.
Gli agenti del commissariato di polizia San Carlo Arena, a Napoli, coordinati dalla Procura della Repubblica stanno ascoltando alcune persone per cercare di far luce sulla vicenda di un clochard che sarebbe morto, secondo quanto avrebbero riferito altri barboni che si trovavano con lui, dopo essere stato gettato in una fontana in piazza Cavour. L'uomo, Yussuf Errahali, era un marocchino di 37 anni. Il suo corpo - della sua vicenda riferisce il Corriere del Mezzogiorno che ha raccolto le testimonianze di alcuni volontari del Comune ai quali si sarebbero rivolti i clochard - è stato trovato vicino a una panchina. Gli abiti erano inzuppati d'acqua, effetto dell'immersione nell'acqua ghiacciata. Le versioni sulla vicenda sono discordanti. C'è chi dice che sarebbe stato gettato in acqua da un branco di persone. C'è anche chi riferisce che il barbone si sarebbe buttato da solo nella fontana. Nella stessa zona, ad ottobre scorso, un altro episodio inquietante. Un barbone finì in prognosi riservata: a dargli fuoco, secondo un'ipotesi investigativa, altri barboni. «Preoccupazione e sconcerto»: così il sindaco di Napoli, Rosa Iervolino, reagisce all'ipotesi che il clochard marocchino trovato morto all'esterno della stazione del metrò Museo sia stato gettato in una fontana. La polizia sta raccogliendo elementi per verificare l'attendibilità di questa versione, riferita da alcuni barboni della zona a un gruppo di volontari del Comune. «Quelli dei senza fissa dimora sono problemi che non mi fanno dormire - afferma Iervolino prima del consiglio comunale - il fatto che una persona possa essere trattata così mi angoscia. Il Comune cerca di aumentare i posti per i senza fissa dimora, ma sentire cose del genere ferisce davvero». 15 gennaio 2010
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FATHIA FIKRI
Acquanegra sul Chiese (Mantova) operaia marocchina muore in casa. Non voleva andare dal medico per paura del posto di lavoro. Vegliata per ore dalla figlia di 5 anni
Riportiamo dal Corriere della sera.it l'articolo sulla morte di Fathia Fikri di Acquanegra sul Chiese, nel Mantovano: A Mantova, marocchina muore in casa, vegliata per ore dalla figlia di cinque anni Secondo un'amica stava male da giorni ma non voleva andare dal medico per paura di perdere il lavoro MANTOVA - È morta per un malore e il suo cadavere è stato vegliato per circa ore dalla figlia di cinque anni. È successo ad Acquanegra sul Chiese, nel Mantovano, in un appartamento dove madre e figlia vivevano sole. Fathia Fikri, 43 anni, marocchina, è stata trovata vicino al letto, con il volto insanguinato, da un amico preoccupato perché non riusciva a contattarla. Accanto la bambina, impaurita ma convinta che la mamma stesse dormendo. NON ANDAVA DAL MEDICO - I carabinieri in un primo momento hanno pensato a un'aggressione ma poi alcuni conoscenti della donna hanno detto che Fathia aveva loro confidato di non sentirsi bene nei giorni scorsi: dunque ha preso corpo l'ipotesi di un malore improvviso. Tanto più che un'amica ha rivelato che non era andata dal medico per paura di dover stare a casa in malattia e perdere il lavoro. Fathia era impiegata in una cooperativa per le pulizie. La donna dunque potrebbe essere caduta e aver battuto il volto sul pavimento procurandosi la ferita. Lunedì il magistrato di turno deciderà se effettuare l'autopsia. 10 gennaio 2010
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PROGETTO
In provincia di Cuneo il progetto di Marie Arlais sui lavoratori migranti nel settore agricolo
Ci ha telefonato Marie Arlais, ricercatrice francese che sta lavorando ad un progetto sui "Lavoratori Migranti nel settore agricolo " per chiedere di aiutarla nel suo lavoro. Il progetto ha avuto inizio nel 2007 da diverse strutture francesi : l’associazione AMORCES1, l’associazione Gisti2, il sindacato agricolo Confédération Paysanne3 e Echanges et Partenariats. Questo progetto mira a lottare contro gli effetti negativi dei politiche liberiste imposte dall’UE nell'ambito agricolo. Esso si orienta verso le problematiche della difesa dei diritti fondamentali, come i diritti dei lavoratori e dei migranti. Per portarlo avanti Marie Arlais cerca di contattare e incontrare persone che conoscono bene la questione, o che sarebbe interessati (migranti stagionali o che lavorano nel settore agricolo, membri di associazione di migranti o che aiutano i migranti). Peer parte nostra faremo quello che potremo, ai nostri lettori che fossero interessati a dare una mano la mail di Marie mariearlais@yahoo.fr In allegato il sunto del progetto 8 gennaio 2010
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STUDENTI STRANIERI
Un visto per gli studenti stranieri. L'articolo di Tito Boeri su www.lavoce.info
Un visto per gli studenti stranieri. Riportiamo su indicazione di MigrantiTorino l'articolo di Tito Boeri su www.lavoce.info Il nostro paese ha bisogno di capitale umano per uscire non solo dalla recessione, ma anche dalla stagnazione che l’ha preceduta. C’è un capitale umano che possiamo acquisire subito. E’ quello dei piccoli numeri, dei talenti che girano per il mondo e che si interrogano oggi su com’è cambiata la geografia del mondo dopo la crisi per decidere dove andare. Pochi innesti di qualità possono significare grandi cambiamenti nella nostra economia. Oggi i 2000 studenti di dottorato stranieri in Italia, in 9 su 10, pensano solo a scappare appena finiti gli studi perché sfiniti dai rinnovi dei permessi di soggiorno, dalle forche caudine cui vengono sottoposti dalle nostre leggi sull’immigrazione. Introduciamo subito un visto per gli studenti (come il J1 negli Stati Uniti) che permetta di risiedere, entrare ed uscire legalmente dal nostro paese per tutta la durata del corso di studi. Deve essere concesso sulla base di una lettera di accettazione dell’università che accoglie il dottorando e che ha tutti gli incentivi ad ammettere solo gli studenti con maggiori potenzialità. A quel punto potranno pensare solo a studiare senza dover frequentare a lungo le nostre questure in attesa di un rinnovo del permesso, che poi arriva immancabilmente quando è già scaduto. Le nostre politiche dell’immigrazione dovranno poi garantire una corsia preferenziale a chi ha studiato da noi e ha una laurea o un dottorato. Chi viene da noi deve già sapere che al termine del corso di studi verrà messo nella stessa condizione degli studenti italiani nel cercare un impiego. 30 dicembre 2009
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SHER KHAN
E' morrto per il freddo Sher Khan il leader storico dell'occupazione della Pantanella
E' Sher Khan, l’uomo pakistano morto la notte di mercoledì 9 dicembre a Roma a causa del freddo; era tra le circa 200 persone sgomberate a settembre dall’ex museo della carta, uno stabile in via Salaria 971. Il suo vero nome era Mohammed Muzaffar Alì, detto Sher Khan, attivista per i diritti umani, presidente e fondatore dell’ Associazione Unione Dei Lavoratori Asiatici [Uawa] in Italia. «E’ morto – spiega il consigliere comunale di Action Andrea Alzetta – a causa del freddo intenso, era un rifugiato pakistano, ed era senza fissa dimora dopo essere stato sgomberato dall’ex museo della carta. Ho conosciuto personalmente Sher Khan, uomo leale e coraggioso vittima di un sistema che dovrebbe produrre sicurezza, ma che in realtà genera ben altro». Sono molte le reazioni all’annuncio della morte di Sher Khan. L’assessore al bilancio della Regione Lazio Luigi Nieri ha ricordato che «si tratta di una persona che nella nostra città ha vissuto a lungo, impegnandosi anche in numerose lotte sociali, un punto di riferimento per la comunità pakistana, per i migranti di Roma e, più in generale, per tutti coloro che si occupano di immigrazione. L’ho conosciuto nel corso dell’occupazione dell’ex pastificio ‘Pantanella’ insieme a Dino Frisullo e don Luigi Di Liegro, in quella che fu una stagione di lotte ma anche di grande democrazia». «Le circostanze in cui è maturata [la sua morte, ndr.] – aggiunge Nieri – ci danno il segno di una città che sta diventando sempre più inospitale e indifferente ai problemi dei più bisognosi. E’ grave che un individuo come lui, che conosceva benissimo questa città, sia potuto morire nel totale abbandono e nell’indifferenza, in pieno centro». Come sottolinea Mario Antonio Angelelli, dell’Associazione Progetto Diritti, «sono migliaia le manifestazioni, le occupazioni di case sfitte, gli incontri, le visite agli aggrediti o agli infortunati sul lavoro [ha contribuito a costituire il Comitato Singh Mohinder per la tutela dei familiari stranieri delle vittime del lavoro], i comunicati, le denunce [una, ultimamente, anche contro il ministro Maroni], i volantini, i manifesti, che hanno visto per un ventennio Sher Khan come instancabile protagonista, a volte anche rischiando in proprio, visto che, incredibilmente, proprio lui, ultimamente era diventato un ‘clandestino’ e non aveva un permesso di soggiorno». fonte: clandestino.carta.org nella foto del corriere.it Sher Khan (secondo da destra) con don Luigi Di Liegro ai tempi dell'occupazione della Pantanella 14 dicembre 2009
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CENTRO DE TRANFORMAÇAO SOCIAL VIDA NOVA
Cuneo, 14 dicembre. Incontro sul Brasile all'oratorio salesiano di Cuneo
L'Associazione Compartir Giovane invita lunedì 14 dicembre alle ore 21 presso l'oratorio Salesiano di Cuneo via San Giovanni Bosco 21 all'incontro con DORIS FIARA responsabile del CENTRO DE TRANFORMAÇAO SOCIAL VIDA NOVA di Curitiba che attraverso l'accoglienza di bambini cerca di fornire loro un'alternativa alla vita di strada. Compartir Giovane sosterrà il centro attraverso la vendita dei calendarietti “Il respiro dell'Asia”. nella foto un'immagine di una marcia dei Sem Terra 11 dicembre 2009
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KURDI
Cuneo, 11 dicembre. Conferenza di Laura Schrader sul popolo Kurdo
Dignità e sofferenza di un popolo: i KURDI. la Scuoloa di pace di Boves con il Centro di Formazione Santos-Milani e l'Associazione per il dialogo tra le culture "Orizzonti di pace" nell'ambito della rassegna "La conoscenza dell'altro: peer sconfiggere la paura a salvaguardia dei diritti umani" presentano venerdì 11 dicembre a Cuneo - Seminario Vescovile - via A. Rossi 28 alle ore 20.45 la prof. Laura Schrader - giornalista e scrittrice che parlerà sul tema: "Dignità e sofferenza di un popolo: i KURDI". 9 dicembre 2009
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5 CURDI
Riportiamo dal sito di melting pot su segnalazione di MigrantiTorino l'articolo di Milena Zappon su 5 profughi curdi che sono riusciti a presentare la loro domanda di asilo al porto di Genova
Genova (Terminal S. Giorgio) - Sono scesi facendo con le mani il segno della V di vittoria, i cinque profughi curdi in mare da giorni e respinti da Francia e Spagna. Oggi a Genova è stato applicato il diritto di asilo. Una storia dal finale positivo. I cinque cittadini curdi, partiti dalla Turchia diversi giorni fa, hanno viaggiato da clandestini su una nave mercantile che ha toccato i porti di Italia, Francia e Spagna e da questi rimandati indietro. È la stessa storia, la stessa odissea che accomuna le tante persone che scappano da guerre, persecuzioni personali o inflitte ad un intero popolo. Rischiare la propria vita per tentare di viverne una migliore. Ma quello che succede in mare, nei porti e alle frontiere oramai è noto. Ecco perchè oggi è stata una bellissima giornata. I profughi curdi erano riusciti a mettersi in contatto con i parenti presenti in Italia, segnalando il nome della nave su cui viaggiavano e il prossimo attracco. I familiari, a loro volta, hanno avvisato alcuni avvocati genovesi. Così tutto si è svolto in fretta… Infatti, fin dalla mattinata di domenica, in porto erano presenti gli avvocati Laura Tartarini e Fabio Taddei, l’assessore regionale Franco Zunino assieme a rappresentanti della Comunità San Benedetto, per aspettare l’arrivo della nave turca e riuscire a mettersi in contatto con i curdi a bordo per far fare loro richiesta di asilo. Ma come sempre succede in questi casi, non è stato semplice arrivare all’obbiettivo. La nave, giunta in porto verso le 11, era pronta a prendere subito il largo già in serata, nonostante le rassicurazioni della polizia di frontiera: “Possiamo risolvere tutto domani…”. Ma “domani” la nave non ci sarebbe più stata e nemmeno il suo carico umano. Solo dopo una lunga trattativa, nel pomeriggio l’avv. Tartarini è riuscita a salire a bordo per incontrare i curdi, parlare con loro, esprimere la necessità di presentare domanda di asilo. Ci sono volute ore prima di vederli scendere dalla nave e solo mezz’ora prima che questa prendesse il largo. A terra, ad aspettarli, c’erano anche i giornalisti che hanno raccolto velocemente le loro storie e le loro speranze. Da domani inizia una nuova vita il cui esito sarà tutto nelle mani della Commissione territoriale per il diritto di asilo di Torino, che avrà il compito di esaminare le domande presentate dai curdi. Nel frattempo sono al sicuro, lontano dalla loro condanna a morte che la Turchia aveva già decretato. Oggi, il diritto di asilo ha vinto! Questa purtroppo, in Italia, è diventata un eccezione. Genova, 15 novembre 2009 Milena Zappon, Comunità San Benedetto al Porto
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