|
|
STORIE SENZA CONFINI
|
LA SOLITA
Consueto show della Santanchè. Questa volta contro la festa di fine Ramadan a Milano
Riceviamo dal sito ildialogo.org la seguente mail che giriamo ai nostri lettori: Solidarietà a fratelli e sorelle musulmani Provocazione della Santanchè contro la festa di Fine Ramadan a Milano Esprimiamo piena solidarietà ai fratelli musulmani per l'aggressione politica fisica e mediatica da essi subita a Milano in occasione della festa di Fine Ramadan da parte della deputata di destra Santanchè, che si è prodotta in una vera e propria aggressione ai danni delle donne musulmane che si recavano alla festa con i loro vestiti tradizionali. Questa signora ha la pretesa non solo di stabilire come debbono vestirsi le donne musulmane, ma anche di imporlo provocatoriamente durante un momento religioso di grande importanza quale la festa di Fine Ramadan. Se la Santanchè avesse fatto la sua azione nei confronti delle monache cattoliche, che si recano a messa con il velo in testa (come le musulmane), o davanti alle chiese pentecostali, che anch'esse impongono alle donne il velo durante le loro celebrazioni religiose, sarebbe stata come minimo arrestata per turbativa di rito religioso. Invece l’aggressore è stata fatta passare per vittima. Ricordiamo che la nostra Costituzione garantisce la libertà di culto (art. 8,19 e 20) e che nessuno può permettersi di offendere o disturbare una qualsiasi religione durante lo svolgimento di una propria iniziativa religiosa e che anzi il codice penale prevede specifici reati per chi offende una religione o tenta di impedire lo svolgimento di un proprio rito. I mass-media, anche quelli che in questi giorni hanno promosso una manifestazione per la libertà di stampa, hanno invece parlato di aggressione alla Santanchè, capovolgendo completamente la realtà che si evince anche dalle numerose fotografie scattate e pubblicate on-line. Nello stigmatizzare il comportamento dei mass media e delle forze politiche che promuovono l’islamofobia, non solo ribadiamo la nostra piena solidarietà ai fratelli musulmani ma siamo anche certi che la maggioranza degli italiani non si riconosce in quanti promuovono l’odio contro una specifica religione e vogliono imporre un modello unico di vita e di pensiero. E’ una esperieza che gli italiani ed il mondo intero hanno già fatto durante il fascismo ed il nazismo che la storia ha condannato. Si al dialogo, si all’amicizia fra i popoli, siamo tutti migranti, no al razzismo, alla xenofobia, all’islamofobia e a tutte le forme di razzismo di tipo religioso. Il Comitato Organizzatore della Ottava giornata Ecumenica del dialogo cristiano-islamico 21 settembre 2009
|
|
CIAO TERESA
E' morta il primo settembre Teresa Sarti la presidente di Emergency
Riportiamo il comunicato di Emergency seguito alla morte della sua presidente Teresa Sarti e una breve testimonianza da Cuneo:
Ciao Teresa Teresa Sarti 28 marzo 1946 - 1 settembre 2009 Dopo avere insieme condiviso per quindici anni il tempo dell'amicizia, del rispetto per la vita e per la sofferenza di tutti, dopo il lungo tempo di affetto, di speranze, di timore per la sua sorte personale, Emergency annuncia la morte della sua presidente Teresa Sarti Strada. Con la stessa apertura e con la stessa semplicità che aveva voluto per la vita di Emergency, Teresa ha accettato anche in questi suoi ultimi giorni la vicinanza di tutti coloro che hanno voluto esserle accanto. La serenità consapevole con la quale è andata incontro alla conclusione del suo tempo ha espresso il coraggio e la determinazione che rappresentano la verità della nostra azione in un'attività che ha dato senso alla sua e alla nostra esistenza. La dolcezza del ricordo coincide per noi con il rinnovo del nostro impegno per la pace e per la solidarietà. EMERGENCY
Scusate ma non riesco a trovare parole mie che non sembrino scontate e retoriche. Sono andata a trovarla a Torino la lunedì sera, ho nel cuore il suo sorriso. Lella Emergency Cuneo 3 settembre 2009
|
|
SCAGIONATO
Il missionario comboniano padre Kizito scagionato dalle accuse a lui rivolte
Dopo le falsità, si volta pagina. Il missionario comboniano padre Kizito, scagionato dalle accuse a lui rivolte, torna al lavoro. Il missionario, scagionato dalle accuse di pedofilia, ringrazia chi gli ha manifestato solidarietà, guarda al futuro del suo lavoro in Kenya e si preoccupa soprattutto che non sia intaccato il rapporto di fiducia con i suoi ragazzi. Senza dimenticarsi dei “furbetti” che hanno tentato di sgambettarlo… «La brutta storia, che sembra finalmente conclusa, mi ha ferito profondamente perché mi ha toccato in quei rapporti umani con i bambini e i giovani con i quali ho lavorato negli ultimi vent'anni, rapporti che considero la mia ricchezza più grande. Il fatto che dovunque vada, a Nairobi, come a Lusaka (Zambia), o sui Monti Nuba (Sudan), sempre incontro giovani e bambini che mi accostano con fiducia e mi parlano della loro vita, dà un senso alla mia vita». Con la lucidità che lo contraddistingue, padre Kizito Sesana, mette a fuoco in poche righe ciò che gli sta più a cuore e che le accuse di pedofilia, formulate a metà giugno da due suoi collaboratori, hanno rischiato di incrinare: la relazione franca e aperta con i giovani che incontra grazie alle attività di Koinonia, l'associazione che gestisce dei centri di accoglienza, recupero e reinserimento sociale di bambini e ragazzi di strada. Ora che due mesi di indagini della polizia di Nairobi hanno accertato che queste accuse sono del tutto infondate, padre Kizito, comboniano di 65 anni, torna sulla vicenda: da missionario guardando avanti e ringraziando i molti che lo hanno sostenuto, da conoscitore della realtà di Nairobi prefigurando le prossime mosse. «Nel suo testamento spirituale, Don Lorenzo Milani si diceva sicuro che Dio lo avrebbe perdonato anche se qualche volta aveva corso il rischio di avere voluto più bene ai suoi ragazzi che a Lui. Quell'affermazione mi colpì. Poi, nel corso degli anni, quando ho cercato di fare alcune cose, cercando magari maldestramente di imitare Don Milani, mi sono reso conto di quanto questo rischio sia autentico». «Le accuse di cui sono stato oggetto miravano a impedirmi di ritornare in Africa, così da consentire ai miei accusatori di impossessarsi delle strutture che, dalla fine degli anni '80 ad oggi, Koinonia ha costruito al servizio dei poveri. Per far ciò si è cercato di distruggere proprio questo rapporto con la gente e con coloro che sono stati il centro e la ragione del mio, del nostro lavoro in quanto Koinonia. Per me lo scrivere, l'insegnare e tutte le altre attività di animazione e di promozione umana, che magari all'inizio avevano un loro significato, nel corso degli anni sono diventati importanti solo in funzione del servizio ai bambini e ai giovani che si accostano alle tante attività che Koinonia ha avviato per loro». «Cosa cambia adesso? È troppo presto per dirlo. Ci sono ancora alcuni passi difficili da affrontare. Ci sono due querele contro di me, contro i missionari comboniani e l'arcidiocesi di Nairobi. Sono basate su accuse false e per le quali ovviamente non ci sono prove: probabilmente, dopo la dichiarazione del portavoce della polizia, saranno ritirate. Ma la giustizia umana è sempre passibile di forzature. Un altro passo sarà il decidere se e come querelare le persone e le istituzioni che hanno fatto questo gioco e che certamente avevano, e probabilmente ancora hanno, coperture importanti». «In tutta questa vicenda, per me pesantissima, ho avuto un sostegno fondamentale dalla solidarietà espressami da moltissimi - tanti amici ma anche tante persone che non conosco personalmente - attraverso appelli pubblici, lettere, telefonate, e con la preghiera. Particolarmente vicini mi sono stati i confratelli e i confratelli keniani, che mi hanno protetto e difeso, esponendosi in prima persona». «Cambierà qualcosa nelle mie attività e nel mio modo di vivere in Africa? Ancora non so rispondermi. Io vorrei continuare a migliorare il mio rapporto con tutti coloro che mi stanno intorno, ma mi accorgo che i fatti recenti mi hanno lasciato dei segni negativi. Spero di continuare a crescere e superare tutto positivamente. E che Dio continui a donarmi la pace e la forza interiore, che mi hanno sostenuto in questi mesi». 31 agosto 2009
|
|
VORREI PIANGERE
Riportiamo dal sito di misna.org la lettera di Giacomo Sferlazzo sui migranti morti in mare
“oggi non sto bene, oggi vorrei piangere…” lettera di Giacomo Sferlazzo, pubblicata dall’edizione on-line di "Grandangolo", giornale di Agrigento Oggi abbiamo saputo della morte di molte persone, persone che io non conoscevo personalmente, persone non clandestini, persone non criminali, oggi ho letto un articolo di un imprenditore, mio compaesano, che lodava Maroni perche ha risolto il problema dei “Clandestini” a Lampedusa, “L’immigrazione ci ha distrutto” dice il mio conterraneo, ma chi ha distrutto? Se ogni anno a Lampedusa si inaugurano due o tre attività nuove, a chi ha distrutto, gli imprenditori che fanno lavorare dodici ore i loro dipendenti senza alcun diritto sul lavoro? Come vi siete arricchiti ? Siete sicuri di essere nel giusto? Oggi sono morte delle persone che non sappiamo da quali situazioni scappavano, oggi sono morte delle persone che non avevano niente, niente macchinoni, niente case con televisori al plasma e aria condizionata in ogni stanza, niente vestiti firmati, niente mangiare da buttare perche siamo troppo pieni, niente arroganza da mostrare nelle feste. Ci diciamo cristiani, devoti della Madonna di Porto Salvo, ma non abbiamo neanche l’idea di cosa significhi essere Cristiani, e il nostro porto lo vorremo pieno di barconi da cui scendono donne con collane di perle e uomini con occhiali da trecento euro, i poveracci a casa loro, quelli che non portano soldi a casa loro. Un ragazzo eritreo mi raccontò che un giorno andò a scuola, ritornando al suo villaggio trovò l’intero villaggio distrutto la sua famiglia sterminata, cosa avremmo fatto noi, se non impazzire, cosa avremmo fatto noi? Noi che ci lamentiamo perche abbiamo l’immagine rovinata dagli sbarchi dei clandestini? Noi che l’egoismo ci ha divorato il cuore, che tutto è denaro, che tutto è potere. Oggi mentre lavoravo qualcuno ha detto, perche non stavano a casa loro, io ho gridato, e vorrei gridare anche ora, e domani. Oggi abbiamo lavorato e la gente ai tavoli la vedevi che stava bene, era in vacanza e questo mi fa piacere, ma mentre buttavamo la spazzatura vedevo tutti i resti del cibo, e pensavo a quei morti , e pensavo a quanto vicino siamo all’Africa, a quanto poco ci interessa del mondo. Ognuno a casa sua. Ma io voglio dire, il mondo non è di nessuno, il mondo è di tutti, se la nostra salvezza significa la morte di centinaia e centinaia di persone io non la chiamo salvezza, io la chiamo follia, egoismo, ignoranza, arroganza, presunzione. Oggi ho più rabbia del solito, vorrei che domani si fermasse tutto, che a Lampedusa ci fosse lutto generale, che a Lampedusa, si mettesse come prima cosa la vita, che si ripensasse alla nostra vita, a dove vogliamo andare, a cosa intendiamo per sviluppo, per benessere, se riusciamo ancora ad amare disinteressatamente. Oggi non sto bene, vorrei piangere, vorrei che il mondo si fermasse per un attimo, a chiedersi se questa è vita, se va bene così, e non credo affatto che noi non possiamo farci nulla. Forse potremmo cominciare a considerare il bene primario,gli uomini, ed avere più rispetto per i morti… (Giacomo Sferlazzo, lettera pubblicata dall’edizione on-line di ‘Grandangolo’, giornale di Agrigento) 26 agosto 2009
|
|
GRAZIE
In pensione Raffele Nogaro vescovo di Caserta
Raffaele Nogaro, vescovo. Raffaele Nogaro, vescovo dal 1982, è diventato vescovo di Caserta il 20 ottobre 1990 e lo è rimasto fino al 25 aprile 2009 quando (in accoglimento alla sua rinuncia all'ufficio pastorale per raggiunti limiti d'età) ha assunto, ipso iure, il titolo di vescovo emerito di Caserta. Nel suo lungo ministero pastorale si è distinto soprattutto per la difesa dei deboli e in particolare degli stranieri. Per noi un esempio e un punto di riferimento fondamentale come certamente continuerà ad essere. In allegato l'articolo su Monsignor Nogaro di Sergio Dalmasso. foto di cinocino su flickr.com 13 luglio 2009
|
File
allegati all'articolo:
nogaro.pdf
|
|
ADOZIONI A DISTANZA
L'ass. Amici di Lazzaro ricerca 12 sostenitori a distanza per altrettanti bambini romeni
Adozione a distanza in Romania. L'ass. Amici di Lazzaro www.amicidilazzaro.it ricerca 12 sostenitori a distanza per altrettanti bambini provenienti da situazioni di abbandono, attualmente ospitati in una casa famiglia di Timisoara in Romania. La casa è gestita da suore romene che da anni si occupano della cura di bimbi abbandonati. L'associazione sostiene la casa insieme ad altri benefattori dal 2003, e vi svolge ogni anno dei campi estivi di volontariato con giovani provenienti da tutta Italia. La quota annuale per il sostegno a distanza è di 300 euro (anche in due rate da 150 euro) e permette di sostenere necessità dei bimbi e al loro futuro: assistenza medica adeguata, cibo, istruzione con particolare attenzione a chi ha difficoltà scolastiche o di apprendimento. Ovviamente è possibile sostenere il progetto anche con cifre minori di quella del sostegno a distanza,in particolare nei prossimi mesi contiamo di ristrutturare i bagni e altri locali della casa che versano in pessime condizioni. Per sostenere il progetto è possibile usare il conto corrente postale 27608157 o inviare offerte tramite bonifico o via web. C/C BANCARIO "Amici di Lazzaro" codice IBAN IT 98 P 07601 01000 0000 27608157 Per maggiori informazioni tel. 3404817498 info@amicidilazzaro.it 8 luglio 2009
|
File
allegati all'articolo:
Volantino_adozioni.pdf.pdf
|
|
TRAFFICKING
Racconti di trafficking. Ricerca di Emiliana Baldoni sulla tratta delle donne straniere a scopo di sfruttamento sessuale
Racconti di trafficking. Proponiamo ai nostri lettori la ricerca sociologica di Emiliana Baldoni sulla tratta (Franco Angeli 2007) come presentata dalla casa editrice: “Nell'ultimo decennio la tratta delle donne a scopo di sfruttamento sessuale, che sembra rievocare l'antica questione della riduzione in schiavitù, ha assunto in Europa sempre più rilevanza e visibilità. In realtà, la tratta delle donne, o più in generale il trafficking of human beings, si configura come un fenomeno dai contorni sfumati, in continua evoluzione, che comprende percorsi di coinvolgimento articolati e differenziati i quali si collocano in maniera mobile e flessibile lungo l'asse coercizione/consenso.La ricerca mira a ricostruire, attraverso i racconti di vita di donne dell'Est Europa inserite in programmi di protezione sociale in applicazione dell'art. 18 del d.lgs. n. 286/98, i principali fattori che hanno favorito l'ingresso nel meccanismo del trafficking, le modalità di reclutamento, trasferimento, l'esperienza di sfruttamento sessuale e le circostanze di fuoriuscita. L'utilizzo congiunto dell'intervista biografica e dell'osservazione partecipante ha consentito inoltre di focalizzare l'attenzione sul percorso presente di reinserimento sociale, illustrando - in tutta la loro problematicità - le diverse tappe verso l'autodeterminazione.
Emiliana Baldoni ha conseguito il dottorato di ricerca in Metodologia delle Scienze Sociali presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" ed è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienza della Politica e Sociologia dell'Università di Firenze. Ha svolto numerose ricerche e pubblicato diversi contributi sulle problematiche associate ai diritti umani e ai fenomeni migratori in Italia e in Europa." 26 giugno 2009
|
|
MUORE
Bari. Muore una badante ucraina. Aveva paura di recarsi in ospedale
Vira Orlova, si faceva chiamare Ylenia, badante ucraina clandestina è morta dissanguata il 9 giugno a Torre Mare (Bari). L'11 giugno avrebbe compiuto quarantanni. Vira Orlova ha cominciato a perdere sangue, probabilmente per un aborto spontaneo, si è sentita male, ma non ha voluto chiedere aiuto. Ha avuto paura di essere denunciata in ospedale e di perdere il lavoro di badante appena trovato. Riportiamo il commento della Cgil Puglia: ''L'episodio che ha portato alla scomparsa di Vira Orlava, la quarantenne ucraina morta dissanguata per paura di essere denunciata, probabilmente non e' destinato a restare un caso isolato''. Lo afferma in una nota la segreteria regionale dela Cgil Puglia. ''La sciagurata legge voluta dal Governo Berlusconi - si aggiunge - che, con l'introduzione del reato di clandestinità, obbliga di fatto gli operatori a denunciare quanti ricorrano alle cure mediche non essendo in possesso del permesso di soggiorno e ancor più la campagna mediatica che l'ha accompagnata, ha fatto la sua prima vittima ufficiale''. La Cgil chiede alla Regione Puglia ''di proseguire ed intensificare nella massiccia opera di informazione mirata per spiegare ai 'sans papiers' presenti sul territorio regionale che la 'Puglia dell'accoglienza' non neghera' loro le cure, ne' li denuncerà. Alla Regione, però - prosegue il comunicato della Cgil - chiediamo di onorare appieno il riconoscimento ottenuto dalle Nazioni Unite garantendo in tempi rapidi l'approvazione in Consiglio regionale della legge sulla accoglienza dei cittadini stranieri. Rinnoviamo nuovamente l'appello ad aderire alla campagna antirazzista 'io non ho paura apriti agli altri, apriti ai diritti' promossa da sindacati e associazioni unitamente all'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati''. foto di Gojame su flickr.com 18 giugno 2009
|
|
TRANVIERE
La vicenda di Mohamed Hailowa e della sua volontà di lavorare all'Atm di Milano
Mohamed Hailowa. Riprendiamo largamente dal sito del Corriere della sera de l'11 giugno l'articolo di Rita Querzé relativo alla vicenda di Mohamed Hailowa, ragazzo marocchino di 18 anni, cui l'Atm di Milano vuole negare il diritto a fare domanda di assunzione sulla base di un regio decreto del 1931. “Voglio fare il tranviere. O addirittura l’elettricista all’Atm”. Le ambizioni di Mohamed Hailowa, 18 anni, marocchino, non sono frequenti tra i ragazzi della sua età. Ieri, fuori dal tribunale, accompagnato dai legali di Avvocati per niente e dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione che lo rappresentano nell’azione legale contro Atm, Hailowa -maglietta arancione e zainetto sulle spalle- ha raccontato il suo sogno ai cronisti. La decisione del giudice arriverà tra una settimana. Nell’attesa la vicenda continua a far discutere. Il giovane marocchino contesta il fatto che gli extracomunitari non possano lavorare come tranvieri. Atm ha risposto con una memoria depositata in tribunale in cui si dice, in sostanza, che l’assunzione di stranieri potrebbe influire (in negativo) sulla sicurezza sui mezzi pubblici. I legali di Mohamed hanno chiesto al giudice di andare oltre il regio decreto del 31 che impedisce il lavoro nel trasporto pubblico locale a chi non ha la cittadinanza. In teoria, il giudice potrebbe anche sollevare eccezione di incostituzionalità davanti alla Consulta. Dal canto suo il Comune già ieri ha condiviso la posizione di Atm. Il vicesindaco, Riccardo De Corato, ha fatto notare che “gli ultimi inquietanti progetti di attentati islamici nella metropolitana invitano a non modificare il regio decreto, visto che l'Expo costituisce un fattore predisponente ad azioni criminose”. “Questa tesi è inaccettabile sul piano culturale e infondata su quello giuridico” contesta Alberto Guariso, legale di Avvocati per niente (40 giovani legali milanesi che si prendono cura di quanti non si possono permettere un difensore ndr). Nell’attesa della sentenza il rapporto difficile tra gli stranieri e i mezzi pubblici (nei mesi scorsi la Lega aveva auspicato posti riservati agli italiani su tram e bus) divide il sindacato. La Cgil già da tempo si è detta favorevole all’apertura delle assunzioni a chi non ha la cittadinanza. “La relazione negativa tra sicurezza e stranieri stabilita dal Comune è gravissima -aggiunge il segretario generale della Camera del Lavoro, Onorio Rosati-. Siamo all’assurdo: pretendiamo l’Expo e discriminiamo gli stranieri”. La Cisl dice sì a uguaglianza e integrazione dei cittadini extracomunitari anche nel settore dei trasport: è la posizione di Gigi Petteni, segretario generale della Cisl della Lombardia. Walter Galbusera, segretario generale della Uil milanese e lombarda, invece, è esplicito: “L’apertura delle aziende del trasporto pubblico agli immigrati non è una priorità. Anche perché sarebbe suscettibile di creare tensioni tra italiani e stranieri”. Ma se l’azienda non trova gente da assumere? “Meglio aumentare gli stipendi. Così più italiani si renderanno disponibili”. 12 giugno 2009
|
|
MIGRANTI ITALIANI
Tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, nell'ottobre 1912
Come vedevano gli italiani in America nel 1912. Proponiamo un estratto di una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, nell'ottobre 1912. "Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscienti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, diventano violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché sono poco attraenti e selvatici, ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali". La relazione si conclude così... "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano, purché le famiglie rimangano unite e non contestino il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione". 19 maggio 2009
|
|
|
|
|