|
|
Dall'Italia
FIRME
Si è conclusa il 6 marzo con la consegna di oltre 200.000 firme in totale "l'Italia sono anch'io"
Successo oltre le aspettative per la campagna 'L'Italia sono anch'io': oltre 200.000 firme in totale a supporto di due leggi di iniziativa popolare sulla cittadinanza e sul diritto di voto degli immigrati in Italia. La campagna, organizzata sei mesi fa da ben 19 associazioni ma sostenuta da oltre 100 realtà locali lungo tutta la penisola, ha consegnato il 6 marzo a Montecitorio i faldoni direttamente nelle mani del presidente della Camera, Gianfranco Fini. 8 marzo 2012
|
|
|
PRIMO MARZO
1 marzo 2012 sciopero degli “stranieri”
APPELLO PER IL PRIMO MARZO 2012 Il primo marzo del 2010 e 2011 in decine di città italiane lavoratori migranti e italiani hanno scioperato assieme contro il razzismo istituzionale della legge Bossi-Fini, mentre in decine di piazze ci son stati presidi, cortei e iniziative. Lo hanno fatto autonomamente, trovando il supporto di tanti lavoratori e lavoratrici e di tante RSU. Migliaia di persone hanno manifestato con i migranti, mostrando che anche nella crisi si può lottare insieme per i diritti di tutti. La data del primo marzo è diventata così un punto di riferimento importante: anche quest’anno vogliamo che sia un giorno di mobilitazione e sperimentazione di nuove forme di lotta. Questo è ancora più importante dopo i pogrom di Rom come quello di Torino e l’uccisione a Firenze di Samb Modou e Diop Mor. Un omicidio razzista che ha visto una grande reazione il 17 dicembre, guidata da migliaia di migranti scesi in strada a Firenze. E’ ora di fare chiarezza e dire che il razzismo non è solo un fenomeno culturale, ma si appoggia su leggi e provvedimenti amministrativi che considerano i migranti come braccia da sfruttare o nemici da combattere. È così nel contratto di soggiorno per lavoro e nella presenza dei CIE (ex-CPT). E’ stato così nella sanatoria truffa del 2009 e nella logica dei flussi. E’ stato così nella creazione dell’emergenza profughi dopo le rivoluzioni in Nord Africa e nel mancato riconoscimento di fatto del diritto d’asilo. È così per i figli dei migranti che, compiuti 18 anni, devono sottostare alle impossibili regole di un permesso di soggiorno per studio, o diventare subito braccia da sfruttare con un permesso per lavoro. E’ così nel principio di un permesso di soggiorno “a punti” e nella tassa sul permesso di soggiorno, che vorrebbe scaricare sul salario dei migranti il costo di queste politiche. I migranti pagano le tasse e i costi della crisi come tutti gli altri lavoratori e lavoratrici e la nuova tassa andrà a sommarsi a tutto questo, a quanto già oggi costa rinnovare il permesso e ai 30 euro che si devono inspiegabilmente pagare alle Poste. Se non si punta a cambiare radicalmente questo stato di cose che produce gerarchie e clandestinità, denunciare il razzismo diventa un gesto ipocrita. La condizione migrante non è separata da quella di tutti gli altri, ma con la sua specificità mostra tendenze e dinamiche che ci coinvolgono tutti, in particolare sul terreno del lavoro. D’altro canto la condizione dei migranti è diversa da quella di tutti gli altri, perché solo per i migranti la precarietà e la crisi economica possono portare alla detenzione amministrativa e mette a rischio il permesso di soggiorno. Fuori da ogni retorica della solidarietà, quindi, riconosciamo che la clandestinità politica dei migranti e il razzismo istituzionale hanno reso tutti più insicuri. Per questo vogliamo scendere nuovamente in piazza assieme e allargare la mobilitazione contro una precarietà sempre più diffusa. Le lotte portate avanti dai migranti in questi anni hanno insegnato che non ci possono essere miglioramenti reali senza il protagonismo diretto. Lo sciopero del primo marzo ha ricordato a tutti la possibilità di scioperare non solo per rivendicazioni di categoria e di natura economica ma anche per questioni generali e di principio, e che la difesa del posto di lavoro può unire laddove le leggi e la precarietà dividono. Nella crisi economica e di fronte a leggi che producono razzismo e divisioni, vogliamo rilanciare un movimento che porti a cambiare questo stato di cose. Per questo lanciamo una mobilitazione diffusa su tutto il territorio, con iniziative articolate in base alle diverse possibilità e capacità, che non si esaurisca nella data del primo marzo, nello spirito della Carta dei Migranti approvata a Gorée (Senegal) e sulla base di alcuni principi condivisi: Per l’abrogazione della legge Bossi-Fini, la cancellazione del contratto di soggiorno per lavoro e la chiusura di tutti i CIE in Italia e in Europa; Per la cittadinanza immediata ai bambini nati in Italia; Per dire no al permesso a punti e a nuove tasse sul rinnovo del permesso di soggiorno; Per una regolarizzazione generale di chi non ha un permesso di soggiorno, senza truffe e senza produrre altre gerarchie, per il riconoscimento di fatto del diritto d’asilo senza ritardi, lungaggini e discrezionalità; Per contrastare la precarietà e un welfare basato sullo sfruttamento e l’esclusione di alcuni; Per costruire insieme uno sciopero di tipo nuovo ancora più grande, capace di unire e cambiare questo stato di cose. fonte: MIGRANTES 29 febbraio 2012
|
|
CIVICO LINGUISTICA
Fondo europeo per l’integrazione: 12 milioni di euro per la formazione civico-linguistica
Il Ministero dell’interno ha pubblicato un avviso pubblico, rivolto a Regioni autonome e ordinarie e Province autonome, per la presentazione di proposte progettuali che attuino l’azione di “Formazione linguistica ed educazione civica” individuata nel Programma annuale 2011 del Fondo. L’azione intende promuovere la realizzazione di piani regionali d’integrazione linguistica e sociale degli stranieri. Tali piani sono finalizzati ad assicurare un sistema integrato per la formazione linguistica e l’orientamento civico degli stranieri, e mirano pertanto ad implementare azioni di sistema volte a promuovere l’erogazione di servizi di formazione linguistica, educazione civica ed orientamento sviluppando e/o consolidando i processi organizzativi e le relative reti locali di governance. I progetti dovranno essere presentati unicamente per via telematica fino al 30 aprile 2012. Le risorse destinate al finanziamento dei progetti presentati a valere sull’Azione oggetto dell’avviso ammontano ad Euro 12.000.000,00 (IVA inclusa). 9 febbraio 2012
|
|
MORTI
Sono stati oltre 1.500 gli immigrati annegati nel Mediterraneo nel corso del 2011. 58 mila gli arrivi quasi tutti in Italia
Riprendiamo l'articolo di Migranti Torino dell'1 febbraio: Sono state oltre 1.500 le persone annegate o che risultano disperse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo nel 2011. Lo ha reso noto la portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), Sybella Wilkes, sottolineando che si è trattato dell’anno peggiore da quando, nel 2006, si è cominciato a registrare questa statistica. Secondo la rappresentante, le cose non sono cambiate all’inizio del 2012, quando, malgrado il maltempo e le pessime condizioni del mare, ben tre imbarcazioni di immigrati hanno iniziato il loro viaggio verso la speranza partendo dalle coste della Libia. Una di queste barche, con a bordo 18 rifugiati somali, incluse 12 donne e una bambina, risulta dispersa in mare. Complessivamente, nel 2011 sono state oltre 58 mila le persone arrivate in Europa attraverso il Mediterraneo, superando il precedente picco del 2008, quando 54 mila persone raggiunsero Italia, Grecia e Malta. Secondo la portavoce dell’Onu, le misure di controllo ai confini nel 2009 e nel 2010 avevano sensibilmente ridotto gli arrivi, ma dall’inizio del 2011, con le rivolte in Tunisia e in Libia, “la frequenza degli sbarchi è aumentata” e le cifre potrebbero essere più alte di quelle ufficialmente registrate. I racconti dei sopravvissuti, ha proseguito la Wilkes, riferiscono di persone che sono state fatte salire a bordo a forza da miliziani armati, in particolare durante i mesi di aprile e maggio scorsi in Libia e spesso i rifugiati sono stati costretti a pilotare loro stessi le imbarcazioni. La maggior parte degli arrivi si è verificata in Italia. Fonte: www.immigrazioneoggi.it 6 febbraio 2012
|
|
AUTOCERTIFICAZIONE
Certificati e dichiarazioni sostitutive: de-certificazione anche per gli stranieri, ma con molte riserve
Riprendiamo l'articolo di Immigrazione oggi scritto da (R.M.). In vigore dal 1 gennaio 2012, le disposizioni che vietano alla pubblica amministrazione di chiedere certificati ai cittadini provocano serie difficoltà a questure e prefetture per le pratiche di permesso di soggiorno e di cittadinanza. Il Ministero dell’interno interviene con una circolare per non bloccare le procedure. Come stabilisce l’art. 15 della legge 12 novembre 2011, n. 183, dal 1 gennaio 2012 i certificati hanno validità solo nei rapporti tra i privati e le amministrazioni non possono più chiedere ai cittadini certificati o informazioni già in possesso di altre pubbliche amministrazioni. Obiettivo della legge è la totale soppressione dei certificati, fase conclusiva del processo di semplificazione avviato dal d.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445, “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa” che già prevedeva il ricorso alle dichiarazioni sostitutive ed il divieto per le amministrazioni di richiedere atti o certificati contenenti informazioni già in possesso della PA. Le novità della legge n. 183 sono essenzialmente tre: 1) le certificazioni rilasciate dalle PA in ordine a stati, qualità personali e fatti sono valide e utilizzabili solo nei rapporti tra privati, mentre nei rapporti con altri gli organi della Pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi (esempio Poste italiane), tali certificati sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni sostitutive di certificazione o dell’atto di notorietà; 2) dal 1° gennaio 2012 le amministrazioni e i gestori di pubblici servizi non possono più accettarli né richiederli: la richiesta e l’accettazione dei certificati costituiscono violazione dei doveri d’ufficio; 3) i certificati devono riportare, a pena di nullità, la frase: "il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi" ed il rilascio di certificati privi della dicitura costituisce violazione dei doveri d’ufficio. La de-certificazione riguarda anche i cittadini stranieri non appartenenti ai Paesi dell’Unione europea? In parte sì, purché gli stati, fatti e qualità personali siano certificabili o attestabili da parte di soggetti pubblici o privati italiani. Quindi, ad esempio, residenza, stato di famiglia, matrimonio, titolo di studio di un cittadino straniero che risiede, si è spostato o laureato in Italia, è autocertificabile in quanto i fatti possono essere attestati da parte di una amministrazione italiana. Diversamente, per rimanere nell’esempio, nel caso di nascita, matrimonio, laurea all’estero, tali stati devono essere comprovati con certificati esteri tradotti e legalizzati. Questo in linea di massima, poiché quando questi o altri simili certificati devono essere prodotti dal cittadino straniero ad una questura per le pratiche del soggiorno la conclusione potrebbe essere differente. Sembrerebbe infatti – il condizionale è d’obbligo data la complessità e la delicatezza della questione (la legge ora vieta al pubblico ufficiale di accettare i certificati) – che la nuova normativa non debba applicarsi per effetto di una deroga contenuta nel regolamento di attuazione del testo unico immigrazione secondo la quale (art. 2) “i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia possono utilizzare le dichiarazioni sostitutive, limitatamente agli stati, fatti e qualità personali certificabili o attestabili da parte di soggetti pubblici o privati italiani, “fatte salve le disposizioni del testo unico o del presente regolamento che prevedono l’esibizione o la produzione di specifici documenti”. Poiché la stessa eccezione è prevista anche dal regolamento n. 445 del 2000, nella parte non modificata dalla legge del 2011, ecco che in questi casi quel divieto di richiedere o accettare i certificati sembrerebbe non applicarsi. Su questa linea si è orientato il Dipartimento della PS, non solo per garantire una corretta applicazione della norma ma anche per evitare ulteriori appesantimenti alle procedure ed il rischio concreto di prolungare a dismisura i tempi di rilascio delle autorizzazioni. Il Viminale, con una circolare della scorsa settimana, ha perciò invitato le questure ad esigere le certificazioni nei casi in cui “l’acquisizione sia desumibile dalle norme del testo unico o del regolamento”, come ad esempio nel caso del certificato del casellario giudiziale e del certificato delle iscrizioni relative ai procedimenti penali in corso richiesto dall’art. 16 del regolamento ai fini della domanda di rilascio del permesso di soggiorno CE. Per il Ministero resterebbe immutato l’obbligo di consegna del certificato anche per attestare: la conformità ai requisiti igienico-sanitari, nonché di idoneità abitativo dell'alloggio; l'iscrizione nelle liste o nell’elenco anagrafico finalizzato al collocamento del lavoratore licenziato, dimesso o invalido per il rilascio del permesso di soggiorno per attesa occupazione; l’iscrizione ovvero la frequenza ad un corso di studio per il rinnovo del permesso di soggiorno per studio. Invece ancora nessuna indicazione dal Viminale per la procedura di richiesta della cittadinanza, la cui regolamentazione non consente di desumere deroghe al divieto di esigere certificati. Di conseguenza le prefetture non possono più chiedere ed accettare i certificati di matrimonio, di cittadinanza italiana e di stato in vita del coniuge, lo storico di residenza, lo stato di famiglia, l’atto integrale di nascita dei figli nati dal matrimonio (se nati in Italia), eventuale sentenza di adozione e simili. In tutti questi casi il cittadino straniero deve produrre l’autocertificazione e la prefettura potrà eseguire controlli sulla veridicità delle dichiarazioni presso l’amministrazione competente. 30 gennaio 2012
|
|
PROMESSE.....
Non ci sarà la sospensione della tassa sui permessi di soggiorno. Per il rinnovo tassa a duecento euro.
Nessuna sospensione della tassa sui permessi di soggiorno e nemmeno sconti ed esenzioni, almeno per il momento. Domani entrerà in vigore il decreto Tremonti-Maroni che introduce un contributo da 80 a 200 euro (in aggiunta ai 27 euro e 50 di bollo amministrativo dovuto per le spese del documento elettronico) per ogni lavoratore straniero regolare che deve rinnovare o chiedere il rilascio del permesso di soggiorno. E questo nonostante le promesse dei ministri Andrea Riccardi, della Cooperazione internazionale e l' integrazione, e Anna Maria Cancellieri, dell'Interno. 29 gennaio 2012
|
|
ACCORDO DI INTEGRAZIONE
Entra in vigore il 10 marzo 2012, destinatari gli stranieri che richiedono per la prima volta il permesso di soggiorno
Ministero dell’Interno: Circolare 8946 del 6 dicembre 2011. A seguito della pubblicazione del regolamento sull’Accordo di Integrazione tra lo straniero e lo Stato, il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione ha emanato la circolare n. 8946 del 6 dicembre 2011 contenente prime indicazioni operative. Sarà realizzato anche un portale di accesso per lo straniero che potrà verificare lo stato del proprio Accordo. Infine, si rende noto che è in fase di realizzazione un pacchetto formativo, tradotto in diverse lingue, che costituirà il contenuto della formazione civica e di informazione sulla vita in Italia che varia dalle 5 alle 10 ore e che dovrà essere frequentato dallo straniero entro 3 mesi dalla firma dell’Accordo. (vedi circolare) Fonte: Migrantes 24 gennaio 2012
|
|
CLEMENTINE
Il 60% delle clementine italiane raccolto da 12 mila stranieri sfruttati
Inchiesta. Nella Piana di Sibari, tra Cassano allo Jonio e Corigliano Calabro, si lavora dall’alba fino a quando fa buio per 25 euro al giorno o un euro a cassetta. Caporalato e alloggi fatiscenti e sovraffollati di Raffaella Cosentino CORIGLIANO CALABRO (CS) – Nel cuore della Piana di Sibari la stagione agrumicola ha raggiunto il clou nei giorni scorsi, quando le clementine sono finite sulle tavole degli italiani per le feste, tra Natale e Capodanno. A raccoglierle sono soprattutto braccia straniere: romene, bulgare, polacche, albanesi, ucraine, maghrebine. Negli ultimi tempi ci sono anche bengalesi, pachistani e asiatici. Tra Cassano allo Jonio e Corigliano Calabro, sulla fascia jonica cosentina, si producono due milioni e mezzo di quintali annui, pari al 60% della produzione nazionale di clementine. La raccolta si concentra in un periodo di tempo ristretto, tra l’autunno (ottobre- novembre) e la fine di gennaio. Servono tanti braccianti e lo sfruttamento della manodopera è intensivo. Reclutamento all’alba per le strade del paese, nella frazione marina di Schiavonea, caporalato e paghe di due tipi: 20-25 euro alla giornata oppure 1 euro, 1,20 euro a cassetta. È questo l’identikit del lavoro agricolo a Corigliano Calabro. In compenso ai migranti prendere in affitto un posto letto in una casa costa 120- 150 euro a cranio al mese. Per gli italiani l’affitto di un intero appartamento non supera i 300 euro in quella zona. Invece gli stranieri pagano una casa complessivamente dai 400-500 euro fino ai 1000 euro al mese, dividendo la somma in tante persone e quindi vivendo in condizioni di sovraffollamento, quando va bene. C’è anche a chi è andata particolarmente male. Sono una trentina i lavoratori migranti che si sono accampati sulla spiaggia, vicino al porto. Hanno per casa delle tende o dei ripari fatti di plastica e stracci. Le tende non sono più di quindici. Questi migranti hanno il terrore sul viso: l’anno scorso furono sgomberati e molti hanno paura che l’esperienza possa ripetersi. Non saprebbero dove andare. Si stima che siano 12mila gli stranieri che lavorano nella Piana, la metà in modo pseudo-regolare: figurano nelle liste dell’Inps anche se sono truffati dai datori di lavoro che fanno comparire un numero basso di giornate rispetto a quelle effettivamente lavorate. Un’altra metà sono invisibili, perché lavorano completamente in nero o perché sono irregolari dal punto di vista del permesso di soggiorno. L’unico calcolo esistente l’ha fatto Carlo Caravetta dell’associazione “Torre del Cupo” sulla base dei dati del 2006 e sostiene che la situazione non è cambiata. “Mi sono fatto dare le liste dei braccianti iscritti all’Inps e i dati sulla superficie coltivata ad agrumeti e uliveti nei 22 comuni della Sibaritide – spiega – tramite le associazioni di agricoltori sono riuscito a risalire a quanti braccianti servono per la raccolta e ho incrociato i dati con quelli del centro per l’impiego”. Dalle liste ufficiali di lavoratori, Caravetta ha considerato che un 30-40% sono falsi braccianti, italiani che stanno a casa e prendono i contributi, mentre il lavoro nei campi è fatto dagli stranieri. Una truffa documentata dallo scandalo Inps del 2009, quando una funzionaria ‘eroica’, Maria Giovanna Cassiano, denunciò alla procura che intere famiglie si dichiaravano braccianti agricoli senza esserlo. Dalla sottrazione fra quanti braccianti servono e quanti risultano lavorare effettivamente, Caravetta ha elaborato il dato di 12mila. “A Corigliano c’è la metà dell’agrumicoltura della Piana, per cui servono circa seimila lavoratori – continua – cui si aggiungono duemila stranieri residenti, per un totale di sette-ottomila immigrati”. Fonte: www.redattoresociale.it 15 gennaio 2012
|
|
INDISPENSABILE
Il ministro Riccardi si impegna a prolungare a un anno il periodo di ricerca lavoro
Mercoledì, 11 gennaio il ministro per la Cooperazione ha rivelato che che 350 mila stranieri stanno per diventare irregolari a causa della crisi ed ha annunciato che intende rivedere le norme sulla loro permanenza in Italia allungando il periodo di ricerca lavoro da 6 mesi ad un anno. Il ministro ha anche annunciato che si sta impegnando per la revisione della tassa sul permesso di soggiorno. Le intenzioni sono senz'altro buone come del resto le varie prese di posizione del ministro. Speriamo che alle parole seguano i fatti. 13 gennaio 2012
|
|
FORSE
Tassa sui permessi. Dopo la pubblicazione del decreto i ministeri agli interni ed all’integrazione vogliono rivedere il provvedimento
I ministri Cancellieri e Riccardi “hanno deciso di avviare un’approfondita riflessione e attenta valutazione sul contributo per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia, previsto da un decreto del 6 ottobre 2011 che entrerà in vigore a fine gennaio”, spiega una nota del Viminale, che poi aggiunge, “in un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani, ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c’è da verificare se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare”. Si fa avanti quindi l’ipotesi di una rivisitazione del decreto del 6 ottobre con cui è stata data attuazione alla norma contenuta all’articolo 5, comma 2 ter del TU introdotta con il pacchetto sicurezza. I ministeri non sembrano intenzionati a cancellare la nuova tassa ma piuttosto a rivederne gli importi basandoli sul reddito e sulla composizione del nucleo familiare. Ricordiamo però che ai cittadini stranieri che propongono una istanza di rilascio o rinnovo del permesso o della carta di soggiorno viene già chiesto un contributo di 72 euro (bollo, stampa permesso, raccomandata) e che la nuova tassa andrebbe incomprensibilmente ad aggiungersi a questi costi già previsti da anni. C’è poi una particolarità. E se gli stranieri non pagassero? Non ci sarebbe la terrificante cartella esattoriale ad attenderli. Senza soldi e quindi senza la possibilità di rinnovare, la sanzione per i cittadini stranieri sarebbe la reclusione in un centro di espulsione o l’espulsione verso il paese d’origine. Se non è discriminazione questa…. Fonte: www.meltingpot.org 8 gennaio 2012
|
|
LA STANGATA
Fino a 200 euro per i permessi di soggiorno. A fine mese in vigore il decreto che chiede un nuovo contributo
Cattive notizie per i migranti: ai problemi per l'occupazione e ai rincari che colpiscono tutti, per loro si aggiungerà la cifra (dagli 80 ai 200 euro) che dovrà essere versato per ogni richiesta o rinnovo di permesso di soggiorno. Il nuovo contributo era già stato previsto dalla legge sulla sicurezza del 2009, ma era rimasto sulla carta. Adesso un decreto firmato dagli allora ministri dell'Interno Roberto Maroni e dell'Economia Giulio Tremonti, pubblicato il 31 dicembre sulla Gazzetta Ufficiale, lo rende operativo a partire dal 30 gennaio prossimo. L'importo di quello che si chiama "contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno" varia in base alla durata del permesso: 80 euro se è compresa tra tre mesi e un anno; 100 euro se copre un periodo tra uno e due anni; 200 euro per i "soggiornanti di lungo periodo" (la ex carta di soggiorno). La nuova tassa, in ogni caso, non riguarda i permessi dei minori, gli stranieri che entrano in Italia per sottoporsi a cure mediche e i loro accompagnatori, così come chi chiede un permesso per asilo, richiesta d'asilo, protezione sussidiaria o motivi umanitari. I fondi ricavati dalla nuova tassa serviranno in parte a finanziare il "Fondo rimpatri", in parte per coprire spese di ordine pubblico e sicurezza e per finanziare gli sportelli unici e l'integrazione. 3 gennaio 2012
|
|
|
|
|