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IL PUNTO
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C'ERA UNA VOLTA
Affossato dalla Corte di Giustizia europea il reato di clandestinità. Escono di carcere più di 1000 migranti. “Rivoluzione copernicana” addio ?
Milano ha dato il via: sono stati scarcerati il 17 maggio dai pm di Milano duecento “clandestini”. Questo dopo il dispaccio del procuratore generale della Cassazione, a tutte le procure del Paese per invitarle ad adempiere alla sentenza con cui la Corte di giustizia europea ha bocciato le norme italiane sull’immigrazione clandestina considerandole una inaccettabile violazione dei diritti umani dei migranti. Vengono così liberati in tutta Italia 1.000 e passa migranti in carcere per il solo (ex) reato di clandestinità o che comunque debbono scontare solo la parte di pena a questo relativa; rimangono in carcere gli altri - la maggioranza - per cui l'(ex) “reato” di clandestinità si somma ad altri reati. Questo con buona pace del ministro Maroni che in seguito alla sentenza della Corte di giustizia europea (che aveva bocciato il “reato” di immigrazione clandestina e invitato ad una politica delle espulsioni progressiva e premiale) aveva parlato di alcune “criticità” della legge italiana, di obiezioni della Corte di giustizia “sostanzialmente di metodo” e di un provvedimento da prendere “probabilmente nel prossimo Consiglio dei ministri” per “mettere le cose a posto”. Vedremo come si evolverà la situazione, non mancheranno tentativi di colpi di coda leghisti, ma certo la “rivoluzione copernicana” nella politica dell'immigrazione annunciata dal ministro della Lega dopo l'approvazione del reato di clandestinità sembra avviata a diventare un boomerang. 20 maggio 2011
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CORRIDOIO UMANITARIO
La proposta del collettivo lampedusano Askavusa per porre fine alla tragedia delle morti in mare. Una firma
L'apertura di un corridoio umanitario è l'unica soluzione Come europei, italiani e lampedusani, non possiamo restare a guardare in silenzio le tragedie del mare che si ripetono con drammatica ciclicità. Abbandonare i rifugiati e i profughi africani al loro destino significa lasciare loro come unica via d'uscita quella di rischiare la vita su carrette del mare. Lanciamo un appello urgente per l’immediata evacuazione dei rifugiati provenienti dall’Africa Sub-Sahariana e in particolare dal Corno d’Africa che si trovano intrappolati in Libia e minacciati da tutte le parti in conflitto, così come per quelli che hanno già raggiunto il confine Libico-Tunisino e che non hanno possibilità di ottenere un'effettiva protezione in Tunisia. L’Europa non dovrebbe continuare ad essere silente perché il silenzio può diventare complicità. Essa dovrebbe invece promuovere uno sforzo congiunto tra i Paesi membri dell’Unione per organizzare l'evacuazione e il trasferimento verso i propri territori, ciò che permetterebbe anche di superare la costante (e provocata) emergenza sull'isola di Lampedusa, strutturalmente non in grado di gestire in modo soddisfacente le necessità di migliaia di profughi. PETIZIONE ON LINE http://www.firmiamo.it/l-apertura-di-un-corridoio-umanitario-e-l-unica- soluzione- Blog http://askavusa.blogspot.com/ 13 maggio 2011
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NESSUN PRETESTO
Un articolo di apiceuropa.com sui tentativi di modificare la libertà di movimento introdotta con il tratta di Schengen
Nessun pretesto per rivedere Schengen. Riprendiamo su segnalazione di MigrantiTorino l'articolo di fonte www.apiceuropa.com
È prevista per martedì 10 maggio la discussione in plenaria delle proposte presentate il 4 maggio scorso dall’esecutivo europeo ma già arrivano le prime dichiarazioni degli eurodeputati, in particolare sulla richiesta di ripristino dei controlli alle frontiere avanzata da Italia e Francia. Il presidente della commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento Europeo Fernando López Aguilar esprime «molta preoccupazione» per i passi intrapresi da Italia e Francia che intendono trasformare la «sfida posta da alcune migliaia di migranti provenienti dall’ Africa in un pretesto per mettere in discussione l’intero acquis di Schengen». Secondo Aguilar Schengen non va rivisto ma implementato al meglio anche con l’entrata in vigore della seconda generazione del sistema di informazione (SIS II). Dello stesso avviso anche Gianni Pittella, membro della stessa commissione parlamentare, oltre che vicepresidente vicario per Parlamento Europeo che definisce «lodevoli e condivisibili» le indicazioni contenute nel pacchetto presentato dalla Commissione Europea, almeno per quanto riguarda «l’approccio globale al fenomeno» apprezzato anche perché «va ben al di là della semplice richiesta di Italia e Francia di inasprire i controlli alle frontiere interne per frenare o impedire l’afflusso di profughi e immigrati dal nord Africa». Rivedere l’Acquis di Schengen, prosegue Pittella, significherebbe mettere in discussione «una delle principali conquiste civili dell’Unione limitando la mobilità di tutti i cittadini». Le osservazioni dell’eurodeputato italiano si concentrano sui temi del sistema comune di asilo e della politica estera dell’Unione che, secondo Pittella, il documento non approfondisce adeguatamente. Se in materia di asilo viene definito un orizzonte temporale (il 2012) ma non viene menzionata «garanzia di elevati standard comuni», la politica estera dell’Unione, è ritenuta da Pittella «la grande assente» da questo pacchetto di proposte. Quanto sta accadendo in Nord Africa, conclude Pittella, non è dissimile, per portata e conseguenze, da quanto avvenne nell’Est Europa dopo la caduta del Muro di Berlino. Se allora la Comunità Europea seppe «aprirsi prontamente verso Est» ora, per la pace e per lo sviluppo deve saper volgere il suo «sguardo strategico verso Sud e verso oriente». Gli avvenimenti che si susseguono in quelle aree offrono infatti all’Unione Europea l’occasione per «trasformare il ‘cortile di casa’ in una straordinaria area di cooperazione civile, economica, sociale che ci permetta di archiviare definitivamente gli spettri del ‘900, dal terrorismo, alla crisi energetica, alle potenziali grandi migrazioni spinte dalla fame e dalla guerra». 10 maggio 2011
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MEDITERRANEO E MINORANZE
Il resoconto di un convegno su "Minoranze etniche e religiose nel Mediterraneo" in un articolo di Raffaella Botto
L'insorgenza politica del Nord Africa e del mondo arabo in generale comincia a produrre una serie di riflessioni che cercano di indagare il perchè questi fatti siano accaduti, le loro modalità, alcune idee sui possibili sbocchi. Fa parte di questo lavorio il convegno internazionale del CIPMO (Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente) dal tema "Minoranze etniche e religiose nel Mediterraneo" che si è tenuto il 4 e 5 aprile a Torino, al Circolo dei Lettori. Ne riportiamo un esauriente resoconto nell'articolo di Raffaella Botto che trovate nell'allegato.
“Questo convegno ha avuto una lunga preparazione – dice Janiki Cingoli, presidente del CIPMO ( Centro italiano per la pace in Medio Oriente) – e temevo che il mosaico di tematiche fosse troppo complesso, ma ha retto bene, malgrado lo spazio ristretto. Costituisce un momento di riflessione, un approccio complessivo sulle tematiche delle minoranze che avrà un seguito.” La conclusione di Janiki Cingoli riassume il significato del convegno, che ha spaziato con interventi altamente qualificati attraverso il ruolo esercitato dalle minoranze nell’attualità della “primavera araba” alla definizione del concetto di minoranza, dall’esame degli strumenti giuridici esistenti per la tutela delle minoranze all’esame della repressione e discriminazione da loro subite, dal concetto di identità al concetto di piena cittadinanza e di riconoscimento dei diritti............................ 27 aprile 2011
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File
allegati all'articolo:
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DALLA LIBIA
Lampedusa, 19 aprile. 760 profughi sbarcano da una carretta del mare. Sono partiti dalla Libia e provengono dall'Africa sub sahariana
Uno dei più grandi sbarchi di profughi della storia dell'immigrazione italiana: 760 migranti a bordo di un barcone, un vecchio motopeschereccio in ferro di circa 25 metri. Tra di loro 63 donne (molte incinte) e 7 bambini, alcuni dei quali neonati. I profughi hanno detto di essere partiti all'alba di lunedì dalle coste libiche e di avere pagato una cifra compresa fra i 700 e i mille dinari a testa per attraversare il Mediterraneo. Il viaggio era previsto per mille persone ma circa 250 migranti sarebbero rimasti a Tripoli perché sul barcone non c'era più posto. I profughi provengono da numerosi paesi dell'Africa sub sahariana - Ghana, Nigeria, Sudan, Ciad, Congo - ma anche da Egitto e Algeria; tra di loro anche cittadini del Bangladesh e del Pakistan e perfino due libici. Tutti sono nelle condizioni di poter richiedere l'asilo politico per cui verranno via via trasferiti negli appositi centri. Quello che rende questo sbarco diverso dagli altri di questo travagliatissimo aprile, è la presenza consistente di famiglie, la loro origine sub sahariana e il fatto che provengano dalla Libia. Che siano davvero i prigionieri delle prigioni lager libiche che Gheddafi avrebbe liberato per rappresaglia per l'intervento militare occidentale, come dice il governo italiano, oppure i motivi siano diversi, resta il fatto che dal 19 aprile ha cominciato a materializzarsi il temutissimo esodo da o comunque attraverso la Libia. 20 aprile 2011
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IL PIU' AMATO DAI LEGHISTI
Tremonti: ma quale disoccupazione, da noi gli immigrati, tra cui moltissimi giovani, lavorano tutti da mattina a sera e anche di notte
Naturalmente c'è la consueta voglia di stupire, persino voluta cecità, nelle dichiarazioni del 16 aprile a Washington con cui Giulio Tremonti (il ministro che la Lega vorrebbe come premier per il dopo Berlusconi) si è direttamente contrapposto alle manifestazioni dei precari di una settimana prima. Al di là di tutto è l'impianto generale del discorso, teso a ributtare sui governati le colpe di chi comanda e a riproporre un'inedita versione della solita guerra tra poveri, che ci trova in totale disaccordo. Vale la pena tuttavia riproporre le dichiarazioni del ministro come ulteriore testimonianza, questa volta ad altro finalizzata e proveniente da fonte non amica, del valore del lavoro dei migranti e della fatica che questo comporta. “Evidentemente i giovani italiani non vogliono fare determinati tipi di lavoro” “In Italia ci sono 4 milioni di immigrati, tra cui moltissimi giovani che lavorano da mattina a sera e anche di notte. L'Italia è un Paese che offre lavoro a certe condizioni a certe persone, evidentemente non c'è domanda per questi tipi di lavoro da parte di altri”. Alla domanda se l'Italia è un paese in disoccupazione o in piena occupazione Tremonti ha così risposto: “non mi risulta che tra i giovani immigrati ci sia disoccupazione, è tutta gente che lavora tantissimo”. E a chi gli ha chiesto se sia il caso di chiudere all'immigrazione o se i giovani italiani debbano adeguarsi, il ministro dell'economia ha replicato secco: “Escludo la prima ipotesi”. 17 aprile 2011
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RESTIAMO UMANI
Ucciso Vittorio Arrigoni, il pacifista italiano rapito a Gaza dai salafiti vicini ad Al Qaeda. L'omicidio commesso prima dell'intervento della polizia di Hamas
"Come me, la stragrande maggioranza dei palestinesi non crede che la miglior risposta all'occupazione israeliana e a questo massacro in corso siano gli attentati, i "kamikaze" e i "razzi" su Sderot. Il boicottaggio è pacifista, non violento, la migliore risposta umanamente accettabile, all'imbarbarimento di un conflitto che rende disumano ogni gesto." (da un'intervista di Guerrilla Radio, il 2 febbraio 2009, a Vittorio Arrigoni) Vittorio Arrigoni diceva tutto (anche di se, del suo eroismo) in quelle due stupende parole che concludevano ogni suo articolo: RESTIAMO UMANI.
Ha dato la vita per i diritti del popolo palestinese e le ultime ore e istanti della sua vita (per le notizie di cui siamo a conoscenza) deve aver sofferto in modo pazzesco pensando che era stato rapito e che veniva ucciso da alcuni dei peggiori fanatici palestinesi che - con l'uccisione di Vittorio - hanno dimostrato che (come tanti altri fanatismi religiosi, ideologici o motivati dal dominio economico e politico del mondo) non vogliono "restare umani" e che anch'essi contribuiscono alle sofferenze del popolo palestinese provocate in primo luogo dai governi di Israele. Purtroppo, questa è la realtà del mondo in cui viviamo e l'esempio di umanità che ci ha lasciato Vittorio. 15 aprile 2011
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UOMINI E MERCI
Tra martedì e mercoledì un barcone con almeno 300 migranti si ribalta al largo di Lampedusa. Una cinquantina i naufraghi ad ora recuperati. Decine i cadaveri avvistati in acqua
Un barcone con a bordo almeno 300 migranti si è ribaltato nella notte tra martedì e mercoledì a 40 miglia a sud di Lampedusa e decine di cadaveri sono stati avvistati nel Canale di Sicilia in mattinata, compresi quelli di alcuni bambini. Di tutte le persone che si trovavano sull'imbarcazione, solamente 47 sono state tratte in salvo. Tutte le altre risultano disperse e c'è il timore che siano molte quelle che hanno perso la vita. Le ricerche continuano nella speranza di salvare ancora qualcuno. Si continua così a morire in mare per raggiungere le coste della speranza, in questo caso le coste italiane. Il Mediterraneo è ormai un enorme cimitero, ma non esistono dati ufficiali sui migranti che hanno perso la vita cercando di raggiungere l'Italia. Secondo l'associazione Fortress Europe dal 1988 almeno 15.760 persone sono morte tentando di raggiungere l'insieme delle rive europee. In 3.616 sono deceduti tra il 2006 e il 2008. Naturalmente nessuno si compiace o è direttamente responsabile di questi naufragi, ma qualche riflessione si dovrebbe aprire su un mondo in cui le merci viaggiano con tutte le comodità e gli uomini sono costretti a rischiare di morire per cercare pane e fortuna per sé e per i propri figli. 6 aprile 2011
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PROTEZIONE TEMPORANEA
Documento dell'Asgi (Associazione Studi Giuridici Immigrazione) per richiedere l'istituzione dello status di protezione temporanea per i tunisini recentemente giunti in Italia
Riportiamo la parte iniziale (il documento completo è in allegato) del comunicato con cui l'Asgi (Associazione Studi Giuridici Immigrazione) richiede l'istituzione della protezione temporanea per i tunisini recentemente giunti in Italia. Il comunicato ha già ricevuto l'adesione dell'Ufficio Pastorale Migranti di Torino e ovviamente del nostro giornale.
Il diritto europeo e la normativa nazionale italiana prevedono già da tempo tutti gli strumenti per tentare di governare in modo razionale e rispettoso dei diritti fondamentali gli attuali arrivi in Italia di cittadini della Tunisia, anche se di essi quasi fingono di non saperne e dunque in realtà non se ne vogliono servire sia gli Stati dell’Unione europea, sia i suoi organi, il che genera una situazione di grave confusione, foriera di reazioni xenofobe abilmente sfruttate da formazioni politiche di estrema destra, alcune delle quali ricoprono purtroppo ruoli di governo in alcuni paesi dell’Unione. L’ASGI ricorda infatti che le misure di “protezione temporanea” di cui alla direttiva 2001/85/CE, attuata in Italia col decreto legislativo 7 aprile 2003, n. 85 e le analoghe misure di carattere eccezionale che potrebbero essere attivate a livello nazionale anche senza o prima di una concertazione europea con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in base all’art. 20 del Testo unico delle leggi sull’immigrazione sono state elaborate proprio allo scopo di gestire situazioni di afflussi massicci di persone che fuggono da una situazione di grave instabilità che si è prodotta in un paese terzo rispetto alla UE e “il cui rimpatrio in condizioni stabili e sicure risulta momentaneamente impossibile in dipendenza della situazione nel Paese stesso” (direttiva 2001/85/CE art. 2 lettera a). La situazione attuale in Tunisia, paese che, con grande capacità e dignità, ha accolto oltre 100mila persone in fuga dalla Libia, è quella di un paese allo stremo e la fuoriuscita di molti suoi giovani in cerca di strade per sopravvivere e per aiutare le proprie famiglie costituisce, come è d’altronde avvenuto in altri momenti della storia recente in Europa – si pensi al caso dell’Albania negli anni 90- il più veloce e probabilmente efficace motore della ripresa del Paese. Anche dall’Italia nel 1945 dopo la fine della guerra e della dittatura riprese massiccia l’emigrazione da un Paese libero, ma economicamente distrutto. A ciò si aggiunga che in Tunisia dopo il cambio di Capo dello Stato il Governo provvisorio ha sciolto tutti i corpi di polizia e ha congedato i loro 150mila appartenenti e affida il mantenimento ordinario dell’ordine pubblico alle Forze armate, composte di militari di leva e del tutto impreparate a operazioni complesse di controllo del territorio o delle sue coste. Tale situazione non cambierà fino a quando saranno costituiti i nuovi corpi di polizia composti di personale preparato e rispettoso delle nuove istituzioni costituzionali democratiche che la Tunisia si darà con la nuova Costituzione che sarà preparata dall’Assemblea costituente di prossima elezione. La transitorietà ed eccezionalità della situazione sotto il profilo dell’ordine pubblico pare confermata anche dai ripetuti assalti personali di ex poliziotti ai precedenti ministri dell’Interno dei governi provvisori e dal repentino e ripetuto cambio di ministri dell’Interno (3 in tre mesi) che rende del tutto instabile e poco affidabile anche nei rapporti bilaterali l’interlocutore istituzionale tunisino e comunque incapace di provvedere in modo efficace e stabile sia al controllo delle proprie coste, sia alla prevenzione e repressione del traffico di persone, sia al rimpatrio e all’identificazione di decine di migliaia di persone...... 4 aprile 2011
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LE CIFRE
Dalle statistiche sull'invecchiamento della popolazione un ulteriore motivo per dare la cittadinanza ai bambini nati in Italia
Il passaggio dal principio dello ius sanguinis a quello dello ius soli che permetterebbe a tutti i bambini nati sul suolo italiano di avere la cittadinanza italiana è sacrosanto per mille motivi. In questo articolo vogliamo analizzare la cosa dal punto di vista demografico. Attualmente la cosiddetta piramide dell'età della popolazione italiana assume quella che viene chiamata forma a trottola. Si nota una forte erosione della base, la fascia di età più numerosa è quella dai 40 e 44 anni, le fasce di età degli anziani schiacciano addirittura i pochi giovani. E' più che chiaro che a pochi giovani è affidato il compito di mantenere tanti anziani in età di pensione. Molto contraria la piramide dell'età dei migranti, la maggioranza è in età lavorativa e ci sono molti giovani in confronto a pochissimi anziani. Integrando appieno i bambini stranieri nati in Italia nella popolazione italiana il grosso vuoto di giovani potrebbe essere in parte risolto il problema dell'invecchiamento della popolazione. Se un paese cosi rigido sull’immigrazione come la Germania ha scelto Il passaggio dallo ius sanguinis a quello dello ius soli è perché la straada presenta vantaggi demografici, economici e previdenziali. A quando una politica adeguata anche in Italia? Nella foto la piramide delle età della popolazione italiana secondo i dati Istat 2010 31 marzo 2011
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