|
|
DALL'ITALIA
|
ALLONTANAMENTO COMUNITARI
Varato dal Consiglio dei ministri il pacchetto sicurezza di Maroni. L'allontanamento coatto dei cittadini comunitari demandato ad apposito disegno di legge
Via libera del Consiglio dei ministri di oggi, 5 novembre 2010, al pacchetto sicurezza messo a punto dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Il piano è composto da un decreto legge con misure urgenti e da un ddl. Tra i punti chiave del provvedimento, l'allontanamento coatto dei cittadini comunitari e una stretta contro la prostituzione in strada. L'allontanamento coatto dei comunitari non in regola, contestato dall'Unione Europea perchè libera la libertà di movimento dei cittadini europei troverà spazio nel ddl. È da tempo che Maroni ci sta provando: la direttiva europea sulla libera circolazione prevede che lo straniero non possa risiedere oltre tre mesi in un Paese se non ha reddito, lavoro e dimora adeguati, ma manca, non è certo una dimenticanza, la sanzione per chi non è in regola. In passato una norma elaborata in proposito dal ministero non aveva passato l'esame della Commissione Europea. Ora ci sarà un nuovo tentativo. La norma è stata inserita nel disegno di legge e non nel decreto sulla sicurezza, spiega Maroni, perché il governo ha voluto "notificare la proposta all'Unione Europea", una scelta fatta non "per obbligo, ma per prassi di leale collaborazione" e quindi "per sapere se la commissione è d'accordo". 5 novembre 2010
|
|
REGOLARIZZARE CHI LAVORA
Lo chiedono le parti sociali al governo
Sindacati e imprese: “Regolarizzare chi lavora”. Non sembra proprio essere questa la politica del governo, anzi le misure minacciate nel prossimo Consiglio dei ministri di venerdì 12 riguardanti l'espulsione coatta dei comunitari senza certi requisiti sembrano proprio andare in senso contrario. Ma tant'è i fatti hanno la testa dura e, oltre le lotte dei braccianti del sud e dei lavoratori di Brescia saliti sulla gru per chiedere una vera sanatoria, ci sono anche le prese di posizioni delle parti sociali che fanno i conti con la realtà invece che con i sondaggi di questa fase pre elettorale che invece guidano l'operato del governo. Riportiamo in proposito l'articolo, precisissimo come di consueto, di Elvio Pasca su www.stranieriinitalia.it
Le richieste delle parti sociali al governo. “Permessi più lunghi per chi ha perso il posto di lavoro” Roma – 4 novembre 2010 – Estendere la regolarizzazione a tutti i lavoratori stranieri, non solo a colf e badanti, e allungare la durata del permesso di soggiorno per attesa occupazione, in modo che chi perde il posto possa usufruire degli ammortizzatori sociali (indennità di disoccupazione, cassa integrazione, mobilità ecc.) come se fosse italiano. Lo chiedono sindacati e associazioni dei datori di lavoro che da mesi hanno avviato un tavolo su competitività, sviluppo e occupazione. Un confronto che coinvolge i principali rappresentanti delle parti sociali (Cgil, Cisl, Uil, CNA, Confesercenti, Confindustria, Confcommercio, CIA, Confartigianato, Lega Coop, Confcooperative, AGCI e Confagricoltura) e che ovviamente tocca anche i temi dell’immigrazione, dal momento che sono ormai stranieri il 10% dei lavoratori. Tra le altre cose, le parti sociali chiedono al governo un “Piano straordinario di lotta al lavoro sommerso”, che preveda “l’incremento delle attività ispettive”, l’”utilizzo delle forme contrattuali più adeguate”,e l’”individuazione di forme di premialità per le imprese che mostrano di operare nella legalità”, ma anche il “contrasto di ogni forma di sfruttamento dei lavoratori stranieri”. Al suo interno dovrebbe trovare spazio “la regolarizzazione dei lavoratori anche per i settori esclusi dalla Dichiarazione di emersione del 2009″. Di fronte alla crisi economica e ai suoi effetti sull’occupazione, sindacati e imprese chiedono poi al governo di “assicurare tramite adeguati provvedimenti la tutela del reddito dei lavoratori”. In particolare, è urgente “l’allungamento, in caso di licenziamento di un lavoratore extra UE, della durata del permesso di soggiorno per ricerca di una nuova occupazione, sulla base del principio di uguaglianza dei diritti e delle pari opportunità, in misura coerente con il periodo di fruizione degli ammortizzatori sociali”. Elvio Pasca 5 Novembre 2010
|
|
ESPULSIONI DI MASSA
Amnesty International chiede all'Italia di porre fine alle espulsioni di massa (comunicato del 29 ottobre)
Amnesty International ha chiesto alle autorità italiane di verificare con urgenza se le 68 persone soccorse in mare e poi rinviate forzatamente in Egitto in 48 ore abbiano avuto la possibilità di richiedere protezione internazionale. Le 68 persone, che erano a bordo di un’imbarcazione che ne trasportava in tutto 131, erano state intercettate il 26 ottobre dalle autorità italiane nei pressi della coste siciliane. Secondo quanto dichiarato inizialmente da un ufficiale italiano, le persone a bordo si erano identificate come palestinesi. Le autorità italiane le avevano trasferite a Catania e trattenute tutte, compresi 44 minori, in un impianto sportivo per oltre 24 ore, sostenendo che la loro detenzione era necessaria per svolgere le procedure di identificazione e organizzare i rinvii. La sera del 27 ottobre, le autorità italiane hanno espulso 68 di loro verso Il Cairo, in Egitto, con un volo charter, affermando che si trattava effettivamente di ‘migranti irregolari’ egiziani e non palestinesi. Secondo Amnesty International, questa espulsione di massa sembra essere stata condotta senza riguardo per il diritto delle persone di chiedere asilo e in violazione degli obblighi dell’Italia derivanti dal diritto e dagli standard internazionali in materia di rifugiati e di diritti umani. L’organizzazione chiede alle autorità italiane di chiarire se e come siano state identificate le persone in questione, come siano stati determinati la loro eta’ e i possibili bisogni di protezione, se siano state informate del loro diritto di chiedere asilo e se siano state presentate domande di asilo. ‘A tutte le persone soccorse in mare deve essere data la possibilità di chiedere asilo e le loro richieste devono essere valutate nell’ambito di un’equa e soddisfacente procedura’ – ha dichiarato John Dalhuisen, vicedirettore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. ‘Vi e’ la preoccupazione che in questo caso a nessuna persona, comprese le 68 rinviate forzatamente, sia stata data una simile possibilità. A organizzazioni come l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur), l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, Save The Children e la Croce rossa italiana e’ stato negato l’accesso alle persone portate sulla terraferma, nonostante le ripetute richieste. Queste organizzazioni fanno parte di un progetto finanziato dal governo italiano e dall’Unione europea, che ha lo scopo di fornire assistenza immediata a chiunque arrivi sulle coste siciliane in condizioni di difficoltà. Ad Amnesty International risulta che questa sia stata la prima volta dal 2005 che in Italia viene negato l’accesso all’Acnur dopo una richiesta ufficiale. Del gruppo portato a terra, 19 persone sono state arrestate per reati connessi al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, mentre 44 sono state identificate come minori e trasferiti ai servizi sociali. Sebbene le persone identificate come minori non siano state espulse in modo sommario, Amnesty International ritiene che siano state detenute per oltre 24 ore, senza accesso a un’assistenza specializzata. ‘Nella fretta di procedere alle espulsioni, le autorità italiane stanno ignorando le consuete procedure e gli standard internazionali per la protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo’ – ha aggiunto Dalhuisen. ‘Le autorità italiane devono immediatamente porre fine alle espulsioni sommarie di massa di cittadini stranieri’. Roma, 29 ottobre 2010 Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste: Amnesty International Italia - Ufficio stampa Tel. 06 4490224 cell. 348-6974361 e-mail: press@amnesty.it 3 novembre 2010
|
|
SARA' VERO ?
Dichiarazioni rassicuranti di Maroni sull'Accordo di integrazione
Riportiamo su segnalazione di Migranti Torino l'articolo dell'agenzia Asca del 27 ottobre sulle dichiarazioni del ministro dell'interno Roberto Maroni a proposito dell'Accordo di integrazione sull’immigrazione ‘Identita’ e incontro'. Le dichiarazioni paiono in effetti rassicuranti, ma non totalmente rispondenti al merito del provvedimento. Molto dipenderà comunque dalla gestione pratica del provvedimento stesso. Di seguito l'articolo:
L’Accordo di integrazione sull’immigrazione ‘Identita’ e incontro’, che dovra’ essere sottoscritto dagli immigrati che presenteranno la domanda per il permesso di soggiorno, e che ha avuto il via libera dal Governo il 10 giugno scorso, costituira’ un ”mezzo per favorire l’inserimento dei lavoratori extracomunitari nel paese” e la prevista decurtazione dei crediti ”avverra’ solo in caso di condanne penali o gravi illeciti amministrativi”. Tutti casi che dimostrano ”la mancanza di volonta’ di integrazione” da parte dello straniero. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni rispondendo al Question time alla Camera. Secondo Maroni il Governo, in tema di immigrazione, ha messo in piedi ”un piano di integrazione che coniuga il giusto rigore con serie politiche di integrazione, che risultano tra le piu’ avanzate Europa”. Per quanto riguarda, invece, la conoscenza della lingua italiana, uno dei requisiti per la concessione del permesso di soggiorno, il ministro ha ricordato che ”in Europa gli ingressi sono legati anche alla conoscenza della lingua” e che, comunque, in questo percorso di apprendimento lo ”straniero non sara’ lasciato solo ma aiutato”. 29 ottobre
|
|
DISCRIMINATORIO
10 rom del campo del Triboniano a Milano denunciano il sindaco di Milano Letizia Moratti, il prefetto, il ministro dell'Interno Roberto Maroni: chiedono che vengano loro assegnate le case popolari già loro assegnate
Dieci rom del campo di via Triboniano hanno presentato un ricorso, in sede civile, contro il sindaco di Milano Letizia Moratti, il prefetto Gian Valerio Lombardi e il ministro dell'Interno Roberto Maroni: chiedono che vengano loro assegnate le case popolari che in settembre erano stati prima sottoscritti dall'amministrazione comunale e dalla Prefettura e poi "bloccati". Gli avvocati dei rom fanno riferimento nel ricorso presentato al Tribunale di Milano all'accordo con Comune e Prefettura, con cui erano state individuate "le famiglie rom destinatarie degli alloggi Aler", accordo poi rinnegato per motivazioni politiche, segnatamente da parte di Maroni. I rom contestano di essere stati vittime di un comportamento discriminatorio da parte delle istituzioni che le ha fatte recedere da un impegno precedentemente firmato. 26 ottobre 2010
|
|
QUOTE 2010 ???
150-170 mila Posti di lavoro disponibili contenuti nel decreto flussi di quest’anno. Anche in questo caso la categoria delle lavoratrici domestiche(colf e badanti) dovrebbe essere privilegiata ???
Tre punti interrogativi per una notizia tanto attesa, ma tanto disattesa: i nuovi flussi. Ce la segnale MigrantiTorino e la fonte è delle più accreditate: il Sole 24 Ore da sempre informatissimo su queste cose vista la necessità di manodopera dei datori di lavoro. Riportiamo dunque di seguito l'articolo: Fonte: Sole 24 Ore Dopo due anni di “silenzio” – quanto la moratoria chiesta dal ministro Maroni – sarebbero iniziate nel governo le discussioni per mettere a punto il testo relativo alle quote d’ingresso di lavoratori extracomunitari del 2010. Una notizia che il ministero dell’Interno non smentisce. Il decreto stabilisce – sulla base di un piano triennale di programmazione dei flussi – quanti extracomunitari possono entrare ogni anno nel nostro paese attraverso un’assunzione a distanza. A norma di legge, il decreto riguarda soltanto gli stranieri che si trovano ancora nei loro paesi e che intendono emigrare in Italia. Non possono fare domanda i migranti che si trovano qui senza un permesso di soggiorno. Storicamente, però. il provvedimento si è sempre tradotto in una sorta di sanatoria per gli irregolari già presenti. Secondo le informazioni raccolte dal Sole 24 Ore del Lunedì il nuovo decreto flussi dovrebbe essere presentato a novembre e fisserebbe in 150/170mila la quota massima di nuovi ingressi di cittadini extracomunitari per motivi di lavoro. Anche in questo provvedimento – così com’è stato per la sanatoria del 2009 e per il decreto flussi del 2008 – la categoria privilegiata da un punto di vista numerico dovrebbe rimanere quella di colf e badanti. Non dovrebbe cambiare nemmeno la procedura: l’invio della domanda transiterebbe per via telematica. Nonostante alcuni intoppi, il sistema si è dimostrato efficace. Anche se alcune prefetture – come quella di Milano – devono ancora smaltire le domande del 2007. La possibilità di un nuovo decreto non entusiasma i sindacati «II meccanismo alla base del provvedimento è irrazionale e non risolve la situazione nel nostro paese – dice Pietro Soldini, responsabile immigrazione della Cgil -. Sono delle sanatorie mascherate». Secondo il sindacalista la soluzione migliore sarebbe quella di «riformare la legge Bossi-Fini, così da permettere all’immigrato irregolare qui in Italia di avere il permesso di soggiorno per lavoro». C’è un altro punto su cui Soldini si concentra: «Allo stato attuale siamo senza un piano triennale di programmazione dei flussi, quello su cui si basano questi decreti Questo piano ci serve per capire qual è il nostro fabbisogno di manodopera straniera e oggi non può essere fatto senza ascoltare le parti sociali». Sulla stessa linea anche Liliana Ocmin, segretario Cisi per le Politiche migratorie, donne e giovani. «Per com’è fatto il nostro mercato del lavoro i decreti flussi non hanno senso, non risolvono i problemi – sottolinea -. Meglio istituire una maxi-regolarizzazione degli illegali che lavorano nelle nostre imprese, con particolare riguardo a settori come l’edilizia, com’è stato fatto per colf e badanti». «Piuttosto che un altro anno di blocco, meglio prendersi questo decreto flussi – ammette Luciano Lagamba, presidente del sindacato emigrati immigrati (Sei) dell’Ugl -. Ma stavolta è meglio privilegiare altre categorie produttive, rispetto a quella dell’assistenza alla persona». I sindacati, poi, devono fare i conti con la polemica innescata da Luca Zaia. Il governatore del Veneto in quota Lega Nord ha proposto uno stop ai nuovi ingressi stranieri nella regione. Idea criticata dalle imprese, ma «che trova una mezza apertura almeno da uno dei sindacati più rappresentativi proprio dei lavoratori stranieri regolari. «Al di là delle estimazioni politiche – sottolinea Soldini – non siamo contrari a mettere a punto, insieme a tutte le altre parti sociali, un meccanismo su base regionale che cerchi prima di riassorbire nel mercato i lavoratori in mobilità, poi di dare spazio ai nuovi ingressi». Un accordo che, se ci sarà mai, dovrà tenere conto dei dati sulla disoccupazione che arrivano dall’Istat. 22 ottobre 2010
|
|
DISOCCUPAZIONE
Alle stelle la disoccupazione dei migranti, non che ai lavoratori italiani vada bene, nel 2010. Lo studio della Fondazione Leone Moressa sui dati Istat aggiornati al primo trimestre 2010
Dall’inizio della crisi il numero di disoccupati stranieri è cresciuto quasi del 70% a livello nazionale, contro un dato (comunque preoccupante) del +29,4% degli italiani. La situazione risulta più problematica al Nord con tassi di disoccupazione straniera in ascesa costante. Ma gli immigrati hanno maggiori capacità degli italiani di rientrare nel mercato del lavoro dopo un periodo di disoccupazione. Questi alcuni dei risultati di uno studio della Fondazione Leone Moressa che ha analizzato i dati Istat del mercato del lavoro aggiornati al primo trimestre 2010. Se si analizzano i singoli status lavorativi, si osserva come nel periodo considerato, sia aumentato comunque il numero degli occupati immigrati (+10,2%), ma non con lo stesso ritmo di crescita della forza lavoro (+15,4%). Gli aumenti sono stati prevalentemente indirizzati alla creazione di posti da dipendente (+12,3%) a scapito del lavoro autonomo (-1,4%) e dei collaboratori (-3,7%). Per quanto concerne gli italiani il segno di tali variazioni è sempre negativo, specie se si tratta di occupazione meno stabile, come i collaboratori o i dipendenti a tempo determinato. Peso degli stranieri nel mercato del lavoro: la crisi e i cambiamenti demografici avvenuti nell’ultimo biennio hanno modificato il peso degli stranieri all’interno degli status lavorativi: da una parte la sempre maggior presenza di stranieri nel territorio nazionale ha portato gli stranieri a pesare sempre di più nelle forze lavoro (dal 7,6% si è passati al’8,8%). Ma dall’altra, l’evento recessivo ha causato un aumento degli immigrati nelle fila dei disoccupati: in particolare se prima della crisi il 9,9% di tutti i disoccupati era straniero, ora si tratta del 12,6%. Gli immigrati occupati comunque continuano ad essere maggiormente inquadrati come dipendenti (si tratta del’86,4% di tutti i lavoratori), e in proporzione di più rispetto agli italiani, con contratti di dipendenza a termine (14,4%). I tassi di disoccupazione e i nuovi disoccupati: se generalmente l’Italia è caratterizzata da tassi di disoccupazione più alti al Sud, occorre registrare il fenomeno opposto se ci si riferisce alla manodopera immigrata: la crisi infatti ha fatto lievitare i tassi di disoccupazione degli stranieri molto più nel settentrione che nel meridione. Addirittura in alcune regioni del Nord il differenziale con la popolazione italiana è di oltre dieci punti percentuali (vedi Piemonte, Trentino Alto Adige, Friuli V.G., Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Marche). Se ci si sposta verso il Sud il rapporto si capovolge. A livello nazionale, comunque, il tasso di disoccupazione straniero si attesta nel primo trimestre 2010 al 13% contro l’8,7% degli italiani. Se si parla di dati assoluti, la crisi ha creato oltre 117mila nuovi disoccupati stranieri, pari al 20,7% del totale della nuova disoccupazione. Anche in questo caso l’analisi a livello regionale permette di affermare come nelle aree Settentrionali il peso degli immigrati senza lavoro sia molto superiore rispetto al Mezzogiorno: in media il 43,5% al Nord contro il 4,9% del Sud. Lo status lavorativo da un anno all’altro: considerando il cambiamento di status nell’arco dell’ultimo anno (ossia incrociando la condizione lavorativa al 1° trimestre 2009 con quella del 1° trimestre 2010) si osserva come gli immigrati abbiano più probabilità degli italiani di ritornare occupati dopo un periodo di disoccupazione (33,1% vs 22,4%), principalmente perché gli italiani tendono a scoraggiarsi più facilmente entrando a far parte nelle fila degli inattivi (45,9%). Nonostante ciò il 36,1% degli stranieri che era disoccupato nel 2009 lo è anche nel 2010, contro il 31,7% degli italiani. Questo significa che di fronte alla perdita di lavoro, che comunque colpisce di più gli stranieri, essi riescono comunque ad attivarsi meglio per cercare una nuova occupazione, mentre gli italiani aspettano forse periodi migliori. Affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa: “la crisi economica ha colpito tutti, ma più gli immigrati. La perdita del lavoro rischia di compromettere la loro presenza regolare nel territorio italiano con conseguenti ricadute sociali. Gli immigrati, perché costretti a lavorare per poter essere in regola, sono infatti più dinamici nella ricerca del lavoro, accontentandosi in molti casi di ricoprire ruoli anche di bassa qualifica. Serve quindi una politica di immigrazione che tenga conto anche di queste esigenze, privilegiando dove possibile l’assunzione di quegli immigrati già presenti nel nostro territorio, ma rimasti senza lavoro a causa della crisi”. 15 ottobre 2010
|
|
LE 25 CASE DI MILANO
Le case promesse e poi negate ai Rom del Triboniano. La ricostruzione dei fatti da parte della Casa della Carità di don Colmegna. La preoccupazione per le 104 famiglie che a breve saranno sfrattate
Riportiamo l'articolo di fonte:: www.redattoresociale.it MILANO – La Casa della Carità di don Virginio Colmegna è pronta a passare alle vie legali per sbloccare l’intricata questione delle 25 case ex-Aler destinate a famiglie rom provenienti dai campi autorizzati del Comune di Milano. Una decisione prima dal Prefetto e dal Comune in base al cosiddetto piano Maroni, poi negate in occasione di un recente vertice convocato dalla Lega Nord a Milano, alla presenza dello stesso Ministro dell’Interno (vedi lancio del 27 settembre, ndr). In un documento pubblicato oggi, la fondazione caritativa milanese ricostruisce con precisione tutta al vicenda e si chiede che ne sarà delle 104 famiglie del campo di Triboniano, la cui chiusura è stata annunciata a breve, e in particolare dei 21 progetti già siglati dal Prefetto, dal Comune e dalla stessa Casa della Carità in estate. ”Tutto è bloccato” dicono dalla Fondazione, chiedendo alle istituzioni di “non stracciare gli accordi sottoscritti e rispettare l’appalto, la convenzione e il contratto d’affitto”, continuando sul percorso iniziato. Se la linea “nessuna casa ai rom” fosse motivata formalmente dall’amministrazione pubblica, la Casa della carità passerebbe alle vie legali per difendere gli interessi di chi ha sottoscritto gli accordi. “Nel momento di estrema confusione che stiamo vivendo e travolti da un’incredibile serie di dichiarazioni riguardo il futuro di 104 famiglie che abitano al Triboniano in container e roulotte assegnati a suo tempo dal Comune di Milano, ci preme comunicare il cammino compiuto e la nostra preoccupazione che si interrompa un percorso positivo che dovrebbe portare al superamento del campo, scelta condivisa da quanti vi abitano e anche dai cittadini che risiedono lì vicino e che non possono più convivere con un degrado così intollerabile”, dicono dalla Casa della Carità. Don Colmegna e i suoi sono presenti sin dal 2007 al campo di Triboniano con un presidio sociale di 130 ore settimanali e, il 5 maggio corso, hanno sottoscritto con le istituzioni (comune e prefetto) la convenzione “alleggerire i campi nomadi e favorire l’integrazione sociale della relativa popolazione”, messa a punto dall’amministrazione comunale per impiegare i fondi messi a disposizione dal cosiddetto Piano Maroni (circa13,1 milioni di euro, ndr). Dopo una serie di incontri ai primi di maggio con la Casa della Carità, 87 famiglie hanno chiesto un colloquio per poter iniziare ad abbozzare un progetto con la previsione dell’uscita da Triboniano. In seguito, altre 13 famiglie, quando si sono accorte che cominciavano a prospettarsi soluzioni concrete, hanno chiesto un colloquio che si è svolto tra luglio e metà agosto. “Nel frattempo, anche le istituzioni, Comune e Prefettura, si sono attivate per facilitare l’uscita delle famiglie dal Triboniano -si ricorda nel comunicato-. Il Comune ha chiesto all’Aler 25 appartamenti da destinare ai casi connotati da una maggiore fragilità sociale. L’Aler, come previsto dall’art. 26 del Regolamento Regionale, si è rivolta alla Giunta Regionale, la quale il 5 agosto con voto unanime ha deliberato: “L’autorizzazione all’esclusione dalla disciplina dell’edilizia residenziale pubblica di 25 alloggi di proprietà dell’Aler di Milano nel Comune di Milano perché possano essere utilizzati, da associazioni, cooperative sociali a favore di popolazione connotata da particolare fragilità sociale”. “In genere, quando delle case vengono escluse dall’Erp (edilizia residenziale pubblica, ndr) e assegnate a enti del privato sociale, le spese sono a carico dell’ente stesso. In questo caso, la delibera regionale stabilisce che le spese per la ristrutturazione devono essere finanziate dal Comune -ricordano da Casa della Carità-. La motivazione per questa eccezione è data dal fatto che nel Piano Maroni sono previsti finanziamenti al Comune di Milano per 300.000 euro da utilizzare per “la ristrutturazione di case di proprietà di enti pubblici, Fondazioni e Associazioni con finalità sociali da destinare come abitazioni temporanee e non gratuite a nuclei familiari coinvolti nel progetto”. 11 ottobre 2010
|
|
SCIOPERO DELLE ROTONDE
Campania, 8 ottobre. Sciopero dei braccianti agricoli contro i caporali. Tra le richieste anche quella della regolarizzazione
Oggi lo “sciopero delle rotonde”: a Napoli e Caserta i braccianti agricoli si asterranno dalle offerte dei caporali per protestare contro lo sfruttamento. Tra le richieste anche quella di una regolarizzazione perché “i lavoratori non sono soltanto colf e badanti”. Riprendiamo l'articolo di ImmigrazioneOggi del 8 ottobre
Lo hanno chiamato lo “sciopero delle rotonde” quello che oggi metteranno in atto i braccianti agricoli campani. Rimarranno fermi ai bordi delle strade, in prossimità delle “rotonde” dove ogni mattina vengono ingaggiati dai “caporali”, e rifiuteranno le offerte di lavoro nero e sottopagato. Così gli immigrati delle province di Napoli e Caserta, attueranno, quest’oggi lo sciopero organizzato per dire no allo sfruttamento. “Sarà una protesta contro lo sfruttamento e per chiedere una regolarizzazione, senza la quale è difficile far rispettare i propri diritti” affermano in un documento gli organizzatori della protesta. “Con la crisi – si legge – le paghe reali scendono sotto i 25 euro per una giornata di lavoro pesante che dura dodici ore”. Le rotonde stradali dove avverrà la protesta sono a Licola, Pianura, Quarto, Villa Literno, Baia Verde, Giugliano, Qualiano, Afragola, Arzano ed anche in zone come Casal di Principe ed il quartiere periferico napoletano di Scampia dove la camorra utilizza gli extracomunitari offrendo loro paghe da fame. “Con questa prima e storica iniziativa – riporta il documento - tantissimi lavoratori vogliono ricordare alle istituzioni locali e nazionali che il lavoro migrante in questi territori non è solo quello di 'colf e badanti' e che solo un’ipocrisia interessata spinge a non vedere le tantissime persone che si ammazzano di fatica mentre contribuiscono alla fragile economia di questa regione”. 8 ottobre 2010
|
|
SBARCO A LATINA
150 immigrati sbarcati il 5 ottobre a Latina. Le osservazioni della Caritas
Ha fatto scalpore lo sbarco di 150 immigrati a Latina a pochi chilometri da Roma. Riportiamo le considerazioni che a partire da ciò la Caritas ha fatto sulle migrazioni dei "clandestini" in Italia. La fonte è: www.redattoresociale.it del 5 ottobre Roma – Lo sbarco di ieri sulle coste di Latina, 150 immigrati di cui solo quindici bloccati a non più di 70 km da Roma, non stupisce la Caritas, che già dopo gli arrivi dell’estate nel Salento e in Calabria aveva segnalato come le organizzazioni che gestiscono le rotte della clandestinità stiano ormai da tempo studiando “approdi alternativi”. Anziché meravigliarsi, si legge in un articolo sul sito di Repubblica, sarebbe invece il caso di mettere finalmente in discussione le “ricette monodose, cioé incentrate sui soli respingimenti” adottate fin qui dal Governo. Ricordando gli arrivi dell’estate in Puglia e Calabria, mete storiche delle carrette del mare cariche di esseri umani, il responsabile immigrazione della Caritas, Oliviero Forti, ammette che “in pochi ci saremmo aspettati uno sbarco addirittura a poche decine di chilometri da Roma”. Di certo, spiega Forti, il flusso di disperati verso l’Italia non si e’ mai interrotto, chiara smentita alle affermazioni del Viminale sull’argomento, con cui la Caritas aveva gia’ polemizzato in estate contestando i dati diffusi dal ministero dell’Interno su una sostanziale diminuzione degli sbarchi. E ribadendo che l’intesa con la Libia avrebbe addirittura favorito un aumento del traffico di esseri umani lungo le rotte per l’Italia. “Ci sono rotte sostanziose via terra- aggiunge Forti- che passano dalla Turchia e dalla Grecia, via Albania ma anche tante altre situazioni come chi entra nel nostro paese con il visto turistico e poi vi rimane e per altre strade, come dal nord-ovest. Il vero problema e’ che la propensione a emigrare, per le piu’ svariate ragioni, resta alta”. Il discorso riguarda da vicino l’Italia. Perché l’asse con Tripoli ha portato a una riduzione del flusso migratorio dal nord Africa, ma si sta sviluppando la ricerca di nuove rotte, come si sta scoprendo in queste ore, dimostrando che “c’é ancora molta vivacità via mare”. L’analisi non può fermarsi al come arginare i clandestini, ma deve necessariamente spostarsi anche sul fronte degli ingressi regolari. “Ciò su cui c’é più da riflettere- sottolinea Forti- sono i meccanismi di contenimento messi in atto soprattutto in questi ultimi anni. C’é da dire con chiarezza, ad esempio, che mancando attualmente un decreto flussi, sono di fatto azzerate le strade per gli ingressi regolari. Questo spinge, ovviamente, verso la strada dell’irregolarità, mentre schiacciando tutto solo sul lavoro come precondizione per gli ingressi, non si fa un buon servizio alla causa dell’emersione dall’irregolarità”. “In sostanza- conclude la Caritas- occorre rendersi conto che quello dell’immigrazione e’ un fenomeno complesso. E che un’unica tipologia di interventi, come appunto i respingimenti, alla lunga produrrà effetti fallimentari”. 6 ottobre 2010
|
|
|
|
|