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DAL MONDO

PIU' FACILE
Studenti, più facile spostarsi nell’Ue. Anche chi segue corsi in altri Paesi membri può poi rinnovare il permesso in Italia. I chiarimenti del Viminale

Riportiamo su indicazione di MigrantiTorino il seguente articolo di stranieriinitalia.it
23 settembre 2010 – Il permesso di soggiorno per studio garantisce una certa mobilità agli studenti extracomunitari nell’Unione europea.
Quelli che studiano in un altro Paese Ue, possono infatti venire in Italia a proseguire gli studi o a svolgere un corso di studi complementare senza chiedere il visto d’ingresso, e solo se rimangono più di tre mesi devono chiedere un permesso per studio “italiano”. Il discorso vale anche al contrario, per gli studenti regolarmente residenti in Italia che vogliono spostarsi in altri Paesi dell’Ue.
Ma che succede se si esce dall’Italia solo per una parte del programma di studi, ad esempio per un progetto Erasmus, e questa trasferta dura più di sei mesi? Il testo unico sull’immigrazione prevede infatti che “il permesso di soggiorno non può essere rinnovato o prorogato quando risulta che lo straniero ha interrotto il soggiorno in Italia per un periodo continuativo di oltre sei mesi”, a meno che questo non sia dipeso da obblighi militari “o da altri gravi e comprovati motivi”.
A metà settembre il ministero dell’Interno  ha spiegato con una circolare che tra i “gravi e comprovati motivi” può esserci anche un periodo di studio in un altro Paese Ue, a patto che sia adeguatamente documentato. Come? Presentando, quando si torna in Italia, i seguenti certificati:
a)    Certificato rilasciato dall’università italiana che dice che la frequenza di particolari corsi all’estero rientra o è complementare al programma di studio;
b)    Certificato che dimostri la regolare permanenza nell’altro Paese Ue (ad esempio la copia del permesso di soggiorno rilasciato da quel Paese);
c)    Certificato rilasciato dall’università dell’altro Paese Ue che attesti il regolare svolgimento di parte del programma di studi in quel Paese.
28 settembre 2010


MIGRATION ET EDUCATION
Paris (INED), 17 décembre 2010 Journée scientifique du Pôle Suds (INED). Date limite de soumission: 15 octobre 2010

PARIS (INED), 17 décembre 2010. Journée scientifique du Pôle Suds (INED)
Appel à contributions
Date limite de soumission: 15 octobre 2010
 Le pôle Suds de l’Institut National d’Etudes Démographiques organise une journée d’étude scientifique sur le thème « migration et éducation ». La journée aura lieu à l’INED, Paris (France), le 17 décembre 2010.
L’objectif de cette journée d’étude est de rassembler des chercheurs de différentes disciplines des sciences sociales dont les travaux portent sur la mobilité internationale des étudiants et/ou les migrations de personnes qualifiées. Les présentations abordant les thématiques suivantes sont particulièrement attendues : expansion et internationalisation de l’enseignement supérieur, investissement et rentabilité dans la formation du capital humain, relation formation-emploi dans les pays d’origines des migrants, développement du marché du travail international.
Pour contribuer à cette journée, nous vous invitons à envoyer vos propositions de communication à l'adresse suivante: migration-education@ined.fr
Pour télécharger l'appel: http://www.ined.fr/fr/rendez_vous/seminaires_colloques/bdd/rendez_vous/473/
 
Research Workshop - Pôle Suds (INED)
MIGRATION and EDUCATION
17th December 2010
PARIS (INED)

Call for papers
Deadline for submissions: 15 October 2010

The pôle Suds of the National Institute of Demographic Studies is organizing a research workshop on « migration and education ». The workshop will be held at INED, Paris ( France ), on 17th December 2010.  
The workshop aims to bring together researchers from various social science disciplines studying international student mobility and/or international skilled migration. Presentations addressing the following themes are particularly welcome: expansion and internationalisation of higher education, investment in human capital accumulation and the profitability of this investment, the relationship between education and employment in migrants’ origin countries and the development of a global labour market.
To contribute to this workshop, we invite you to send your submission to the following address:   migration-education@ined.fr

The call for papers is available for download on the following website: http://www.ined.fr/en/rendez_vous/seminaries_colloque/bdd/rendez_vous/473/
23 settembre 2010
 
 


A FUOCO
13 i morti nell'incendio a una scuola missionaria cristiana durante i disordini nel Kashmir indiano contro il minacciato rogo del Corano da parte del pastore americano Terry Jones

Almeno 13 persone sono morte e 75 sono rimaste ferite nel Kashmir indiano nel corso di proteste contro il falò poi annullato. Mentre urlavano slogan contro gli Stati Uniti e i dissacratori del libro sacro dell’Islam, i manifestanti hanno incendiato una scuola missionaria cristiana.
Decine di manifestanti inferociti per le notizie provenienti dagli Stati Uniti su strascichi del rogo di copie del Corano, hanno appiccato il fuoco all’istituto scolastico privato che sorge a 45 chilometri dal capoluogo Srinagar e che appartiene a un gruppo missionario cristiano. La folla ha anche preso d’assalto altri edifici governativi, veicoli, abitazioni e danneggiato alcune proprietà governative. In violente proteste scoppiate a Budgam, Bandipora e Saraf-e-Sharif sono morti altri dimostranti che hanno fatto salire il bilancio delle vittime.
Il pastore americano Terry Jones ha deciso all’ultimo momento di annullare il rogo in occasione del nono anniversario dell’11 settembre, ma due predicatori evangelici hanno dato fuoco a due copie del Corano nel Tennessee e ci sarebbero stati anche altri emuli a New York.
14 settembre 2010


32.000 MILIONI
Secondo Eurostat, gli immigrati nella UE sono il 6,4% della popolazione. Italia al quarto posto per numero di presenze

Riprendiamo da fonte www.stranieriinitalia.it
Roma – 7 settembre 2010 – Nei 27 Paesi membri dell’Unione Europea vivono 31,9 milioni di immigrati, pari al 6,4% della popolazione complessiva.
Lo rende noto oggi Eurostat, secondo cui 11,9 milioni sono cittadini di un altro Paese dell’Ue, mentre il resto sono cittadini di Paesi al di fuori dell’Unione. Tra gli extraue, 7,2 milioni provengono da un altro Stato europeo, 4,9 milioni dall’Africa, 4 dall’Asia e 3,3 dal continente americano.
Per quanto riguarda l’Italia, al primo gennaio del 2009 i cittadini stranieri erano 3 milioni 891mila, pari al 6,5%. Di questi, oltre 1,1 milioni provenienti da un altro Paese dell’Ue e piu’ di 2,7 milioni da un Paese esterno.Secondo i dati forniti dall’Ufficio statistico dell’Unione Europea, il maggior numero di cittadini stranieri e’ stato registrato in Germania (7,2 milioni), Spagna (5,7), Gran Bretagna (4 milioni nel 2008), Italia (3,9 milioni) e Francia (3,7 milioni).
In termini percentuali, tra i 27, il numero più elevato di cittadini stranieri e’ stato registrato in Lussemburgo (44% della popolazione), seguito da Lettonia (18%), Cipro ed Estonia (16%), Spagna (12%), Irlanda (11%) ed Austria (10%). Eurostat riferisce inoltre che il più grande gruppo di cittadini dei 27 che vive in altro Paese membro dell’Ue proviene dalla Romania (2 milioni, pari al 6%), poi dalla Polonia (1,5 milioni o 5%), dall’Italia (1,3 milioni o 4%) e Portogallo (un milione o 3%).
9 settembre 2010


A GROUND ZERO
Sì di Obama alla moschea vicina a Ground Zero nonostante l'opposizione della maggioranza degli americani

Non si placa la polemica e sono in corso tentativi per modificare il progetto, appoggiato da Obama e dal sindaco di New York Bloomberg, di costruire una moschea nelle vicinanze di Ground Zero.
Attualmente Obama mantiene il suo fermo sì, appoggiato anche dal sindaco di New York, nonostante più del 60% degli americani si dichiari contraria, ivi compresi alcuni esponenti democratici tra cui David Paterson governatore di New York.
Quest'ultimo intende incontrare i leader musulmani promotori dell'iniziativa cercando di far trasferire la nuova moschea (attualmente prevista vicinissima a Ground Zero) in altra zona promettendo in cambio aiuti economici.
Il tentativo di Paterson non sembrerebbe destinato a successo perché per i promotori della moschea "non ci sono alternative a quella di Ground Zero" visto che la missione del nuovo centro è quella di servire la comunità di Lower Manhattan e farla sorgere da un’altra parte farebbe venire meno il significato. Il luogo scelto per la moschea, la cui realizzazione costerà circa cento milioni di dollari, è un palazzo di tredici piani compreso tra il 45 e il 51 di Park Place, a meno di duecento metri da dove sorgevano le Torri gemelle.
Il centro comprenderebbe, oltre alla moschea, un auditorium, strutture sportive, spazi per tenere lezioni e conferenze; e sarebbe aperto anche a persone di fede non musulmana.
Da notare che la discussione non è, come quasi sempre in Italia, se costruire una moschea oppure no, ma è la specifica posizione della nuova moschea, vicina ai luoghi dove persero la vita almeno tremila persone nel corso degli attacchi terroristici di nove anni fa, che solleva tante obiezioni.
Da notare anche che abbiamo sentito da Obama parole assai nette sulla libertà di culto consonanti con la nostra Costituzione, ma non con il dire e il fare dei nostri governanti.
25 agosto 2010


CALA
Diminuita nel 2008 e 2009 l'immigrazione nella maggior parte dei paesi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico)

A causa della crisi economica l’immigrazione è calata nella maggior parte dei Paesi membri dell’OCSE, con un’inversione di tendenza avvenuta nel 2008 dopo cinque anni di crescita e confermata nel 2009.
Riportiamo in proposito l'articolo di Apiceeuropa del 2 agosto:

L’edizione 2010 dell’International Migration Outlook, pubblicata recentemente dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e realizzata dal Sistema di Osservazione Permanente sulle Migrazioni (SOPEMI), rileva come sia stata soprattutto l’immigrazione temporanea a iniziare un declino a partire dal 2008, specie quella per lavoro, con una diminuzione del 4% dopo quattro anni di crescita stabile.
«L’immigrazione temporanea dei lavoratori è stata uno dei primi canali di immigrazione colpito dalla crisi economica» osserva il Rapporto, sottolineando come sia diminuita per lo più l’immigrazione lavorativa a tempo determinato, mentre il lavoro stagionale, i programmi di lavoro nel periodo delle vacanze e i trasferimenti in seno alle aziende sono aumentati.
La migrazione «in seno alle aree di libera circolazione» ha costituito circa il 25% della migrazione totale nell’area OCSE relativa al 2008 e il 44% in Europa. In Norvegia, Svizzera, Austria e Danimarca tale tipo di migrazione incide per ben oltre la metà della migrazione totale. In Europa, Portogallo, Spagna, Regno Unito e Italia figurano tutti tra i Paesi in cui nel 2008 la migrazione dei lavoratori è stata elevata, con il 20-30% di immigrati permanenti giunti per ragioni lavorative. Altrove, eccetto il Giappone e la Corea, la migrazione per ricongiungimento familiare resta dominante tra i flussi di immigrazione permanente. Lo stesso vale per Stati Uniti (65%), Francia e Svezia.
I 20 principali Paesi di origine dei flussi migratori hanno inciso per oltre la metà sulle migrazioni nei Paesi OCSE nel 2008, con Cina, Polonia, India e Messico in cima alla lista. Rispetto ai flussi osservati verso la fine degli anni Novanta, gli incrementi più elevati provengono da Colombia, Cina, Romania e Marocco; dal 2000 sono andati calando i flussi originatisi nelle Filippine e nella Federazione Russa, mentre resta consistente l’emigrazione di polacchi verso altri Paesi europei.
Per vari Paesi dell’Europa meridionale, Austria e Repubblica Ceca, circa il 90% della crescita demografica è riconducibile all’immigrazione, osserva l’OCSE, secondo cui se le percentuali migratorie persistessero ai livelli attuali la popolazione in età lavorativa dell’area aumenterebbe dell’1,9% tra il 2010 e il 2020, rispetto all’8,6% di crescita osservata tra il 2000 e il 2010. Tra il 2003 e il 2007, il 59% della crescita demografica è stata dovuta all’immigrazione.
Gli immigrati, rileva così il Rapporto, rappresentano fino a un terzo della nuova popolazione in età lavorativa, sebbene l’arrivo di minori e immigrati più anziani riduca tale apporto. Solo in Francia, Stati Uniti e Nuova Zelanda il principale motore di crescita demografica è stato l’aumento naturale della popolazione.
Il Rapporto evidenzia poi «l’impatto sproporzionato della crisi economica sulla disoccupazione degli immigrati nell’area OCSE»: l’aumento della disoccupazione tra il 2008 e il 2009 è stato maggiore tra i nati all’estero piuttosto che tra i nativi in quasi tutti i Paesi OCSE. Ciò è avvenuto soprattutto tra i giovani immigrati, che nella maggior parte dei Paesi dell’area hanno sperimentato cali maggiori di occupazione rispetto ai giovani nativi: «Mentre la riduzione totale dell’occupazione giovanile (15-24) è stata del 7% dopo il secondo trimestre del 2008, il declino si è attestato al doppio di tale livello per i giovani immigrati». Inoltre la disoccupazione, già alta tra i giovani immigrati, nel 2009 è salita al 15% negli Stati Uniti, al 20% in Canada e al 24% nell’Europa dei 15.
«Poiché il rapido accesso al mercato del lavoro da parte dei giovani e degli immigrati di recente ingresso è stato identificato come uno dei principali determinanti della loro integrazione al tessuto sociale nel lungo termine, i bassi tassi occupazionali sono preoccupanti» nota il Rapporto, sottolineando che «una recessione comporta il rischio di “effetti cicatrice”, dal momento che gli immigrati che non sono riusciti a trovare rapidamente un impiego dopo l’arrivo potrebbero essere stigmatizzati in seno al mercato del lavoro. La lingua, la formazione, l’addestramento e l’apprendistato sembrano costituire risposte politiche particolarmente importanti tese a consolidare la situazione in un momento di crisi».
10 agosto 2010


LASHKAR-GAH
Il ritorno di Emergency nell'ospedale afghano. Gino Strada: "Ci è stata assicurata piena collaborazione e pieno rispetto dell'autonomia"

Riapre il centro chirurgico di Emergency a Lashkar-Gah, chiuso nello scorso aprile scorso dopo il ritrovamento di armi e dopo l'accusa a tre volontari italiani di essere collaboratori dei talebani.
Un team composto da un chirurgo, due infermieri e un logista internazionale e da 140 afghani, tra personale medico, amministrativo e ausiliario, ha ripreso possesso della struttura dopo che una delegazione di Emergency guidata da Gino Strada, aveva incontrato lunedì scorso il governatore della regione di Helmand per verificare la possibilità di riapertura.
Sulla decisione delle autorità afghane hanno influito le continue sollecitazioni della società civile afghana. Da quando il centro era stato chiuso infatti la popolazione locale aveva perso un luogo di cura fondamentale in quanto l'ospedale era l'unica struttura in grado di offrire assistenza chirurgica gratuita e di elevata qualità in tutta la provincia di Helmand.
31 luglio 2010


LAVORO STAGIONALE
Presentata dalla Commissione Europea una proposta di direttiva sul lavoro stagionale per unificare l’ingresso e il soggiorno nell’UE dei lavoratori stagionali

La Commissione Europea ha presentato una proposta di direttiva sul lavoro stagionale che istituisce una procedura comune per l’ingresso e il soggiorno nell’UE dei lavoratori stagionali cittadini di Paesi terzi.
La proposta introduce una procedura speciale, definisce i diritti dei lavoratori stranieri e prevede nel contempo incentivi alla “migrazione circolare” per impedire che il soggiorno temporaneo diventi permanente.
Gli elementi prioritari della proposta che armonizzerebbe le norme degli Stati membri in materia di lavoro stagionale riguardano:
- una procedura semplificata per l’ammissione di lavoratori stagionali cittadini di Paesi terzi sulla base di definizioni e criteri comuni, come l’esistenza di un contratto di lavoro o di un’offerta vincolante di lavoro che specifichi la retribuzione;
- un periodo standard di soggiorno per lavoro stagionale nell’UE (sei mesi per anno di calendario);
- un permesso di lavoro multistagionale di tre anni o una procedura di reingresso agevolata per le stagioni successive;
- le disposizioni giuridiche applicabili alle condizioni di lavoro dei lavoratori stagionali;
- il riconoscimento ai lavoratori stagionali di un trattamento uguale a quello riservato ai cittadini degli Stati membri in determinati settori (libertà di associazione e di adesione a organizzazioni di lavoratori, sistemi di sicurezza sociale, pagamento delle pensioni legali, accesso a beni e servizi ecc.);
Agli Stati membri dell’UE è lasciata la facoltà di esaminare la situazione dei rispettivi mercati del lavoro al fine di decidere le quote di ammissione dei lavoratori stagionali.
La Commissione ricorda che l’UE ha un fabbisogno strutturale di manodopera stagionale e che la disponibilità di lavoratori europei in questo settore andrà calando sempre più: «Una politica ben organizzata in materia di immigrazione legale continuerà pertanto a svolgere un ruolo importante nell’ovviare alle carenze di manodopera e raccogliere le future sfide demografiche cui l’UE dovrà far fronte» osserva l’esecutivo europeo.
Fonte newsletter di apiceuropa del 16 luglio
21 luglio 2010


SREBRENICA
11 luglio 2010, "Giornata della memoria" istituita dal Parlamento europeo


Il massacro di Srebrenica fu un genocidio e crimine di guerra, consistito nel massacro di migliaia di musulmani bosniaci nel luglio 1995 da parte delle truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladić nella zona protetta di Srebrenica che si trovava al momento sotto la tutela delle Nazioni Unite.
È considerato uno dei più sanguinosi stermini di massa avvenuti in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale: secondo fonti ufficiali, le vittime del massacro furono 8.372, sebbene alcune associazioni per gli scomparsi e le famiglie delle vittime affermino che furono oltre 10.000. Al momento (marzo 2010), grazie al test del DNA, sono state identificate solo 6.414 vittime, mentre migliaia di altre salme esumate dalle fosse comuni attendono ancora di essere identificate.
I terribili fatti avvenuti a Srebrenica in quei giorni sono considerati tra i più orribili e controversi della storia europea recente e diedero una svolta decisiva al successivo andamento della guerra in Jugoslavia. Il Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia (ICTY) istituito presso le Nazioni Unite ha accusato, alla luce dei fatti di Srebrenica, Mladić e altri ufficiali serbi di diversi crimini di guerra tra cui il genocidio, la persecuzione e la deportazione. Gran parte di coloro cui è stata attribuita la principale responsabilità della strage, siano essi militari o uomini politici, è tuttora latitante.
Un video che mostra l'"evidenza dei fatti" fu trovato in possesso di Natasha Kandic, un abitante del luogo, e ritrasmesso dai media e utilizzato come prova nel processo contro Slobodan Milošević alla corte Internazionale dell'Aja.
Il 31 marzo 2010 il parlamento della Serbia ha approvato dopo quasi 13 ore di discussione una risoluzione in cui condanna il massacro (senza definirlo genocidio) e chiede scusa per le vittime.
11 luglio 2010


LA PROPOSTA
Va avanti il comitato per la concessione alle donne africane del Premio Nobel per la Pace 2011. Obiettivo:raggiungere almeno 2 milioni di firme da inviare al comitato che attribuisce il Nobel

Riconoscere e valorizzare il ruolo delle donne in Africa e dare loro il Premio Nobel per la Pace 2011. Questa la proposta promossa dal CIPSI, coordinamento di 48 associazioni di solidarietà internazionale, e da ChiAma l’Africa, nata in Senegal, a Dakar, durante il seminario internazionale per un Nuovo patto di solidarietà tra Europa e Africa svoltosi dal 28 al 30 dicembre 2008.
La proposta nasce a partire dalla constatazione del ruolo crescente che le donne africane hanno acquisito nella vita quotidiana dell’Africa. Le donne sono protagoniste e trainanti sia nei settori della vita quotidiana che nell’attività politica e sociale.
Sono le donne in Africa che reggono l’economia familiare nello svolgimento di quell’attività, soprattutto di economia informale, che permette ogni giorno, anche in situazioni di emergenza, il riprodursi del miracolo della sopravvivenza.
Le donne da decenni sono protagoniste nella microfinanza: dalle storiche tontine dell’Africa occidentale, fino alle forme più elaborate di microcredito in tutte le parti dell’Africa. Microcredito che ha permesso la nascita di migliaia di piccole imprese.
Le donne africane sono capaci nell’organizzazione della gestione dell’economia: esistono in Africa migliaia di cooperative che mettono insieme donne impegnate nell’agricoltura, nel commercio, nella formazione, nella lavorazione di prodotti agricoli. Le donne africane stanno svolgendo un ruolo sempre crescente nella definizione e nella ricerca di forme autoctone di sviluppo economico e sociale, attraverso l’organizzazione capillare delle attività economiche e sociali nei villaggi.
Le donne in Africa stanno svolgendo un ruolo sempre crescente nella difesa della salute, soprattutto contro il morbo dell’HIV e della malaria. Sono loro che svolgono spesso formazione sanitaria nei villaggi. Sono i gruppi organizzati di donne che si stanno impegnando contro pratiche tradizionali dell’infibulazione e della mutilazione genitale.
Sono le donne africane, infine, che riescono a organizzarsi per lottare per la pace e a mantenere la vita anche nelle situazioni più tragiche, in un impegno politico spesso capillare e non riconosciuto. Molto spesso con il rischio di subire violenza e sopraffazione.
L’Africa oggi può sperare nel proprio futuro soprattutto a partire dalle donne comuni, quelle che vivono nei villaggi o nelle grandi città, in situazioni spesso di emergenza, e di cui le donne che sono emerse, sia nella politica, sia nella cultura, sia nell’attività imprenditoriale,
Obiettivo:raggiungere almeno 2 milioni di firme da inviare al comitato che attribuisce il Nobel.
Per informarsi: www.noppaw.org
27 giugno 2010

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