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Dal mondo
DIRITTI DELLA MADRE TERRA E DELL'UMANITA'
Per una reinvenzione delle Nazioni Unite. Un documento di Miguel d’Escoto Brockmann e di Leonardo Boff
Lavorare per delle nuove Nazioni Unite. E' questa la proposta di Miguel d’Escoto Brockmann, ex-Presidente dell'Assemblea dell'ONU 2008-2009 e di Leonardo Boff, professore emerito di etica all'Università di Rio de Janeiro. Lo fanno in un documento dalla forte impronta ecologista che riconosce il fallimento della politica delle Nazioni Unite in questi decenni, ne afferma l'insostituibilità, propone un progetto per la loro "reinvenzione"" basato principalmente sui 22 punti della Dichiarazione universale dei Diritti della Madre Terra e dell'Umanità che dovrebbe affiancarsi alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948. Alcuni estratti del documento:
...... affermiamo che l'ONU è un'organizzazione indispensabile per la salvezza del mondo, anche se siamo pienamente consapevoli del limitato successo di tutto il periodo della sua esistenza....... .....Nel corso degli anni, le regole delle Nazioni Unite del procedimento sono stati introdotti il cui unico scopo era quello di limitare il potere dell'Assemblea generale, il centro nevralgico di tutto il sistema delle Nazioni Unite e di ridurre il presidente dell'Assemblea generale solo una figura protocollo, anche se, in base alla Carta, è il più alto funzionario dell'Organizzazione, con rango di capo di stato, e il Segretario Generale è solo il capo della burocrazia, spesso sotto pressione impossibile mediante paesi ricchi...... .....Tutto questo, però, essere cambiato. Il potere dell'Assemblea generale, il gruppo di 192, può essere salvato e, in gran parte, è stato durante la 63a sessione..... .....Questo salvataggio del potere dell'Assemblea generale, vale a dire la democratizzazione delle Nazioni Unite può e deve continuare....... .....una dichiarazione universale dei Diritti della Madre Terra e dell'Umanità come un documento essenziale per la reinvenzione delle Nazioni Unite e che integra la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. ....Articolo 1 Il Bene Comune, supremo e universale, condizione di tutti gli altri, è la Terra stessa che, poiché è la nostra Gran Madre deve essere amata, accudita, rigenerata e venerata come facciamo con le nostre madri.... 9 febbraio 2010
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A GROUND ZERO
Sì di Obama alla moschea vicina a Ground Zero nonostante l'opposizione della maggioranza degli americani
Non si placa la polemica e sono in corso tentativi per modificare il progetto, appoggiato da Obama e dal sindaco di New York Bloomberg, di costruire una moschea nelle vicinanze di Ground Zero. Attualmente Obama mantiene il suo fermo sì, appoggiato anche dal sindaco di New York, nonostante più del 60% degli americani si dichiari contraria, ivi compresi alcuni esponenti democratici tra cui David Paterson governatore di New York. Quest'ultimo intende incontrare i leader musulmani promotori dell'iniziativa cercando di far trasferire la nuova moschea (attualmente prevista vicinissima a Ground Zero) in altra zona promettendo in cambio aiuti economici. Il tentativo di Paterson non sembrerebbe destinato a successo perché per i promotori della moschea "non ci sono alternative a quella di Ground Zero" visto che la missione del nuovo centro è quella di servire la comunità di Lower Manhattan e farla sorgere da un’altra parte farebbe venire meno il significato. Il luogo scelto per la moschea, la cui realizzazione costerà circa cento milioni di dollari, è un palazzo di tredici piani compreso tra il 45 e il 51 di Park Place, a meno di duecento metri da dove sorgevano le Torri gemelle. Il centro comprenderebbe, oltre alla moschea, un auditorium, strutture sportive, spazi per tenere lezioni e conferenze; e sarebbe aperto anche a persone di fede non musulmana. Da notare che la discussione non è, come quasi sempre in Italia, se costruire una moschea oppure no, ma è la specifica posizione della nuova moschea, vicina ai luoghi dove persero la vita almeno tremila persone nel corso degli attacchi terroristici di nove anni fa, che solleva tante obiezioni. Da notare anche che abbiamo sentito da Obama parole assai nette sulla libertà di culto consonanti con la nostra Costituzione, ma non con il dire e il fare dei nostri governanti. 25 agosto 2010
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CALA
Diminuita nel 2008 e 2009 l'immigrazione nella maggior parte dei paesi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico)
A causa della crisi economica l’immigrazione è calata nella maggior parte dei Paesi membri dell’OCSE, con un’inversione di tendenza avvenuta nel 2008 dopo cinque anni di crescita e confermata nel 2009. Riportiamo in proposito l'articolo di Apiceeuropa del 2 agosto:
L’edizione 2010 dell’International Migration Outlook, pubblicata recentemente dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e realizzata dal Sistema di Osservazione Permanente sulle Migrazioni (SOPEMI), rileva come sia stata soprattutto l’immigrazione temporanea a iniziare un declino a partire dal 2008, specie quella per lavoro, con una diminuzione del 4% dopo quattro anni di crescita stabile. «L’immigrazione temporanea dei lavoratori è stata uno dei primi canali di immigrazione colpito dalla crisi economica» osserva il Rapporto, sottolineando come sia diminuita per lo più l’immigrazione lavorativa a tempo determinato, mentre il lavoro stagionale, i programmi di lavoro nel periodo delle vacanze e i trasferimenti in seno alle aziende sono aumentati. La migrazione «in seno alle aree di libera circolazione» ha costituito circa il 25% della migrazione totale nell’area OCSE relativa al 2008 e il 44% in Europa. In Norvegia, Svizzera, Austria e Danimarca tale tipo di migrazione incide per ben oltre la metà della migrazione totale. In Europa, Portogallo, Spagna, Regno Unito e Italia figurano tutti tra i Paesi in cui nel 2008 la migrazione dei lavoratori è stata elevata, con il 20-30% di immigrati permanenti giunti per ragioni lavorative. Altrove, eccetto il Giappone e la Corea, la migrazione per ricongiungimento familiare resta dominante tra i flussi di immigrazione permanente. Lo stesso vale per Stati Uniti (65%), Francia e Svezia. I 20 principali Paesi di origine dei flussi migratori hanno inciso per oltre la metà sulle migrazioni nei Paesi OCSE nel 2008, con Cina, Polonia, India e Messico in cima alla lista. Rispetto ai flussi osservati verso la fine degli anni Novanta, gli incrementi più elevati provengono da Colombia, Cina, Romania e Marocco; dal 2000 sono andati calando i flussi originatisi nelle Filippine e nella Federazione Russa, mentre resta consistente l’emigrazione di polacchi verso altri Paesi europei. Per vari Paesi dell’Europa meridionale, Austria e Repubblica Ceca, circa il 90% della crescita demografica è riconducibile all’immigrazione, osserva l’OCSE, secondo cui se le percentuali migratorie persistessero ai livelli attuali la popolazione in età lavorativa dell’area aumenterebbe dell’1,9% tra il 2010 e il 2020, rispetto all’8,6% di crescita osservata tra il 2000 e il 2010. Tra il 2003 e il 2007, il 59% della crescita demografica è stata dovuta all’immigrazione. Gli immigrati, rileva così il Rapporto, rappresentano fino a un terzo della nuova popolazione in età lavorativa, sebbene l’arrivo di minori e immigrati più anziani riduca tale apporto. Solo in Francia, Stati Uniti e Nuova Zelanda il principale motore di crescita demografica è stato l’aumento naturale della popolazione. Il Rapporto evidenzia poi «l’impatto sproporzionato della crisi economica sulla disoccupazione degli immigrati nell’area OCSE»: l’aumento della disoccupazione tra il 2008 e il 2009 è stato maggiore tra i nati all’estero piuttosto che tra i nativi in quasi tutti i Paesi OCSE. Ciò è avvenuto soprattutto tra i giovani immigrati, che nella maggior parte dei Paesi dell’area hanno sperimentato cali maggiori di occupazione rispetto ai giovani nativi: «Mentre la riduzione totale dell’occupazione giovanile (15-24) è stata del 7% dopo il secondo trimestre del 2008, il declino si è attestato al doppio di tale livello per i giovani immigrati». Inoltre la disoccupazione, già alta tra i giovani immigrati, nel 2009 è salita al 15% negli Stati Uniti, al 20% in Canada e al 24% nell’Europa dei 15. «Poiché il rapido accesso al mercato del lavoro da parte dei giovani e degli immigrati di recente ingresso è stato identificato come uno dei principali determinanti della loro integrazione al tessuto sociale nel lungo termine, i bassi tassi occupazionali sono preoccupanti» nota il Rapporto, sottolineando che «una recessione comporta il rischio di “effetti cicatrice”, dal momento che gli immigrati che non sono riusciti a trovare rapidamente un impiego dopo l’arrivo potrebbero essere stigmatizzati in seno al mercato del lavoro. La lingua, la formazione, l’addestramento e l’apprendistato sembrano costituire risposte politiche particolarmente importanti tese a consolidare la situazione in un momento di crisi». 10 agosto 2010
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LASHKAR-GAH
Il ritorno di Emergency nell'ospedale afghano. Gino Strada: "Ci è stata assicurata piena collaborazione e pieno rispetto dell'autonomia"
Riapre il centro chirurgico di Emergency a Lashkar-Gah, chiuso nello scorso aprile scorso dopo il ritrovamento di armi e dopo l'accusa a tre volontari italiani di essere collaboratori dei talebani. Un team composto da un chirurgo, due infermieri e un logista internazionale e da 140 afghani, tra personale medico, amministrativo e ausiliario, ha ripreso possesso della struttura dopo che una delegazione di Emergency guidata da Gino Strada, aveva incontrato lunedì scorso il governatore della regione di Helmand per verificare la possibilità di riapertura. Sulla decisione delle autorità afghane hanno influito le continue sollecitazioni della società civile afghana. Da quando il centro era stato chiuso infatti la popolazione locale aveva perso un luogo di cura fondamentale in quanto l'ospedale era l'unica struttura in grado di offrire assistenza chirurgica gratuita e di elevata qualità in tutta la provincia di Helmand. 31 luglio 2010
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LAVORO STAGIONALE
Presentata dalla Commissione Europea una proposta di direttiva sul lavoro stagionale per unificare l’ingresso e il soggiorno nell’UE dei lavoratori stagionali
La Commissione Europea ha presentato una proposta di direttiva sul lavoro stagionale che istituisce una procedura comune per l’ingresso e il soggiorno nell’UE dei lavoratori stagionali cittadini di Paesi terzi. La proposta introduce una procedura speciale, definisce i diritti dei lavoratori stranieri e prevede nel contempo incentivi alla “migrazione circolare” per impedire che il soggiorno temporaneo diventi permanente. Gli elementi prioritari della proposta che armonizzerebbe le norme degli Stati membri in materia di lavoro stagionale riguardano: - una procedura semplificata per l’ammissione di lavoratori stagionali cittadini di Paesi terzi sulla base di definizioni e criteri comuni, come l’esistenza di un contratto di lavoro o di un’offerta vincolante di lavoro che specifichi la retribuzione; - un periodo standard di soggiorno per lavoro stagionale nell’UE (sei mesi per anno di calendario); - un permesso di lavoro multistagionale di tre anni o una procedura di reingresso agevolata per le stagioni successive; - le disposizioni giuridiche applicabili alle condizioni di lavoro dei lavoratori stagionali; - il riconoscimento ai lavoratori stagionali di un trattamento uguale a quello riservato ai cittadini degli Stati membri in determinati settori (libertà di associazione e di adesione a organizzazioni di lavoratori, sistemi di sicurezza sociale, pagamento delle pensioni legali, accesso a beni e servizi ecc.); Agli Stati membri dell’UE è lasciata la facoltà di esaminare la situazione dei rispettivi mercati del lavoro al fine di decidere le quote di ammissione dei lavoratori stagionali. La Commissione ricorda che l’UE ha un fabbisogno strutturale di manodopera stagionale e che la disponibilità di lavoratori europei in questo settore andrà calando sempre più: «Una politica ben organizzata in materia di immigrazione legale continuerà pertanto a svolgere un ruolo importante nell’ovviare alle carenze di manodopera e raccogliere le future sfide demografiche cui l’UE dovrà far fronte» osserva l’esecutivo europeo. Fonte newsletter di apiceuropa del 16 luglio 21 luglio 2010
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SREBRENICA
11 luglio 2010, "Giornata della memoria" istituita dal Parlamento europeo
Il massacro di Srebrenica fu un genocidio e crimine di guerra, consistito nel massacro di migliaia di musulmani bosniaci nel luglio 1995 da parte delle truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladić nella zona protetta di Srebrenica che si trovava al momento sotto la tutela delle Nazioni Unite. È considerato uno dei più sanguinosi stermini di massa avvenuti in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale: secondo fonti ufficiali, le vittime del massacro furono 8.372, sebbene alcune associazioni per gli scomparsi e le famiglie delle vittime affermino che furono oltre 10.000. Al momento (marzo 2010), grazie al test del DNA, sono state identificate solo 6.414 vittime, mentre migliaia di altre salme esumate dalle fosse comuni attendono ancora di essere identificate. I terribili fatti avvenuti a Srebrenica in quei giorni sono considerati tra i più orribili e controversi della storia europea recente e diedero una svolta decisiva al successivo andamento della guerra in Jugoslavia. Il Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia (ICTY) istituito presso le Nazioni Unite ha accusato, alla luce dei fatti di Srebrenica, Mladić e altri ufficiali serbi di diversi crimini di guerra tra cui il genocidio, la persecuzione e la deportazione. Gran parte di coloro cui è stata attribuita la principale responsabilità della strage, siano essi militari o uomini politici, è tuttora latitante. Un video che mostra l'"evidenza dei fatti" fu trovato in possesso di Natasha Kandic, un abitante del luogo, e ritrasmesso dai media e utilizzato come prova nel processo contro Slobodan Milošević alla corte Internazionale dell'Aja. Il 31 marzo 2010 il parlamento della Serbia ha approvato dopo quasi 13 ore di discussione una risoluzione in cui condanna il massacro (senza definirlo genocidio) e chiede scusa per le vittime. 11 luglio 2010
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LA PROPOSTA
Va avanti il comitato per la concessione alle donne africane del Premio Nobel per la Pace 2011. Obiettivo:raggiungere almeno 2 milioni di firme da inviare al comitato che attribuisce il Nobel
Riconoscere e valorizzare il ruolo delle donne in Africa e dare loro il Premio Nobel per la Pace 2011. Questa la proposta promossa dal CIPSI, coordinamento di 48 associazioni di solidarietà internazionale, e da ChiAma l’Africa, nata in Senegal, a Dakar, durante il seminario internazionale per un Nuovo patto di solidarietà tra Europa e Africa svoltosi dal 28 al 30 dicembre 2008. La proposta nasce a partire dalla constatazione del ruolo crescente che le donne africane hanno acquisito nella vita quotidiana dell’Africa. Le donne sono protagoniste e trainanti sia nei settori della vita quotidiana che nell’attività politica e sociale. Sono le donne in Africa che reggono l’economia familiare nello svolgimento di quell’attività, soprattutto di economia informale, che permette ogni giorno, anche in situazioni di emergenza, il riprodursi del miracolo della sopravvivenza. Le donne da decenni sono protagoniste nella microfinanza: dalle storiche tontine dell’Africa occidentale, fino alle forme più elaborate di microcredito in tutte le parti dell’Africa. Microcredito che ha permesso la nascita di migliaia di piccole imprese. Le donne africane sono capaci nell’organizzazione della gestione dell’economia: esistono in Africa migliaia di cooperative che mettono insieme donne impegnate nell’agricoltura, nel commercio, nella formazione, nella lavorazione di prodotti agricoli. Le donne africane stanno svolgendo un ruolo sempre crescente nella definizione e nella ricerca di forme autoctone di sviluppo economico e sociale, attraverso l’organizzazione capillare delle attività economiche e sociali nei villaggi. Le donne in Africa stanno svolgendo un ruolo sempre crescente nella difesa della salute, soprattutto contro il morbo dell’HIV e della malaria. Sono loro che svolgono spesso formazione sanitaria nei villaggi. Sono i gruppi organizzati di donne che si stanno impegnando contro pratiche tradizionali dell’infibulazione e della mutilazione genitale. Sono le donne africane, infine, che riescono a organizzarsi per lottare per la pace e a mantenere la vita anche nelle situazioni più tragiche, in un impegno politico spesso capillare e non riconosciuto. Molto spesso con il rischio di subire violenza e sopraffazione. L’Africa oggi può sperare nel proprio futuro soprattutto a partire dalle donne comuni, quelle che vivono nei villaggi o nelle grandi città, in situazioni spesso di emergenza, e di cui le donne che sono emerse, sia nella politica, sia nella cultura, sia nell’attività imprenditoriale, Obiettivo:raggiungere almeno 2 milioni di firme da inviare al comitato che attribuisce il Nobel. Per informarsi: www.noppaw.org 27 giugno 2010
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PATRONATI
Patronato Acli: una sede a Casablanca per i migranti marocchini
Pubblichiamo il comunicato inviatoci dalle Acli provinciali relativo all'apertura di qualche tempo fa di un patronato Acli a Casablanca in Marocco:
Patronato Acli: una sede a Casablanca per i migranti marocchini Costituita su iniziativa del Patronato Acli un'associazione di diritto marocchino per assistere i lavoratori stranieri che vengono in Italia o tornano in Marocco dopo aver lavorato nel nostro Paese. Oggi l'inaugurazione. Roma, 21 aprile 2010 – Assistere i cittadini marocchini che entrano regolarmente in Italia – informandoli sulle pratiche di visto e organizzando corsi di lingua ed educazione civica italiana per facilitarne l’inserimento – ma anche quanti rientrano in Marocco dall’Italia, informandoli sulle questioni in materia di previdenza, infortunistica sul lavoro ed altri diritti maturati nel nostro Paese. Sono questi gli obiettivi principali dell’associazione di diritto marocchino Maan Maroc-Italie (maan in arabo vuol dire insieme) costituita a Casablanca, in Marocco, che opererà in convenzione con il Patronato Acli. Tra i fondatori vi sono operatori del Patronato Acli di origine marocchina, cresciuti professionalmente in Italia, la maggior parte con doppia cittadinanza, i quali – spiegano le Acli – «hanno scelto di mettersi in gioco nel loro Paese per avviare anche in Marocco un’esperienza di servizio verso i migranti e verso i cittadini più bisognosi». Un’iniziativa, questa che vede partecipe il Patronato delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani in un Paese arabo, che «assume una rilevanza particolare anche alla luce delle sfide odierne interculturali e interreligiose». La sede dell’associazione, a pochi passi dal Consolato italiano, viene inaugurata oggi ufficialmente a Casablanca con un seminario dedicato al tema della “Migrazione dal Marocco verso l’Italia” cui parteciperanno il presidente delle Acli e del Patronato Acli Andrea Olivero, il vicepresidente delegato Fabrizio Benvignati, il console generale d’Italia in Marocco Nicola Lener, il direttore del Polo economico della Fondazione Hassan II Abdesselam El Ftouh, la rappresentante del progetto Salem per l’Organizzazione internazionale per le migrazioni in Marocco (Oim) Giulia Miccichè, il presidente dell’associazione Maan Abdelaziz Saassaa. Nel 2008 i visti d’ingresso rilasciati dalle rappresentanze italiane in Marocco sono stati quasi 40mila. Di questi oltre la metà (24.864) riguardavano ricongiungimenti familiari. Il Marocco è infatti al primo posto tra i Paesi d’immigrazione per numero di visti per famiglia rilasciati dai Consolati d’Italia all’estero (19% del totale). I dati sono contenuti nel dossier sui “flussi d’ingresso dai migranti dal Marocco in Italia e migrazioni di ritorno” realizzato per l’occasione dell’inaugurazione dal Patronato Acli e dall’associazione Maan. Quella marocchina è la terza comunità di stranieri in Italia: 406mila le presenza registrate a fine 2008, 450mila quelle stimate per il 2009. Nell’ultima regolarizzazione di settembre, 36.112 sono state le domande per lavoratori domestici provenienti dal Marocco (il 12% sul totale, seconde solo alle richieste dall’Ucraina). La popolazione regolare residente in Italia di provenienza dal Marocco – stimano le Acli – raggiungerà presumibilmente a fine 2010 le 500mila presenze. La percentuale di quanti invece tornano in Marocco dall’Italia si attesta intorno al 2,7%. Nel 2009 sono stati circa 12mila i cittadini marocchini rientrati nel Paese d’origine. 17 giugno 2010
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SICUREZZA
Barcelona. Addotti motivi di sicurezza per vietare il burqa negli spazi comunali. Il decreto esteso, per imparzialità, ai caschi da motociclista e ai passamontagna
Sicurezza, Barcellona vieta il burqa negli spazi dell’amministrazione comunale perché non consentono l'identificazione della persona. Il decreto, pensato pere il burqa, è stato esteso a dimostrare le finalità di sicurezza e non esclusione culturale anche ai caschi da motociclista e ai passamontagna Il sindaco Jordi Hereu (Partito Socialista Catalano) ha voluto ricordare che il provvedimento intende impedire l’accesso nei luoghi di competenza municipale a chi nasconde il viso e ricorda le misure antiterrorismo nell’Italia di fine anni ’70 e inizio ’80. "Non è una questione religiosa" ha precisato al termine di un incontro con la Commissione Immigrazione municipale. 16 giugno 2010
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SERGIO GUERECA
Messico, giovane immigrato ucciso dalle guardie di frontiera degli Stati Uniti
Un quindicenne, Sergio Guereca, ha tentato di passare illegalmente il confine a Ciudad Juarez ed è stato ucciso Messico, giovane immigrato ucciso dalle guardie di frontiera degli Stati Uniti. Il Messico chiede ora giustizia e il presidente Felipe Calderon critica il comportamento delle guardie di frontiera Usa. Il giovane, Sergio Guereca, insieme ad un gruppo di persone, ha cercato di attraversare illegalmente il confine che divide Ciudad Juarez dalla cittadina americana di El Paso. Ma i clandestini sono stati sorpresi in un canale artificiale da un agente americano arrivato in bicicletta. Secondo la versione della Border Patrol il poliziotto avrebbe sparato in risposta ad un fitto lancio di pietre. 12 giugno 2010
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MONDIALI
Appello, primo firmatario Alex Zanotelli, contro il trattamento subito dagli abitanti delle baraccopoli e dai venditori di strada sfrattati e fatti vivere in "transit camps" in occasione della Coppa del mondo
Ecco il testo dell'appello, già inviato all'ambasciatrice sudafricana in Italia con primo firmatario Alex Zanotelli a favore degli abitanti delle baraccopoli e dei venditori di strada in occasione della Coppa del mondo. Per aderire inviare la propria adesione a con oggetto "Adesione appello Sudafrica" e indicando nome e cognome, città, eventuale qualifica professionale e/o organizzazione di appartenenza. Il numero e i nomi degli aderenti saranno riportati sulle pagine web di Carta all'indirizzo . Un resoconto periodico sull'andamento della raccolta di adesioni sarà trasmesso all'ambasciata del Sudafrica a Roma. IMPORTANTE: la campagna mira alla raccolta del massimo numero possibile di adesioni entro il 20 giugno
Sua Eccellenza Ambasciatrice Thenjiwe Mtintso,
siamo associazioni, movimenti di base, singoli cittadini. Tutti noi abbiamo a cuore la storia del Sudafrica, la grande lotta del movimento di liberazione che in esso si è sviluppato negli scorsi decenni e il destino delle popolazioni oppresse che di quelle lotte sono state protagoniste. Riteniamo centrale nella costruzione del nuovo Sudafrica la promozione dei diritti e del ruolo sociale e politico dei poveri.
In particolare, siamo oggi preoccupati per il trattamento subito dagli abitanti delle baraccopoli e dai venditori di strada in occasione della Coppa del mondo. Gli abitanti delle baraccopoli vengono forzatamente sfrattati e fatti vivere in "transit camps", mentre ai venditori di strada è stato proibito di vendere la propria merce durante tutta la durata della Coppa del mondo. Ai poveri non è stato concesso di partecipare alla costruzione di un percorso comune che portasse verso la Coppa del mondo. Al contrario la Coppa del mondo è divenuta l'occasione per ristrutturare le città secondo criteri che favoriscono solo le élite. I poveri vengono spinti fuori, lontani dagli occhi dei turisti e dei giornalisti. Peraltro, le misure di sicurezza adottate in occasione dei Mondiali limitano fortemente il diritto dei cittadini a esprimere democraticamente il dissenso rispetto a questo stato di cose.
Il movimento di base Abahlali baseMjondolo, costruendo ogni giorno una democrazia reale, diretta e partecipata, sta cercando da anni di opporsi a tutto questo e lotta per il riscatto dei più poveri, per il diritto alla terra, alla casa, ai servizi di base e a un'esistenza dignitosa. Noi condividiamo le lotte di questo straordinario movimento e siamo al suo fianco.
Il movimento è stato oggetto di azioni di repressione e di attacchi violenti, il più grave dei quali si è verificato nel settembre 2009 nell'insediamento informale di Kennedy Road a Durban per opera di decine di persone armate, ed ha causato alcuni morti, la distruzione di case e beni dei membri di Abahlali e la fuga di molti di loro per sottrarsi alle violenze. Ciò nonostante, sono state arrestate 13 persone tra quelle che avevano subito l'attacco. Abahlali baseMjondolo e molti osservatori tra cui leader religiosi, associazioni, ONG, accademici e semplici cittadini denunciano il ruolo ambiguo svolto dalla polizia locale e dai dirigenti locali dell'African National Congress (ANC). Questi ultimi hanno dichiarato alla stampa che l'insediamento di Kennedy Road era stato "liberato" dalla presenza di Abahlali baseMjondolo.
Il 31 maggio una delegazione di Abahlali che era in Italia nel corso della campagna "Mondiali al contrario" è stata ricevuta all'ambasciata sudafricana a Roma. Durante l'incontro è stato chiesto che la Sua ambasciata si facesse portavoce delle richieste del movimento presso il governo sudafricano. Ci uniamo anche noi alle richieste di Abahlali baseMjondolo e per Suo tramite chiediamo alle Autorità sudafricane: - che il Presidente Jacob Zuma risponda al Memorandum presentato da Abahlali baseMjondolo il 22 marzo 2010; - che i "transit camps" vengano aboliti e che i poveri possano avere pieno diritto a vivere nelle città; - che sia istituita una commissione credibile e indipendente per indagare sui fatti avvenuti a Kennedy Road nel settembre 2009; - che vengano immediatamente rilasciati Khaliphile Jali, Stutu Koyi, Zandisile Ngutshana, Siyabulela Mambi e Samukeliso Mkhokhelwa, le 5 persone ancora detenute ingiustamente a Westville a seguito dell'attacco a Kennedy Road e non ancora informate, dopo 9 mesi, sulle motivazioni della loro incarcerazione; - che le Autorità sudafricane nazionali e locali si impegnino a garantire il pluralismo politico, il diritto di associazione e di espressione del dissenso in tutti gli insediamenti informali così come nelle città interessate dalle manifestazioni sportive della Coppa del mondo. Certi che vorrà dare alla nostra comunicazione il peso che merita, Le porgiamo distinti saluti.
Primi firmatari: Alex Zanotelli - missionario comboniano, Napoli Filippo Mondini - missionario comboniano, Castel Volturno Antonio Bonato - missionario comboniano, Castel Volturno Gianluca Carmosino - redazione di Carta, Roma Michele Citoni - giornalista e videomaker, Roma Francesco Gastaldon - ricercatore, Verona Valentina Iacoponi - ricercatrice, Roma Fulvio Tortora – volontario, Castel Volturno 11 giugno 2010
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