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DALL'ITALIA
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SE LA CAVANO MEGLIO?
"La crisi risparmia i lavoratori immigrati”. Lo sostiene il sociologo Luca Ricolfi
Probabilmente i tanti nostri amici e lettori in cassa integrazione o in cerca di lavoro si urteranno assai per la tesi sostenuta dal sociologo e giornalista Luca Ricolfi. Tuttavia anche altre fonti, e in parte anche il nostro questionario compilato da 450 migranti della provincia i cui dati pubblicheremo a giorni, sembano parzialmente confermare questa opinone: La proponiamo ai nostri lettori come riportata da Migranti Torino su fonte www.stranieriinitalia.it
L’analisi del sociologo Ricolfi: “L’Italia crea posti poco appetibili che loro accettano” . Sono gli immigrati le prime vittime della crisi? No, sul fronte dell’occupazione se la cavano meglio degli italiani. È quanto sostiene il sociologo Luca Ricolfi sull’ultimo numero di Panorama in un articolo intitolato “Disoccupati? Non se immigrati”. Ricolfi analizza le statistiche Istat sull’occupazione e conclude che nei primi due anni della crisi “i soli ad essersela cavata” sarebbero i lavoratori stranieri: tra il 2007 e il 2009, “l’occupazione degli italiani è diminuita di 773mila unità, mentre quella degli stranieri è aumentata di 366mila unità, quasi interamente grazie a nuovi posti di lavoro fissi (a tempo indeterminato)”. Secondo il sociologo, l’Italia riesce a creare “quasi soltanto posti di lavoro poco appetibili, che gli italiani rifiutano e gli stranieri accettano”. Insomma, parte della disoccupazione italiana sarebbe volontaria, perché “non dipende dalla impossibilità assoluta di trovare lavoro, ma dalla nostra indisponibilità ad accettare lavori poco qualificati”. Nemmeno ha senso parlare di “italiani troppo istruiti”, dal momento che i nostri connazionali hanno in media alle spalle gli stessi anni di studi degli stranieri (10,9 contro 10,2) . “Quel che accade –conclude Ricolfi – è semplicemente che loro, gli immigrati, vivono in un altro tempo, un tempo che noi italiani abbiamo conosciuto negli anni 50 e 60, quando pur di migliorarci eravamo disposti a sacrifici che oggi neppure riusciamo a immaginare”. 17 gennaio 2010
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REGOLARIZZAZIONE
Regolarizzazione: permesso per chi perde il posto di lavoro. Le circolari del 7 e del 28 dicembre 2009 del Ministero dell’Interno Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere
Riportiamo su segnalazione di MigrantiTorino.it l'articolo di fonte www.stranieriinitalia.it
Roma – 12 gennaio 2009 -Il Ministero dell’interno il 28 dicembre 2009, ha diramato una circolare per chiarire come procedere per il rilascio del permesso di soggiorno per attesa occupazione ai cittadini stranieri per i quali è stata presentata domanda di regolarizzazione se il rapporto di lavoro si è interrotto prima della firma del contratto di soggiorno. Richiamando la circolare del 7 dicembre 2009, il ministero ha ulteriormente affermato che il rilascio del permesso di soggiorno per attesa occupazione potrà avere luogo, solo in determinati casi e a determinate condizioni. Per prima cosa il datore di lavoro e il lavoratore dovranno presentarsi insieme il giorno della convocazione presso lo Sportello Unico, dovranno formalizzare la rinuncia al rapporto di lavoro e indicare i motivi per cui non si vuole proseguire il rapporto di lavoro. Contestualmente verrà sottoscritto il contratto di soggiorno per il periodo relativo all’effettivo impiego del lavoratore. Il datore di lavoro dovrà versare i contributi previdenziali e assistenziali all’Inps per la durata effettiva del rapporto di lavoro Tutti i i reati e gli illeciti amministrativi solo dopo aver adempiuto a questi adempimenti potranno considerarsi estinti. I lavoratori che seguono questo iter potranno così richiedere il rilascio di un permesso di soggiorno per attesa occupazione e dovranno allegare all’istanza di rilascio permesso di soggiorno copia dell’apposito mod. 209 compilato presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione . 15 gennaio 2010
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Circolare_n_7950_7_dicembre_2009.pdf
circolare28dicembre2009.pdf
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ROSARNO
Roma, 24 gennaio. Assemblea delle associazioni che hanno indetto la manifestazione nazionale antirazzista del 17 ottobre 2009
A FIANCO DEI BRACCIANTI IMMIGRATI DI ROSARNO! La malavita organizzata, al servizio delle classi proprietarie, ha sparato ai lavoratori immigrati a Rosarno, in Calabria, ferendone alcuni. I braccianti africani, costretti a lavorare per salari da fame, a vivere in condizioni disumane, ricattati e vessati dalla mafia e dai caporali, si sono ribellati. E’ la rivolta dei moderni schiavi, giustificata dalla violenza e dalla discriminazione che subiscono quotidianamente. «Sparategli addosso!», è la risposta della canea reazionaria che dopo aver approfittato a piena mani del super-sfruttamento ora reclama la pulizia etnica. E il ministro leghista Maroni soffia sul fuoco razzista affermando che “i clandestini sono troppo tollerati”, per mettere uno contro l’altro lavoratori italiani e stranieri. Nostro dovere è stare a fianco dei braccianti immigrati, parte integrante del proletariato, contro la mafia e il governo reazionario Berlusconi. Esigiamo il diritto di cittadinanza e la loro regolarizzazione, il ritiro del “pacchetto sicurezza” e della "direttiva della vergogna", la chiusura dei CIE! No alla deportazione! Lavorano qui, vivono qui, restano qui! Assemblea il 24 gennaio a Roma, alle ore 10.00 in Via de Lollis, per organizzare una giornata di mobilitazione nazionale e dar seguito alla manifestazione dello scorso ottobre. 13 gennaio 2010
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CORAGGIOSI
Più di 700 migranti trasferiti nei Cpa di Crotone e Bari. prende quota l'idea, lanciata in Internet, di uno sciopero dei migranti il primo marzo. La posizione di Saviano
"Sui pullman, in auto scortati dalla polizia, sui treni e anche a piedi: gli immigrati che per mesi hanno lavorato negli aranceti lasciano Rosarno per sfuggire alle violenze e alle rappresaglie degli abitanti, seguite alla rivolta dei neri di giovedì sera. Nei centri di prima accoglienza di Crotone e Bari sono arrivati 709 immigrati (440 a Crotone e 269 a Bari, secondo i dati della questura di Reggio Calabria): quelli che occupavano l'ex Opera Sila e la ex Rognetta, più altri ospitati in varie strutture in località La Collina a Rizziconi, un comune a pochi chilometri da Rosarno. A loro vanno aggiunte alcune centinaia di immigrati che si sono allontanati con mezzi propri. L'obiettivo del Viminale è portar via tutti gli immigrati da Rosarno entro domenica, per poi dare il via allo smantellamento dei capannoni dove hanno vissuto per anni gli stranieri in condizioni degradate". Inizia così la cronaca di oggi del Corriere della sera.it mentre infuriano le polemiche sulla rivolta dei lavoratori migranti di giovedì scorso a Rosarno. A noi le cose appaiono chiare, ci piace dirle con le parole di Roberto Saviano lo scrittore che vive sotto scorta per la sua lotta contro le mafie. Saviano: africani coraggiosi contro le mafie «La rivolta di Rosarno è la quarta rivolta degli africani in Italia contro le mafie», per questo secondo quello che dice Roberto Saviano sono più coraggiosi di noi e non vanno criminalizzati ma scelti come alleati contro l'illegalità. «La prima - ricorda ancora Saviano - ci fu a Villa Literno nel 1989, la seconda a Castelvolturno nel 2008 e le ultime due a Rosarno, sempre in seguito ad aggressioni subite da membri della comunità africana. Gli immigrati sembrano avere un coraggio contro le mafie che gli italiani hanno perso poichè per loro contrastare le organizzazioni criminali è questione di vita o di morte. E qualunque sia la nostra opinione sulle modalità della rivolta è necessario comprendere che ad essersi ribellata è la parte sana della comunità africana che non accetta compromessi con la 'ndrangheta». Per l'autore di Gomorra «gli immigrati che protestano sono nostri alleati nella battaglia all'illegalità e non dovremmo criminalizzarli. Mi piace sottolineare, a questo proposito, ancora una volta, che gli africani vengono in Italia a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare e a difendere diritti che gli italiani non vogliono più difendere.» Si fa strada intanto la proposta, lanciata su Internet, di uno sciopero dei migranti in Italia sul modello di quello già proclamato da mesi in Francia per il primo marzo. Riproponiamo in allegato il testo dell'appello francese già pubblicato in altra rubrica. 10 dicembre 2009
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XENOFOBIA E RIVOLTA
Rivolta dei braccianti agricoli di Rosarno (Reggio Calabria) dopo il ferimento di alcuni di loro da parte di persone ad oggi non ancora identificate
Rivolta a Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro, di alcune centinaia di lavoratori extracomunitari impegnati in agricoltura e accampati in condizioni inumane in una vecchia fabbrica in disuso e in un'altra struttura abbandonata. L'origine immediata della rivolta, sviluppatasi ieri e proseguita questa mattina, è stato il ferimento da parte di persone ad oggi non identificate di alcuni extracomunitari con un'arma ad aria compressa. I feriti non sono gravi, ma il fatto, di per sè gravissimo, si è cumulato su una rabbia che covava da tempo tra questi lavoratori (circa 1.500) ammassati in strutture di fortuna, sfruttati a più non posso dai datori di lavoro, impediti dall'ultima sanatoria di regolarizzarsi, sottoposti al pizzo della malavita (si pensa che il ferimento abbia a vedere con il rifiuto di alcuni migranti di pagarlo). Il presidente della Regione, Agazio Loiero, nella serata di ieri ha sostenuto di essere molto preoccupato per ciò che e' avvenuto e ha attribuito la causa degli avvenimenti al "clima di intolleranza xenofoba e mafiosa che non riguarda ovviamente la popolazione di Rosarno, giustamente allarmata per la situazione di tensione che si è determinata con la rivolta degli extracomunitari sfruttati, derisi, insultati e ora, due di loro, feriti con un'arma ad aria compressa''. nella foto la cariera di Rosarno, uno dei luoghi in cui trovano rifugio i migranti della zona 8 gennaio 2010
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MINORI
Per i migranti minorenni la clandestinità non è un reato
Clandestinità. “Per i minori non c’è reato”. Riprendiamo su indicazione di MigrantiTorino l'articolo di fonte www.stranieriinitalia.it. Archiviate le accuse contro un diciassettenne a Bologna. La Procura: “Niente espulsione, va tutelato” Roma – 24 dicembre 2009 - Il reato di “ingresso e soggiorno illegale”, introdotto lo scorso agosto dalla legge sulla sicurezza, non può essere applicato ai minori stranieri. Lo ha sancito il Giudice per le indagini preliminari del tribunale dei minori di Bologna, archiviando un procedimento a carico di un diciassettenne albanese. Il giovane, sorpreso senza permesso di soggiorno, era accusato di ingresso e soggiorno illegale, ma era stato lo stesso procuratore dei minorenni di Bologna Ugo Pastore a chiedere che non fosse condannato. Pastore ha sottolineato che i minori stranieri non possono essere espulsi, come prevede il testo unico sull’immigrazione, e vanno tutelati anche in base alle convenzioni internazionali sull’infanzia, compresa quella di New York dell’89. Inoltre, non sarebbe sempre facile per un minorenne comprendere i suoi doveri, come quelli relativi ai documenti di soggiorno. 30 dicembre 2009
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MANIFESTAZIONI
Manifestazioni di fine d'anno in Italia a sostegno della "Gaza Freedom March". Problemi al valico egiziano
Mobilitazione anche in diverse città italiane (in dettaglio nell'allegato) in favore della "Gaza Freedom March". Rispondendo all’appello dell’associazione statunitense Code Pink il 31 dicembre, ad un anno dall’inizio dell’operazione israeliana 'piombo fuso', più di 1.300 volontari ed attivisti di tutto il mondo intendono dare vita a una grande manifestazione di solidarietà internazionale, entrando nella Striscia di Gaza dal confine egiziano del Valico di Rafah anche se attualmente manca ancora il permesso delle autorità egiziane. L’obiettivo della 'Gaza Freedom March' è quello di spezzare l’assedio che soffoca da anni la Striscia di Gaza, denunciando al mondo i crimini dell’occupazione e la complicità dei governi occidentali, che evitano di applicare sia le Risoluzioni dell’ONU che le sentenze della Corte Internazionale di Giustizia. L’appello per la Gaza Freedom March è sostenuto da Nelson Mandela, Jimmy Carter, dal Premio Nobel per la Pace Mairead Maguire, dalla sopravvissuta dell’Olocausto Hedi Epstein, dal componente dei Pink Floyd Roger Waters, i registi Ken Loach, Oliver Stone ed Aki Kaurismaki, dal nipote del Mahatma Arun Gandhi, dall’attivista israeliano per i diritti umani Jeff Halper e dagli scrittori Naomi Klein, Gore Vidal e Noam Chomsky». «La delegazione italiana alla Gaza Freedom March, promossa dal Forum Palestina comprende più di 80 partecipanti, che andranno ad aggiungersi a quelli provenienti da Usa, Canada, Francia, Belgio, Gran Bretagna, Spagna, Grecia, Germania, Svezia, Irlanda, Australia, Giappone e Sud Africa. Insieme alla Gaza Freedom March, entrerà nella Striscia di Gaza con più di 200 automezzi la terza carovana 'Viva Palestina', promossa dal parlamentare inglese George Galloway, che si congiungerà con la delegazione al Valico di Rafah, dopo aver viaggiato attraverso Belgio, Lussemburgo, Germania, Austria, Italia, Grecia, Turchia, Siria e Giordania. 27 dicembre 2009
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RIDEVANO
La deposizione di Navtej Singh al processo contro due dei tre giovani che hanno cercato di ucciderlo con il fuoco 10 mesi fa
Velletri, 18 dicembre. «Erano in tre, uno ha gettato la benzina e l'altro ha dato fuoco, era come un animale», ha raccontato Navtej Singh nel Tribunale di Velletri, davanti alla sezione penale che sta giudicando due dei tre ragazzi che tentarono di ucciderlo con il fuoco dieci mesi fa. Il più giovane, il sedicenne S.F., è già stato condannato per tentato omicidio dal tribunale dei minori di Roma e dovrà scontare nove anni e quattro mesi di reclusione. La deposizione di Navtej Singh è durata più di due ore, in un'aula stipata, davanti ai due imputati Francesco Bruno, 20 anni, e Gianluca Cerreti, 30 anni. «Si, li riconosco - ha detto alla fine della deposizione - e sono sicuro al cento per cento: quello più magro ha gettato la benzina e l'altro si è avvicinato con l'accendino e mi ha dato fuoco». Nessuna parola, nessuna giustificazione: «Ridevano, dicevano solo dai, dai...». Un male tanto banale da sembrare irreale, irriconoscibile, insensato. Poi il pianto finale di Navtej Singh, quando il presidente gli ha chiesto come reagisce oggi quando vede il fuoco: «Se lo vedo in televisione ho paura, tanta paura.................» Nell'allegato il resto della deposizione riportata dal solo Manifesto nella tranquilla indifferenza del resto della stampa nazionale. 20 dicembre 2009
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DIGNITA' E RISPETTO
18 dicembre. Ricorre oggi la Giornata internazionale dei migranti istituita dall'Onu il 4 dicembre 2000
Nel 1997 alcune organizzazioni di migranti filippine e asiatiche iniziarono a celebrare il 18 dicembre come Giornata Internazionale di Solidarietà con i Migranti. Si scelse questa data perché fu il 18 dicembre 1990 che le Nazioni Unite adottarono la Convenzione Internazionale sulla protezione dei diritti per tutti i Migranti e le loro Famiglie. Appoggiandosi su questa iniziativa, "18 Dicembre" ha iniziato fine 1999 una campagna 'online' per la nomina ufficiale da parte dell'ONU di una Giornata Internazionale dei Migranti, con il sostegno dell'associazione Migrants Rights International (MRI), del comitato promotore della campagna globale di ratifica della Convenzione internazionale sui diritti dei migranti e numerose altre associazioni. Questa giornata fu finalmente proclamata il 4 dicembre 2000. La dichiarazione dell'ONU di questa data è un passo importante che offre un punto di convergenza per tutte le persone che nel mondo sono interessate alla protezione dei migranti. L'ONU ha invitato tutti i suoi membri, le organizzazioni intergovernative e non governative a celebrare questa giornata, in particolar modo con la diffusione d'informazioni sui diritti umani e le libertà fondamentali dei migranti, con la condivisione d'esperienze o ancora con il lancio di azioni atte a garantire la protezione dei migranti. Innanzitutto si tratta di riconoscere i contributi portati da milioni di migranti alle economie ed al benessere dei paesi di accoglienza e di origine, nonché di promuovere il rispetto dei loro diritti fondamentali. Dignità e rispetto è il motto delle celebrazioni di quest'anno. 18 dicembre 2009
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APPELLO
Africani e Radicali in sciopero della fame per chiedere legalità sui permessi di soggiorno
Care sorelle, Cari fratelli Non ci resta più che ricorrere alla nonviolenza, allo sciopero della fame ! Leggi ingiuste o leggi non applicate, mancanza di coraggio dei politici, atteggiamenti politici ambigui ci hanno condotto verso una situazione dove l’assurdità compete con l’incoerenza. Ci vogliono dagli 8 ai 15 mesi per rinnovare un permesso di soggiorno della validità di un anno; spesso il permesso arriva che è già scaduto. Nonostante le nuove procedure elettroniche in alcune città l’arretrato è enorme. Si tratta di mesi di carcere grande come il Paese Italia, visto che possiamo stare solo in Italia e, ogni tanto, una o due volte l’anno ci danno il permesso per fare visita ai familiari nei Paesi di provenienza. Aggiungiamo a questo che “I morti di fame” che ormai siamo, mandano nei loro Paesi più soldi dei famosi “aiuti allo sviluppo” del Governo. C’è un rifiuto ufficiale a favorire l’integrazione degli immigrati regolari. Non ce la facciamo più! Chiediamo che l’articolo 4 comma 9 del testo Unico – che prevede 20 giorni per il rilascio ed il rinnovo del permesso di soggiorno- sia applicato. L’enorme arretrato, i ritardi di mesi ci impediscono di lavorare e creano problemi quotidiani, facendoci vivere come dei fuorilegge. Vogliamo gridare al mondo la nostra rabbia, che non porta disperazione, ma è carica di speranza: questo è il Paese dove abbiamo scelto di vivere. Qui sono nati i nostri figli; qui è la terra dei Balotelli. Anche per noi è qui la nostra patria: VOGLIAMO CHE CI GARANTISCA LA LEGGE. Vogliamo potere inserirci nella rete della legalità!!! Perciò iniziamo oggi (12 dicembre) uno sciopero della fame, arma nonviolenta e pacifica, con la quale non vogliamo certo “farci del male” (che non sarebbe più di quanto ne è stato fatto contro di noi finora) ma rendere più visibile la nostra situazione di “Morti di Fame” nell’Occidente dell’abbondanza. Che prevalga la forza della verità e della legge. Chiunque la pensa come noi può aderire. Come funziona è molto semplice: niente cibo, acqua sola e tre bevande zuccherate al giorno (cappuccini, spremute d’arancia), per non smettere di pensare, di scrivere, di agire. Per chi vuole aggiungerci, basta inviare il proprio nome, cognome, paese, recapito telefonico, e mail, quanti giorni, scrivendo al seguente e mail : ouattara1@gmail.com 3890597341 Grazie 16 dicembre 2009
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