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STORIE SENZA CONFINI

MY LAI FOUR
Dal 10 dicembre nelle sale UCI il film sulla strage nel villaggio vietnamita realizzato anche con il contributo di saluzzesi e pinerolesi

Riceviamo da Paola Oreglia la comunicazione che è in uscita il film My Lai Four, regista Paolo Bertola e musiche di Enrico Sabena (Warner Chappell), che racconta la strage del villaggio di My Lai durante la guerra del Vietnam.
Il film, che è stato realizzato anche con il contributo professionale e umano di saluzzesi e pinerolesi, esce nelle multisale UCI dal 10 al 17 dicembre. Il dvd sarà distribuito da Eagle.
Il film -tratto dall'omonimo libro di Seymour Hersh, premio Pulitzer  1970-  racconta la strage di My Lai durante la guerra del Vietnam: un film di guerra, ma anche un film commovente, con la soggettiva del  popolo vietnamita.
MULTISALE UCI
TORINO  ( Vis Pathè Lingotto) ROMA (Vis Pathè di Lunghezza - Roma Est) VERONA - GENOVA - LISSONE - NAPOLI CASORIA - MILANO BICOCCA - PIOLTELLO - BARI MOLFETTA - REGGIO EMILIA - VENEZIA MARCON - COMO- MESTRE - MESSINA. (indirizzi sul sito UCI CINEMAS)
Il  "making of the soundtrack" - filmato con la genesi della colonna sonora (e la commovente partecipazione della signora Marja Sabadini,  reduce di quella guerra) -  è visibile al link    http://www.youtube.com/watch?v=-hgzP3_JQT0
8 dicembre 2010


MINORI MIGRANTI
Save the children: presentato il rapporto 2010 sui minori migranti

Save the children: presentato il rapporto 2010 sui minori migranti. Di seguito l'articolo di Migranti-press.
ROMA/ITALIA (Migranti-press 47) – Afgani, bengalesi, egiziani. In numero sempre più ridotto somali ed eritrei. Età: anche giovanissimi, di 12-13 anni, al 90% maschi. E’ questa la “carta d’identità” dei minori che arrivano in Italia via mare. Non più e soltanto su vecchi barconi ma sempre più spesso su imbarcazioni da diporto, che più facilmente, soprattutto d’estate, si confondono con quelle degli italiani in vacanza, o su normali traghetti di linea, nascosti dentro Tir, furgoni o carrelli tenda.
A fare il punto è l’associazione “Save The Children” in un rapporto diffuso la settimana scorsa dal titolo “L’accoglienza dei minori in arrivo via mare. Rapporto di monitoraggio delle comunità alloggio per minori in Sicilia, Puglia e Marche”. La pubblicazione, frutto del lavoro svolto nell’ambito del progetto Praesidium, offre dati aggiornati sui minori arrivati via mare o rintracciati sulla “terraferma”, in Sicilia, Puglia e Marche nel corso del 2010 e informazioni sulle condizioni di accoglienza offerte dalle comunità per minori delle tre regioni .
Secondo questi dati 778 è il totale dei minori arrivati in Italia, sbarcati o rintracciati in Sicilia, Puglia e nelle Marche, fra gennaio e agosto 2010. Oltre ad essi si registrano, nello stesso periodo, 2.589 adulti, approdati nelle tre Regioni. La costa salentina, Bari, Brindisi ma anche il porto di Ancona sono i punti di arrivo degli afgani e, in generale, dei minori che migrano dall’Asia. La Sicilia è invece la “terra promessa”e il punto d’approdo dei minori migranti africani. Tra di essi, il gruppo degli egiziani ha di gran lunga superato quello di somali ed eritrei. I giovani africani continuano ad arrivare per la gran parte a Lampedusa ma da qui vengono immediatamente trasferiti a porto Empedocle per l’identificazione. Dopo l’arrivo e una volta riconosciuti come minori – spiegano all’associazione – i giovani migranti vengono inviati e accolti in una comunità alloggio: “non sempre tuttavia le strutture garantiscono adeguati standard di accoglienza e molte presentano notevoli carenze rispetto, soprattutto, ai servizi di consulenza legale e mediazione culturale. Anche a causa di ciò molti minori scappano, rischiando di finire in circuiti di sfruttamento. E un fattore ulteriore di rischio, in relazione agli stringenti vincoli previsti dalla l. 94/2009, è rappresentato dal mancato riconoscimento a molti dei minori accolti nelle comunità, del permesso di soggiorno al compimento dei 18 anni, con la conseguente caduta nell’irregolarità”.
“I dati che emergono quest’anno dal rapporto debbono essere letti con molta attenzione e senza cedere alla tentazione di analisi ottimistiche e semplificatorie”, commenta Valerio Neri, Direttore Generale di “Save the Children Italia”: “ad una prima lettura infatti emerge una netta diminuzione degli sbarchi in Sicilia e una flessione dei rintracci nelle Marche. Tuttavia questo non è un dato rassicurante o indice di un miglioramento delle condizioni di vita dei minori nei paesi da cui migrano”.
Per maggiori informazioni www.savethechildren.it
3 dicembre 2010


PROSTITUTE NIGERIANE
La realtà delle prostitute nigeriane in Italia in un articolo di fonte www.redattoresociale.it

La prostitute nigeriane in Italia: giovani, pendolari e pressate dal debito verso gli sfruttatori
Sono in Italia da circa 2 anni, spesso con alle spalle un aborto praticato “in casa”: è l’immagine che esce dall’indagine realizzata da Isoke Aikpitanyi, autrice del libro “Le ragazze di Benin City”. In Italia preenti da 2 mila a 7 mila “maman”
Giovani, in Italia da circa due anni, pendolari, con un debito di decine di migliaia di euro, spesso con alle spalle un aborto praticato “in casa”: è questa l’immagine delle nigeriane costrette a prostituirsi in Italia, secondo l’indagine realizzata da Isoke Aikpitanyi, autrice del libro “Le ragazze di Benin City”, edito nel 2007. Con il supporto del Dipartimento pari opportunità e grazie a un gruppo di collaboratrici ex vittime e di alcuni esperti, la scrittrice ha scandagliato un fenomeno complesso e pervasivo, viaggiando per tutt’Italia e contattando 500 ragazze. L’indagine viene presentata ufficialmente oggi, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
Ciò che emerge in particolare è la grande mobilità di queste ragazze. Come scrive Isoke, “alcuni loro spostamenti avvengono perchè le maman e i trafficanti hanno individuato alcune zone dove le questure sono più morbide”. Ma non è solo questa la ragione: “Una ragazza che sta a Milano va a Genova per portare i soldi alla maman, poi va a Ferrara per rinnovare l’asilo e quindi va a Napoli per ‘fare acquisti’. Un’altra si prostituisce a Trento, dichiara di vivere a Roma, è ospite di un’amica a Verona, va a Foggia per i documenti…”. Il campione contattato dall’autrice ha perlopiù tra i 18 e i 25 anni (79,8%), mentre il 16% è costituito da under18 e solo il 4,2% da over25. Il 44% di loro è arrivato in Italia tra il 2008 e il 2009: più della metà ha affrontato un viaggio in nave e poco più della metà di loro (297 ragazze) quando ha accettato di partire non sapeva che avrebbe dovuto prostituirsi. Delle 500 ragazze, 347 hanno il permesso di soggiorno, in larga parte ottenuto tramite matrimonio.
Impressionante la cifra del debito con gli sfruttatori: il 75% deve pagare tra 60 mila e 50 mila euro. Quasi la totalità (397 ragazze) consegna la quota alla maman. È su questa figura che la ricercatrice si sofferma: oggi ci sono in Italia da duemila a settemila maman. “Il numero però supera le 10 mila se si pensa che il problema non è di oggi soltanto. Attorno alla maman, poi, ci sono le collaboratrici”. È a casa di queste ex-vittime che molte si prostituiscono – anche se la maggior parte continua a farlo in strada o a casa propria – ed è sempre lì che molte hanno anche subito un aborto: “Oltre il 50% delle vittime ha abortito almeno una volta e molto spesso lo ha fatto in casa, con le terribili modalità imposte dalle maman (pastiglie velenose, pratiche fisiche…) – scrive Isoke –. Molte inoltre raccontano terrificanti utilizzazioni dei feti e del sangue, considerati terapeutici, letteralmente ‘frullati’ per utilizzarli come beveroni miracolosi”.
Alcune ragazze ammettono infine di aver subito mutilazioni, altre di essere state stuprate. In tutto questo, quasi tutte sanno dell’esistenza di servizi antitratta ma non vi si sono mai rivolte. Cresce tuttavia l’auto-mutuo aiuto grazie alle ex vittime.
28 novembre 2010


I NUOVI STUDENTI
Come garantire loro il diritto all’istruzione?

Aumentano nella scuola italiana i ragazzi figli di immigrati. Come garantire loro il diritto all’istruzione? Riportiamo in proposito l'articolo di Vittoria Gallina su www.educationduepuntozero.it

Aumentano nella scuola italiana i ragazzi figli di immigrati. Il processo di inclusione potrà essere governato attraverso la definizione di quote fisse? Quanta attenzione viene dedicata, su questi temi, alla formazione specifica degli insegnanti? I docenti, insieme agli studenti, sono già oggi i protagonisti di un importante nuovo capitolo della storia del sistema scolastico italiano.
Nel prossimo futuro, ma questo scenario diviene sempre più realtà presente nelle nostre scuole, l’aumento degli studenti “immigrati” dipenderà non tanto dai nuovi arrivi, quanto da giovani e bambini che nascono in Italia da genitori immigrati. L’ISTAT documenta che, mentre nel 2002 i ragazzini nati in Italia da entrambi i genitori stranieri era il 5,5% del totale, già nel 2008 questi sono diventati il 12,6%; la scuola italiana non accoglierà più prevalentemente studenti che arrivano in Italia, avendo iniziato un percorso di studi nel paese di origine e che approdano qui in una fase di prima immigrazione delle famiglie, ma si troverà in classe bambini/studenti che avranno frequentato, fin dall’inizio, la scuola italiana perché qui sono nati, dopo che i genitori immigrati si sono, in qualche modo, stabiliti nel nostro paese. La presenza di studenti immigrati di “seconda generazione” pone questioni nuove al nostro sistema, che non potrà più giustificare ineguaglianze di percorsi e di riuscita con la scusa che i processi di inserimenti di studenti provenienti “dall’esterno” comportano difficoltà, perdita di tempo e sono tali da giustificare l’accumulo di ritardi nel conseguimento di titoli di studio; tutto questo non sarà, non è già più tollerabile, e non solo per motivi di decenza, prima che di equità, perché si tratta sempre più spesso (soprattutto nella scuola primaria) di bambini/ragazzi nati qui, che interrogano la nostra società alla luce di bisogni e di esigenze che si traducono in una immediata rivendicazione di diritti, che l’Italia, in quanto paese di accoglienza, deve riconoscere e garantire. Questi “nuovi” scolari hanno già compiuto, sulle loro spalle e su quelle delle loro famiglie, faticosi percorsi di avvicinamento per vivere qui da noi e la nostra scuola sembra volerli penalizzare ancora.
Se osserviamo il percorso scolastico completo di 5 + 3 + 5 anni, che dovrebbe portare chi frequenta la scuola italiana al diploma, ci accorgiamo che gli studenti immigrati “regolari” (per numero di anni di scuola frequentata con successo) passano dal 88% della prima elementare al 27% nell’ultimo anno di secondaria superiore; nella scuola secondaria inferiore i “regolari” scendono sotto il 50% e non raggiungono il 30% nelle due classi di secondaria superiore che, in Italia, concludono il percorso di istruzione obbligatoria. I dati presentati dalla Fondazione Agnelli nel settembre 2010, che elaborano quelli del MIUR, suggeriscono una interpretazione del modello di inserimento che la scuola italiana offre ai nuovi studenti: ingresso libero (?), fatte salve le quote, ma percorso ritardato, basato sull’ipotesi, ampiamente smentita, prima che dalla ricerca pedagogica dal buon senso, che si impara meglio ripetendo le stesse cose, almeno due volte. Una semplice previsione basata sulla stima di quanti sono nati o già si trovano in Italia nel 2008, permette di stimare che nell’anno scolastico 2015-2016 il 17% degli iscritti in prima elementare sarà straniero e di questi il 70% sarà nato in Italia.
Ci si chiede allora legittimamente: il processo potrà essere governato attraverso la definizione di quote fisse (il 30% di presenze straniere) con deroga incorporata? Questo fatto, avvenuto nell’attuale anno scolastico, ha evidenziato da un lato l’inutilità di allarmismi eccessivi e, nello stesso tempo, la mancanza di un disegno organico di politiche di inserimento sociale. A questo si aggiunge la scarsa attenzione alla formazione specifica degli insegnanti, che insieme agli studenti sono già i protagonisti di un importante nuovo capitolo della storia del sistema scolastico italiano; un campione di 15000 circa insegnanti neo assunti nel 2009 (indagine della fondazione Agnelli 2009 sui Neoassunti) valuta di non aver ricevuto una formazione adeguata per insegnare in classi diversificate e pluriculturali (il 50% su tutti i livelli di scuola sale al 64% sulla secondaria) e il 30% (che sale a quasi il 50% nelle superiori) dichiara di non essere stato preparato a differenziare l’insegnamento per rispondere ai bisogni di ciascuno studente.
25 novembre 2010


PONTE GALERIA
Una storia sbagliata – Il rapporto di Medici per i Diritti Umani sul CIE di Ponte Galeria

Ponte Galeria. Il rapporto di Medici per i Diritti Umani (MEDU) sul maggiore centro di identificazione ed espulsione (CIE) italiano conferma le critiche emerse nel corso delle visite degli anni scorsi e ne aggiunge di nuove. Riprendiamo l'articolo di fonte www.meltingpot.org

Inadeguato a tutelare la dignità delle persone trattenute e a garantire i loro diritti fondamentali. Palesemente inefficace nel conseguire gli scopi che ne giustificano il funzionamento; ossia l’identificazione e il rimpatrio dei trattenuti, anche dopo il prolungamento dei tempi di trattenimento. La percentuale degli espulsi sui trattenuti nei primi 9 mesi del 2010 (43%) dimostra che meno della metà degli immigrati trattenuti/transitati nel centro di Ponte Galeria viene effettivamente rimpatriata. Tale percentuale è del tutto identica a quella rilevata nello stesso periodo del 2009, quando il termine massimo di trattenimento era ancora di 60 giorni . Appare dunque evidente come il prolungamento dei termini massimi di trattenimento da due a sei mesi – a fronte di un peggioramento delle condizioni di vita dei trattenuti e di un ulteriore vulnus ai loro diritti – non abbia sortito alcun miglioramento nell’efficacia dei rimpatri.
Il terzo rapporto di Medici per i Diritti Umani (MEDU) sul maggiore centro di identificazione ed espulsione (CIE) italiano – quello di Ponte Galeria a Roma – non può che confermare le principali criticità emerse nel corso delle visite degli anni scorsi e rilevarne delle nuove. Criticità che si rivelano tanto più di fondo e connaturate all’istituzione CIE nella misura in cui mantengono la loro rilevanza indipendentemente dall’ente gestore presente (da marzo la cooperativa Auxilium ha sostituito la Croce Rossa Italiana nelle decennale gestione del centro) e malgrado la gestione complessiva del centro sia apparsa, al momento della visita, meno negligente e inadeguata che in passato. Con il prolungamento del tempo massimo di permanenza a sei mesi, il CIE si configura ancora di più che in passato come un nuovo tipo d’istituzione totale con i suoi meccanismi di esclusione e di violenza, evidenziati anche dalla testimonianze raccolte. Il diritto alla salute per i trattenuti appare ancora meno garantito che in passato in ragione del fatto che l’ente gestore è in grado di assicurare solo un’assistenza sanitaria di primo livello, che il personale sanitario della ASL non ha accesso al centro e che il periodo massimo di trattenimento è stato prolungato a 6 mesi. Desta particolare preoccupazione la gestione degli psicofarmaci all’interno del centro.
Le criticità emerse in relazione alla struttura, alla modalità di funzionamento, al rispetto dei diritti fondamentali e all’efficacia del maggiore centro di identificazione ed espulsione risultano comuni alla gran parte degli altri 12 CIE presenti sul territorio italiano come documentato, anche recentemente, da indagini a livello nazionale. In considerazione di ciò, MEDU ritiene che la proposta avanzata dal Prefetto di Roma, di chiudere l’attuale CIE di Ponte Galeria, per aprirne un altro maggiormente attrezzato in un’altra zona più periferica del Lazio, non possa in alcun modo superare le criticità di fondo costantemente rilevate nel corso dei dodici anni di storia del centro. MEDU ritiene che i dati e le evidenze acquisite nel corso degli anni sul funzionamento dei CPTA, prima, e dei CIE dopo, rendano necessario e urgente un ripensamento globale dell’istituto della detenzione amministrativa, nell’ottica di un suo superamento e dell’adozione di strategie di gestione dell’immigrazione irregolare più razionali, efficaci e rispettose dei diritti fondamentali della persona. In effetti, quella dei CIE appare essere proprio la storia sbagliata di un’istituzione, per troppi aspetti, inumana, ingiusta, inefficiente ed inutile.
19 novembre 2010


UN FILO PER IKONDA
Bra, 20 novembre. Cena di beneficenza per i bambini dell'ospedale di Ikonda Tanzania

Si terrà alle 20,30 di sabato 20 novembre all'Hotel Cavalieri Ristorante Principe Piazza G. Arpino, 37 Bra la cena di beneficenza per i bambini dell'ospedale di Ikonda Africa.
Questo il programma della serata:
Durante la cena esibizione del Club magico italiano – Illusionisti Piemonte - Saluzzo – con la straordinaria partecipazione del mago Smith
Special guest Armando Siri con il suo “L'Italia nova”
Estrazione biglietto vincente della lotteria: primo premio corciera di 12 giorni per 2 persone
La serata sarà ripresa da Telegranda
per informazioni rivolgersi al numero 335631652 signora Anna MESSA.
20 novembre 2010


UN SACCHETTO DI MELE
Con la campagna LVIA "Un sacchetto di mele per l'Africa" raccolti 16.000 euro a sostegno dei contadini in Burundi, Guinea Bissau e Etiopia

In ottobre in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, l’associazione di solidarietà e cooperazione internazionale LVIA è scesa in piazza per proporre ai cittadini un atto di giustizia: un sacchetto di mele per contribuire a lottare contro la fame e la malnutrizione che ancora oggi nel mondo colpisce 900 milioni di persone.
Grazie ai tanti banchetti allestiti dai volontari in varie località delle province di Cuneo e Torino, al contributo di Assortofrutta, Asprofrut, Lagnasco Group, Ortofruit Italia che hanno messo a disposizione, gratuitamente, le mele, e la collaborazione con Avis Provinciale Cuneo,  sono stati raccolti 16.000 euro che contribuiranno a sostenere l’agricoltura locale in tre paesi africani – Burundi, Guinea Bissau, Etiopia – che sono stati gravemente colpiti dalla crisi alimentare che dal 2008 ad oggi ha visto aumentare in maniera spropositata i prezzi dei prodotti alimentari.
Inoltre, le rimanenze delle mele invendute sono andate a comunità ed enti che operano per la solidarietà sui nostri territori, come Caritas, Associazione Comunità Papa Giovanni XXII, case di riposo, Cottolengo e molti altri.
I fondi raccolti aiuteranno i piccoli produttori locali in Africa fornendo strumenti agricoli, sementi e costruendo sistemi di irrigazione: l’obiettivo è quello di garantire alle famiglie un’autosufficienza alimentare e la possibilità di vendere i prodotti alimentari sui mercati locali, per aumentare il livello del reddito e potersi permettere di sostenere per lo meno le spese basilari per l’istruzione, le cure sanitarie e l’acquisto di generi alimentari per una dieta sana e diversificata.
Alessandro Bobba, presidente LVIA: “Innanzitutto un grazie a chi ci ha messo a disposizione gratuitamente la materia prima e a chi ha provveduto all'eccellente organizzazione dei vari banchetti, a chi si è occupato del trasporto, a chi ha esultato alla chiusura dei banchetti rendendosi conto di aver raccolto ben oltre le aspettative e infine un grazie anche a chi ha resistito nel "mantenere la posizione" malgrado l'indifferenza di quanti venivano interpellati, nel vano tentativo di spiegare loro l'iniziativa e la destinazione della loro potenziale offerta. Al di là dell'ottimo risultato, sono orgoglioso di aver visto un'associazione in movimento, composta non più solamente dai soci storici ma anche e soprattutto da molti, in gran parte giovani, che hanno voluto dedicare qualche ora o addirittura due intere giornate ad una iniziativa in cui hanno intravisto la possibilità di contribuire concretamente a cambiare il mondo e a seminare piccoli semi di giustizia”.
LVIA
Ufficio comunicazione e programmi sul territorio
Via Borgosesia, 30   10145 - Torino Tel: 011- 74 12 507 fax 011 74 52 61
mail: italia@lvia.it www.lvia.it
3 novembre 2010
 
 


15 ANNI
Rapita e violentata una rom quindicenne per obbligarla a sposare un coetaneo

La polizia ci lavorava da mesi e infine il 26 ottobre ha fatto irruzione nel campo nomadi di Coltano, in provincia di Pisa, e ha arrestato 5 rom che avevano rapito una 15enne per farle sposare un coetaneo
Tratta di persone, riduzione in schiavitù e violenza sessuale queste le pesantissime accuse nei confronti di tre donne e due uomini di etnia rom responsabili della rapina e della violenza della quindicenne.
La giovanissima era stata rapita dal clan famigliare per darla in sposa al proprio primogenito 15enne dopo che i genitori della ragazzina avevano accettato il matrimonio in cambio di denaro e della promessa di una vita migliore, ma a patto che questo venisse celebrato al compimento della maggiore età dei due giovanissimi. I 5 dopo avere prelevato e trasportato la ragazzina in Italia hanno costretto la 15enne ad indossare un abito da sposa nella toilette di un’area di servizio e poi l’hanno portata nel campo nomadi pisano dove è stato celebrato il "matrimonio".
29 ottobre


ASSICURAZIONI
La vita di un operaio albanese vale 10 volte meno di quella di un italiano secondo la sentenza di un giudice civile del tribunale di Torino

La vita di un operaio albanese vale meno, economicamente molto di meno, della vita di un operaio italiano. La sentenza "choc" è stata emessa da un giudice civile del tribunale di Torino, che richiamandosi ad una sentenza della Cassazione di dieci anni fa, ha deciso di "equilibrare il risarcimento al reale valore del denaro nell'economia del Paese ove risiedono i danneggiati". E, visto che l'Albania è un'area ad economia depressa, ai familiari dell'uomo morto sul lavoro va un risarcimento di dieci volte inferiore rispetto a quello che toccherebbe ai congiunti di un lavoratore in Italia.
Lo riporta il quotidiano La Repubblica che precisa come il giudice abbia anche addebitato all'operaio deceduto il 20% di concorso di colpa nella propria morte. A ciascun genitore residente in Albania vanno appena 32mila euro.
26 ottobre 2010


I NUOVI ITALIANI
5 incontri ad Ivrea, dal 8 ottobre al 14 dicembre, per dare voce a i migranti

Centocinquantanni d’Italia. I nuovi italiani, e una nuova Italia. Incontri con nuovi cittadini e culture, idee e speranze venute da lontano o nate e cresciute qui. Ivrea – Sala Santa Marta.
5 incontri che si tengono dal 8 ottobre al 14 dicembre e fanno parte del progetto: “Cultura: strumento di integrazione e interazione” realizzato dalla cooperativa sociale Marypoppins con la collaborazione delle Associazioni di Immigrati ACERIC, Al Wafaa, AssImmig, del Centro Culturale Islamico di Ivrea e dell’Assessorato Politiche Sociali del Comune di Ivrea. Il programma

8 Ottobre ore 21,00 Tarik Benlamine Presidente del Centro Culturale Islamico di Ivrea
Non ci siamo mai incontrati: non è forse ora?

22 Ottobre ore 17,30 Adam, Alexandra, Edlira, Jean Marie, ..... :la seconda generazione
Essere giovani, figli di immigrati, nell’Italia del 2010

5 Novembre ore 17,30 Yassine Lafram Dirigente Nazionale dei Giovani Musulmani d’Italia
L’Islam che desideriamo in Italia e in Europa

19 novembre ore 21,00 Muin Masri
Scrittore, palestinese, informatico, residente in Canavese dall’85
Io sono di là, e anche di qua

14 Dicembre ore 17,30 Carlotta Saletti Salza Antropologa
"Cittadinanze imperfette". Rom e Sinti in Italia.
19 ottobre 2010

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