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STORIE SENZA CONFINI

CRESCONO
In Italia nel gennaio 2009 un milione e 870mila famiglie hanno almeno un componente straniero

In Italia in meno di otto anni, il numero di famiglie con almeno un componente straniero è quasi triplicato, passando dalle 672 mila unità censite nell’ottobre 2001 al milione e 870 mila stimate al gennaio 2009 attraverso le risultanze anagrafiche.
Riportiamo in proposito l'articolo di Corrado Bonifazi* & Francesca Rinesi** su www.neodemos.it
È un aumento in linea con quello che, in questi anni, ha conosciuto la popolazione straniera, che dimostra quanto sia sostenuto il processo di stabilizzazione delle collettività immigrate, nonostante un quadro complessivo tutt’altro che favorevole.
Una crescita diffusa su tutto il territorio nazionale
In termini relativi, nello stesso periodo di tempo, le famiglie con almeno un componente straniero sono passate dal 3,1%  al 7,6% del totale. La crescita ha riguardato tutte le ripartizioni, con poche differenze, a eccezione delle Isole dove è stata invece più contenuta. Restano, ovviamente, le ben note differenze dimensionali tra le ripartizioni: nelle Isole siamo al 3% del totale, nel Sud arriviamo al 3,7%, mentre nelle tre ripartizioni centro-settentrionali siamo al di sopra del 9%, con un massimo nell’Italia centrale dove una famiglia su 10 ha ormai almeno un componente straniero.
Difficile non vedere confermata,da questi dati, quella strutturalità dell’immigrazione che, per altro, emerge da qualsiasi punto di vista si valuti il fenomeno. L’universo delle famiglie con almeno un componente straniero è composto, in realtà, da due grandi gruppi: le famiglie totalmente straniere e quelle miste. I dati dell’indagine sulle forze di lavoro ci consentono, a differenza delle stime anagrafiche, di individuare queste due componenti e di analizzarne la struttura. In termini quantitativi l’indagine sulle forze di lavoro rileva un numero di famiglie con almeno un componente straniero (un milione e 636 mila) più basso di quello desumibile dal dato anagrafico, una differenza almeno in parte attribuibile all’oscuramento, per ragioni di privacy, delle informazioni familiari in una parte del campione.
Un fenomeno strutturale
Dal punto di vista strutturale il 44% delle famiglie straniere è composto da una sola persona, il 6% da nuclei monogenitore, l’11% da coppie senza figli, il 33% da coppie con figli e il restante 7% da altri tipi di famiglia. Le famiglie miste, che per ovvie ragioni non possono essere unipersonali, presentano una larga prevalenza di coppie con figli che, in questo caso, arrivano a costituire quasi il 55% del totale. Il risultato è che nel 2009 quasi il 5% di tutte le coppie con figli residenti nel nostro paese è composto da famiglie straniere, un valore che arriva a sfiorare il 7% se consideriamo anche le famiglie miste. Il numero medio di componenti, infine, risulta più elevato per le famiglie italiane (2,37) che per quelle straniere (2,24). Ciò è dovuto al maggior peso delle famiglie unipersonali, pari al 30,6% nel primo caso e al 43,7% nel secondo, e, probabilmente, anche alla più alta quota di persone con informazioni familiari oscurate tra gli stranieri che tra gli italiani.
Le differenze con gli italiani restano notevoli, basti solo pensare alla ben più elevata quota di famiglie unipersonali tra gli stranieri nonostante la più giovane struttura per età. Siamo però in presenza di una immigrazione che in quasi il 38% dei casi si struttura ormai in nuclei familiari con figli, sviluppando così bisogni ed esigenze più complessi e articolati di quelli tipici delle prime fasi del processo migratorio. Altro aspetto da considerare è la crescita delle famiglie miste, passate dalle 257 mila del 2001 alle 363 mila del 2009. Un aumento inferiore a quello registrato per il complesso delle famiglie straniere ma che segnala, anche da questo versante, il procedere del processo di stabilizzazione e di integrazione dell’immigrazione nella nostra società. Un cammino che è compito della politica, a tutti i livelli, rendere meno aspro e più fruttuoso.
* Irpps – Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali
** Dipartimento Scienze Statistiche, Sapienza, Università di Roma
15 ottobre 2010


DONNE MAROCCHINE
Torino, 13 ottobre. Presentazione del libro: "Come la pioggia. Donne marocchine raccontano il loro impegno" di Jamila Hassoune

Mercoledì 13 ottobre alle ore 18,30 presentazione del libro: "Come la pioggia. Donne marocchine raccontano il loro impegno" di Jamila Hassoune, edito da Una Città (www.unacitta.it) in via La Salle 17 a Torino.
La pubblicazione raccoglie una decina di interviste di donne marocchine che nel loro paese svolgono un ruolo importante  nella società civile.
Il libro è il risultato di un progetto di Una Città dal titolo "Almanacco del Marocco".
Saranno presenti:
Jamila Hassoun, libraia di Marrakech, ideatrice e curatrice della Carovana civica del Marocco,
Daniela Finocchi ideatrice e curatrice del concorso letterario Lingua
Madre
Carla Reschia de La Stampa.
8 ottobre 2010


LAVORO NERO
Torino, 18 ottobre. Convegno al Gruppo Abele di Torino contro il lavoro nero

SE È VERO CHE NON SI VUOLE IL LAVORO NERO… la tratta e il grave sfruttamento sui luoghi di lavoro. Convegno a Torino il 18 ottobre 2010 al Gruppo Abele - Fabbrica delle “e” c.so Trapani 91/b - Torino ore 8,30 – 17,00
INFORMAZIONI E ISCRIZIONI
Sportello giuridico Inti corso Trapani, 95 - 10141 Torino tel. 011 3841024 - fax 011 3841025
e-mail: inti@gruppoabele.org
PROGRAMMA
Ore 8,30 Registrazione dei partecipanti e apertura dei lavori
Ore 8,45 Lo sfruttamento e la tratta: leggi da applicare e non solo
Luigi Ciotti, presidente dell’Associazione Gruppo Abele
Oliviero Forti, responsabile nazionale immigrazione di Caritas italiana
Caterina Ferrero, assessore alla Tutela della salute e Sanità, Edilizia sanitaria, Politiche sociali e Politiche per la famiglia*
Ore 9,30 Leggi, esperienze, modi e metodi per favorire l’emersione dello sfruttamento sui luoghi di lavoro. Monitoraggio sulle diverse realtà italiane.
Ornella Obert, giurista, responsabile Sportello Giuridico Inti Gruppo Abele
Alessandra D’Angelo, giurista, Sportello Giuridico Inti Gruppo Abele
Ore 10,00 L’art 18 TU Immigrazione e le sue possibili applicazioni
Lorenzo Trucco, avvocato A.S.G.I.
Ore 10,30 L’art 17 TU Immigrazione e la sua possibile applicazione alla luce della direttiva europea 2009/52/UE.
Marco Paggi, avvocato A.S.G.I.
Ore 11,00 Pausa
Ore 11,30 Realtà di accoglienza a confronto:
- Giovanna Bondavalli, Progetto Rosemary, Comune di Reggio Emilia (RE)
- Paolo Cassani, Coop. Lotta contro l’Emarginazione, Sesto San Giovanni (MI)
- Gianluca Castaldi, Caritas Caserta
- Michela Manente, Associazione On The Road, Martinsicuro (TE)
- Andrea Morniroli, Cooperativa Sociale Dedalus, Napoli
Ore 13,00 Pranzo
Ore 14,00 Tavola rotonda: intrecci di ruoli ed esperienze per far uscire dal sommerso le vittime e combattere il lavoro nero e lo sfruttamento
Ne discutono:
- Paolo Berizzi, giornalista de “La Repubblica”
- Ciro Vittorio Caramore, magistrato presso la Procura di Novara
- Fausto Dacio, Camera del Lavoro CGIL Alessandria
- Santo Eugenio Delfino, dirigente attività di Vigilanza Ispettiva Distretto Piemonte Nord e Piemonte Sud
- Antonio De Vita, col. comandante Provinciale dei Carabinieri di Torino*
- Piergiorgio Gui, responsabile immigrazione UIL Piemonte
- Angela Kalaydjian, segreteria CISL Torino
4 ottobre 2010

File allegati all'articolo:

convegno_lavoro.pdf



PICCOLI COMUNI
Cresce la presenza degli immigrati nei piccoli Comuni pur se in misura ridotta rispetto alle grandi città

Riportiamo l'articolo di fonte www.immigrazioneoggi.it relativo al crescere della presenza degli immigrati nei piccoli Comuni pur se in misura ridotta rispetto alle grandi città:
Il 14,6% degli immigrati vive in “amministrazioni comunali di piccole dimensioni demografiche”.
Alla fine del 2009 gli stranieri residenti nelle “amministrazioni comunali di piccole dimensioni demografiche” ammontavano a 568.416 unità, il 14,6% degli stranieri residenti. Nel periodo 2003-2009 il numero degli stranieri residenti nei piccoli Comuni è cresciuto del 141% contro un aumento generale in tutto il Paese del 152%. Quindi seppur in aumento nei piccoli paesi, sono ancora le grandi città ad attirare i maggiori flussi.
È quanto emerge nella seconda edizione dell’Atlante delle piccole realtà municipali realizzato da Anci-Cittalia, presentato alla decima conferenza nazionale dei piccoli Comuni che si è svolta a Riccione la scorsa settimana.
Quando scelgono di stabilirsi in un piccolo Comune gli stranieri sembrano prediligere quelli con popolazione compresa tra 2,5 e 5 mila abitanti nell’area del centro-nord del Paese.
I cinque piccoli Comuni in cui si rileva la maggior incidenza della popolazione straniera si trovano tutti al nord ovest. Spicca in testa Airole in Liguria con il 29,3%, seguito da ben tre piccoli centri piemontesi: Pragelato, Viganella e Telgate rispettivamente con il 26,6%, il 25,5% ed il 25%; chiude la graduatoria Pietrabruna in Liguria con il 24,8%.
28 settembre 2010


DIVIETO DI BURQA
Oggi la Francia vota il divieto di indossare il burqa nei luoghi pubblici

"No al burqa in luoghi pubblici". Il senato francese approverà oggi in via definitiva il divieto per le donne di indossare il velo islamico integrale nei luoghi pubblici. Le donne non potranno più indossare il burqa e il niqab in negozi, parchi, scuole, ospedali, mezzi di trasporto, insomma in tutti i luoghi aperti al pubblico.
Dopo l'approvazione dell'Assemblea nazionale, la camera bassa del Parlamento, tocca quindi ai senatori dare il via libera al disegno di legge che prevede un ammenda di 150 euro per i trasgressori e pene molto più severe (fino a un anno di carcere e 30mila euro di multa) per chi costringerà una donna ad indossare il velo. Il provvedimento è stato seguito da numerose polemiche, ha incassato il parere negativo del Consiglio di Stato, mentre un ricorso è stato presentato al Consiglio costituzionale. (fonte: Agi)
14 settembre 2010


EID DL FITR
Il 10 settembre la festa della rottura del digiuno dopo il Ramadan. Il messaggio di Napolitano ai musulmani in Italia

"Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della conclusione del mese di Ramadam, rivolge ai mussulmani residenti oggi in Italia, siano essi cittadini italiani o immigrati, i migliori auguri per questa festività, con l'auspicio che il nostro Paese sia per tutti luogo di pace e serenità”.
È quanto si legge nel messaggio del Quirinale, diffuso in occasione di Eid el fitr (la festa della la rottura del digiuno dopo il Ramadan) che verrà celebrata da un milione e trecentomila musulmani che vivono in Italia.
La festa dura in realtà tre giorni, ma è il primo di questi ad essere più sentito: un ritorno alla vita dopo un mese di privazioni che si apre con una preghiera speciale e prosegue con riunioni tra familiari e amici, scambi di auguri e doni ai bambini.
9 settembre 2010


ADOZIONE INTERNAZIONALE
Torino, 11 settembre. Convegno sulle adozioni internazionali con presentazione di un’indagine del 2008 e 2009 su 800 percorsi adottivi

Percorsi e processi di integrazione in Italia e in Piemonte. Convegno sulle adozioni internazionali promosso a Torino da Cifa Onlus e Nova Onlus. Il convegno si terrà sabato 11 Settembre 2010 con inizio alle ore 9 presso il Centro Incontri Regione Piemonte corso Stati Uniti 23, 10128 Torino(è richiesta conferma di partecipazione entro il 06/09/10 a convegnoadozioni2010@email.it).
Nel corso del convegno saranno riportati i risultati di un’indagine del 2008 e 2009 su 800 percorsi adottivi. Riprendiamo dal comunicato degli organizzatori:
Nel nostro Paese l’incremento quantitativo degli ingressi di minori stranieri giunti per adozione internazionale avvenuto negli ultimi anni non è stato affiancato da molte riflessioni e ricerche sull’inserimento e sull’integrazione dei bambini adottati, soprattutto sono mancate indagini sul post adozione e sulle problematiche del divenire adulti. In questo contesto risulta importante approfondire i problemi di integrazione familiare e sociale di minori stranieri adottati. Nello specifico può risultare utile, ai fini di definire policies nell’ambito dei processi di coesione sociale, esplorare i processi di
integrazione e inserimento per comprenderne nodi problematici e possibili strategie di gestione di tale incongruenza di status da parte dei ragazzi stessi, delle famiglie e di altre agenzie significative quali i servizi sociali e la scuola.
Il progetto di Cifa e Nova “Adozione internazionale. Percorsi e processi di integrazione in Italia e in Piemonte”, tramite un’indagine avvenuta tra il 2008 ed il 2009 su circa 800 percorsi adottivi, a cui hanno partecipato genitori adottivi e ragazzi adottati divenuti maggiorenni o già in età adulta, ha cercato di colmare tale lacuna. I risultati emersi disegnano uno scenario complesso, che richiede una riflessione fra operatori pubblici e del privato sociale che sappiano intrecciare i temi specifici dell’adozione con quelli delle dinamiche identitarie e di inserimento sociale, che caratterizzano la relazione fra la società italiana e i figli dell’adozione internazionale.
PROGRAMMA
Ore 9.00 - Accoglienza e iscrizione dei partecipanti al convegno*
Ore 9.20 - Apertura dei lavori e presentazione degli ospiti: Adriana Bevione - Associazione Nova
Ore 9.30 - Saluto delle autorità: Fondazione C.R.T, Regione Piemonte, Città di Torino
Ore 10.00 - 11.15 - Presentazione della ricerca “Adozione internazionale. Percorsi e processi di integrazione in Italia e in Piemonte”: Piergiorgio Corbetta - Università di Bologna; Maria Teresa Tagliaventi - Università di Bologna; Roberta Ricucci - Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione
Ore 11.15 - 11.45 - Coffee Break
Ore 11.45 - 13.15 - Tavola rotonda con la presenza di: Augusto Palmonari - Università di Bologna; Valentina Porcellana - Università di Torino; Piercarlo Pazè - Già Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Torino; Fiammetta Magugliani - Presidente Associazione Nova; Gianfranco Arnoletti - Presidente Associazione Cifa. È stato invitato un rappresentante della Commissione Adozioni Internazionali. Modera: Maria Teresa Martinengo - La Stampa
Ore 13.15 - 14.00 - Dibattito e conclusioni: Fiammetta Magugliani - Presidente Associazione Nova, Gianfranco Arnoletti - Presidente Associazione Cifa
6 settembre 2010


IL COUS COUS VIETATO
Due operai algerini arrestati per avere mangiato un po' di cous cous durante il Ramadan

Riprendiamo dal sito di Karim METREF www.karimmetref.info la vicenda dei due operai algerini arrestati e ora in attesa di processo per avere mangiato un po' di cous cous durante il Ramadan:
Due operai edili, in un rovente giorno di agosto, sul cantiere durante le ore più calde del pomeriggio, si fermano per riposarsi e rifocillarsi. Bevono un po' d'acqua fresca e aprono le loro bisacce per tirare fuori il magro pranzo. Cosa ci sarebbe di immorale in tutto questo? Niente. Ma così non l'hanno pensata, due poliziotti sfaccendati e intolleranti che sono entrati senza avvertire sul cantiere privato e gli hanno presi “sul fatto” e arrestati. I due malcapitati sono in attesa di un processo per offesa alla religione islamica.
I due operai si chiamano Hocine Hocini et Sallem Fellak. La località dove si svolge questa vicenda si chiama Ain El Hammam, una località dell'Alta Cabilia (nord dell'Algeria) sita a qualche 1200 metri sopra il livello del mare. E i fatti sono successi il 13 agosto scorso.
Da due o tre anni, le forze dell'ordine algerine e marocchine arrestano regolarmente persone che non osservano il digiuno del Ramadhan. Non solo le forze dell'ordine le arrestano, ma i giudici trovano anche modo di condannarli.
Invano le associazioni di difesa dei diritti mani, particolarmente il MALI(Mouvement Alternatif pour les Libertés Individuelles) in Marocco e SOS-Libertés in Algeria hanno cercato con le loro magre forze di chiamare al rispetto di tutti i credi e i pensieri e di non imporre delle norme religiose con la forza.
Addirittura un anno fa il MALI a El Mohammadia in Marocco aveva tentato anche una rottura del digiuno collettiva in pubblico. Ma gli attivisti furono arrestati e alcuni condannati.
Quest'anno si rifugiano su Internet e moltiplicano gli appelli e le campagne per il respetto di tutti in Nordafrica. Ma i risultati ottenuti, sono ben magri per ora.
31 agosto 2010


LE NUOVE SCHIAVITU'
Il dossier di Save The Children sulle vittime di tratta

“Le nuove schiavitù” – Il dossier di Save The Children sulle vittime di tratta. Riprendiamo su spunto di MigrantiTorino l'articolo di fonte www.meltingpot.org su tratta e sfruttamento in Italia tra il 2.000 e il 2008:
Tratta e sfruttamento di minori: per lo più nigeriane e ragazze dell’Est nella tratta a scopo di sfruttamento sessuale, mentre afgani, egiziani e bengalesi sono i più a rischio di sfruttamento. In aumento il traffico di minori egiziani.
Almeno 50.000 in Italia le vittime di tratta e sfruttamento fra il 2000 e il 2008, di cui 986 minorenni.
“Se vogliamo aiutare veramente le vittime di tratta e sfruttamento – minori o adulti – bisogna garantire un’adeguata presenza di unità di strada che le aggancino e che, guadagnando la loro fiducia, possano offrire una prima assistenza e orientamento. Inoltre bisogna mettere una maggiore attenzione anche nelle azioni di pubblica sicurezza per non vittimizzare ulteriormente minori e adulti già vittime di tratta e sfruttamento. Spesso, infatti, i minori presi in operazioni di polizia, si sentono criminalizzati e anche per questo scappano dalle strutture protette in cui vengono inseriti”.
Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children per l’Italia, guarda all’attualità per introdurre il dossier “Le nuove schiavitù”, diffuso dall’organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per i diritti dei bambini, alla vigilia della Giornata Onu in Ricordo della Schiavitù e della sua Abolizione (il 23 agosto).
“Il dato che emerge dal nostro dossier è l’allargamento del bacino di minori sfruttati o potenziali vittime di sfruttamento, mentre la tratta sembra sempre più circoscritta al gruppo delle ragazze nigeriane e dell’est Europa”, prosegue il Direttore Generale di Save the Children per l’Italia. “Nel caso di minori sfruttati o a rischio, parliamo di ragazzi fra i 12 e i 17 anni, soprattutto afgani, egiziani e bengalesi ma anche rumeni. Sono minori stranieri non accompagnati che si lasciano alle spalle situazioni così difficili da essere disposti a tutto pur di non tornare indietro e pur di pagare i trafficanti che li hanno portati qui. Sono ragazzi messi talmente alle strette dalle loro condizioni da accettare di prostituirsi, di lavorare in nero nel settore orto-frutticolo e della ristorazione, di spacciare, chiedere l’elemosina, compiere attività illegali”.
E tenendo conto che, secondo i dati del Comitato Minori Stranieri, i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia sono 4.466 “il bacino di minori potenziali vittime è ampio”, spiega ancora Valerio Neri. “Molti di questi ragazzi e ragazze spesso scappano dalle comunità e tornano a vivere su strada in una condizione di semiclandestinità. Inoltre un significativo numero di quelli che arrivano da soli in Italia, non entrano in contatto con le comunità d’accoglienza e i servizi sociali, quindi non vengono registrati dal Comitato Minori Stranieri, e rimangono esposti a molti rischi. Save the Children fino ad ora ne ha intercettati e seguiti circa 2.500 con le sue attività su strada, di mediazione e informazione nei porti e nelle comunità per minori, in Sicilia, Puglia, nelle Marche e a Roma. E di recente abbiamo avviato delle attività rivolte a minori stranieri non accompagnati prevalentemente esterni al circuito dell’accoglienza e protezione anche in Lombardia e a Torino ”.
I numeri Si stimano in almeno 50.000 le vittime di tratta e sfruttamento in Italia che hanno ricevuto protezione, assistenza e aiuto fra il 2000 e il 2008. Nello stesso intervallo di tempo risultano 986 i minori di 18 anni vittime di tratta e grave sfruttamento inseriti in programmi di protezione . Nigeria, Romania, Moldavia, Albania, Ucraina le nazionalità prevalenti delle vittime di tratta, a scopo di sfruttamento sessuale. Anche se non mancano vittime di sfruttamento lavorativo (163 fra il 2007 e il 2008) . 5.075 fra il 2004 e il 2009 gli indagati per riduzione o mantenimento in schiavitù e per reato di tratta di persone.
La tratta e lo sfruttamento sessuale Sono per lo più ragazze, in gran parte di nazionalità nigeriana e rumena e di età compresa tra i 15 e i 18 anni, le vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale in Italia. In ripresa sono gli arrivi in aereo, il che comporta un debito più elevato da ripagare, mentre su strada si continuano a intercettare le ragazze giunte in Italia via mare, in Sicilia e poi spostatesi sull’intero territorio nazionale, ad esempio a Torino, Milano, Napoli o sulla costa adriatica. Una forte presenza di ragazze nigeriane si registra nell’area di Castelvolturno, dove la loro situazione rimane critica. Le giovani rumene o di altri paesi dell’Est Europa, sono una presenza costante su strada. Molti operatori rilevano ancora la prostituzione indoor, cioè al chiuso, ma più come un’alternativa per evitare che le ragazze siano fermate e multate dalle forze dell’ordine mentre si prostituiscono per strada.
Minori coinvolti in attività illegali e accattonaggio Il coinvolgimento in attività illegali riguarda prevalentemente bambini e adolescenti di ambo i sessi per lo più rumeni ma anche di origine nord-africana, alcuni con non più di 14 anni e quindi non perseguibili penalmente. Reclutati nei paesi di origine o in Italia, vengono costretti a compiere furti e scippi. Nel nord Italia si sta radicando il fenomeno dello sfruttamento di minori senegalesi nello spaccio di stupefacenti. In particolare nella zona torinese è in aumento il numero di ragazzi, dai 14 ai 18 anni, provenienti principalmente dell’area di Louga in Senegal, coinvolti nello spaccio.
Gli egiziani: qualsiasi lavoro per ripagare gli smugglers Lavoro sottopagato, in nero, nei mercati, nei ristoranti. Vita su strada, perfino prostituzione. I minori egiziani sono un gruppo particolarmente a rischio di sfruttamento perché la necessità di ripagare il debito per il viaggio in Italia li spinge a lavorare a qualsiasi condizione. Per mandarli nel nostro paese le loro famiglie contrattano e pagano mediamente agli smugglers (trafficanti, secondo i minori, appartenenti alla mafia egiziana e italiana) una cifra che va dai 4.700 ai 5.500 €. Recenti casi seguiti da Save the Children in Sicilia sembrano indicare un incremento della cifra fino a 8.000 €. Tale cifra garantisce l’arrivo nel nostro paese attraverso la Sicilia, mentre per ulteriori spostamenti interni, fino al luogo finale di destinazione, pare che i minori debbano pagare una cifra aggiuntiva di circa 200 €. Pur trattandosi di un contratto fittizio, la famiglia del minore si trova costretta a pagare, spesso attraverso delle cambiali, entro i termini stabiliti. Il mancato rispetto dei “termini di pagamento” può comportare un’azione penale e nei casi più gravi, la detenzione dei genitori debitori. Il minore in Italia, schiacciato dal senso di responsabilità verso i genitori, è indotto a cercare qualsiasi opportunità di guadagno e di lavoro.
Minori bengalesi: rischio di sfruttamento per sopravvivere Vengono ospitati in abitazioni di connazionali, pagando 250€ al mese per il posto letto. È possibile che i minori coprano il costo dell’ospitalità lavorando come venditori ambulanti di collanine, giocattoli, ombrelli ecc., per conto di chi ha in affitto la casa. Si teme, inoltre, che i minori bengalesi paghino la consulenza sulle procedure da seguire per ottenere il permesso di soggiorno in Italia nonché per ottenere documenti che attestino la loro identità.
Dall’Afghanistan, via per sempre E’ nel loro lunghissimo e pericolosissimo viaggio che si annidano esperienze e rischi di sfruttamento: vita su strada, lavori pericolosi, affidamento alla rete di trafficanti. L’Italia costituisce, nel progetto migratorio dei ragazzi afgani, più un paese di transito verso il Nord Europa che di destinazione: si stima che per arrivare illegalmente in Norvegia dall’Italia il costo sia di 2.500 €. Il pagamento avviene ad ogni tratta – paese o frontiera che si attraversa – del lungo viaggio che conduce questi ragazzi via dall’Afghanistan. Per procurarsi i soldi necessari i minori afgani solitamente si affidano ai genitori o a parenti che pagano i trafficanti con il sistema della hawala (il trasferimento del denaro avviene al di fuori del sistema bancario, sulla base di una rete di dealer e sulla fiducia). I problemi cominciano quando le famiglie non hanno più i soldi e il ragazzo è a metà del viaggio. Si ritrova così alla mercé del trafficante che oltre ad avere il controllo sui suoi movimenti, può costringerlo a lavorare per saldare il debito contratto e non saldato dai genitori.
Le raccomandazioni di Save the Children “Per aiutare e proteggere chi è vittima di tratta bisogna identificarlo tempestivamente”, spiega Valerio Neri. “E’ fondamentale che gli operatori, le forze dell’ordine, i magistrati e tutti coloro che a vario titolo e in vari momenti – in frontiera, nei porti, sulle strade delle nostre città, nei mercati, nelle campagne – entrano in contatto con le potenziali vittime, abbiano le competenze e un’adeguata formazione per identificarle e conseguentemente inserirle in progetti di protezione”.
Save the Children, insieme ai partners del progetto AGIRE, quali il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, ha redatto un manuale per l’identificazione delle vittime di tratta e sfruttamento, utilizzato in seminari formativi in varie città italiane: il prossimo seminario è in programma in autunno a Roma, per la Polizia di Stato.
“E’ poi necessario potenziare il sistema nazionale antitratta e sfruttamento, dotandolo di adeguati finanziamenti. I tagli che alcune amministrazioni locali stanno operando su servizi quali le unità di strada, non vanno purtroppo in questa direzione”, conclude Valerio Neri.
26 agosto


BASILICATA
In Basilicata le condizioni per una nuova Rosarno

Emergenza umanitaria per un migliaio di africani che tra agosto e settembre raccolgono i pomodori e si rifugiano in un’ex fabbrica abbandonata simile alla famigerata “Cartiera” della Piana di Gioia Tauro.
Riportiamo l'articolo in proposito di fonte www.redattoresociale.it
ROMA – Un’emergenza umanitaria come quella di Rosarno. E’ nel cuore della Basilicata, a Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, che da oltre dieci anni, un ex capannone industriale è diventato il rifugio di oltre mille braccianti agricoli africani. A lanciare l’allarme sono stati alcuni giornali e attivisti locali. Palazzo San Gervasio è la tappa intermedia tra le raccolte stagionali del foggiano e quella delle arance a ottobre nella Piana di Gioia Tauro. Tra agosto e settembre la produzione di pomodori e ortaggi richiede braccia da impiegare nei campi lucani. Arrivano così lavoratori magrebini e dell’Africa subsahariana, ma anche braccianti europei, romeni e bulgari. Questi ultimi riescono a prendere case in affitto, seppur in condizioni di sovraffollamento, e a percepire una paga che si aggira sui 35 euro a giornata. Per gli africani il guadagno è più misero, intorno ai 20 euro al giorno e le condizioni abitative molto precarie. Nell’ex fabbrica in disuso c’è carenza di servizi igienici e di condizioni sanitarie adeguate per accogliere un numero così vasto di braccianti. Il fenomeno è monitorato da volontari di associazioni locali.
Anche a Palazzo San Gervasio come a Rosarno, si ripetono i meccanismi dello sfruttamento di manodopera immigrata. I piccoli proprietari terrieri non contattano direttamente i lavoratori, si rivolgono a dei ‘mediatori’ che forniscono la squadra di lavoro. Una situazione che dà origine al caporalato. In questo caso i caporali sono spesso stranieri e intascano circa 10 euro della paga giornaliera del bracciante.
31 luglio 2010

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